Gandolfini: “Legalizzare l’eutanasia? Meglio che cada il governo”

di Marco Guerra.

L’eutanasia e il suicidio assistito saranno il banco di prova dei pro life che sono in maggioranza. Meglio che cada il governo che una legge ingiusta”, parlando ad In Terris il leader del Family day Massimo Gandolfini chiede che la difesa della vita sia portata fino all’estrema conseguenza di un’eventuale caduta dell’esecutivo. Intanto prosegue il lavoro per portare in piazza tutte le sigle cattoliche italiane.

Vita, famiglia e libertà educativa sono i tre principi da sempre promossi e difesi dalle associazioni che animano il Family day. Partiamo dal primo, la vita, la Corte costituzionale chiede di legiferare entro il 24 settembre sull’eutanasia e il suicidio assistito. Voi come vi state muovendo per impedire un’ulteriore deriva mortifera nelle legislazione italiana dopo l’approvazione delle Dat?
“Proprio in questi giorni stiamo dedicando un’attenzione particolare al tema dell’eutanasia/suicidio assistito che l’ordinanza della Corte Costituzionale, con scadenza 24 settembre, ha posto in primo piano. Ribadendo che siamo fermamente contrari a qualsiasi forma di legalizzazione dell’eutanasia e che consideriamo la legalizzazione o depenalizzazione del suicidio un vero abomino antropologico e culturale, insieme ad altre associazioni cattoliche e a numerosi parlamentari sensibili su questo tema stiamo cercando di fare un fonte unito per bloccare o almeno limitare il danno che alcuni disegni di legge depositati alla Camera di provenienza M5S e Radicali stanno provocando. L’onorevole Pagano (Lega) ha proposto un ddl in cui si oppone ad ogni forma di eutanasia, chiede l’obiezione di coscienza per il personale sanitario, elimina dalle DAT (legge 219/17) l’opzione su nutrizione assistita, rinnova la condanna assoluta del suicidio assistito, ma propone una rimodulazione della pena ad esso collegata. Il Family Day sostiene il ddl Pagano/Turri, ma dichiara la sua contrarietà alla revisione dei termini della condanna in caso di aiuto/istigazione al suicidio. Per un motivo che riteniamo di grande valore culturale e pedagogico (non dobbiamo mai dimenticare che ogni legge porta con sé anche un grande valore pedagogico, soprattutto per le generazioni che seguiranno): il suicidio è un’azione gravissima, legalizzarlo è una ‘follia’ sociale e civile, e – di conseguenza – ridurne la sanzione può essere interpretato come una ‘diminutio’ della gravità e della condanna assoluta. Ciò non toglie che il Family Day sta dando e darà sempre il massimo di collaborazione nell’ottica dell’insegnamento di S. Giovanni Paolo II per il raggiungimento del ‘maggior bene possibile'”.

Lei ha recentemente chiamato a raccolta tutte le realtà cattoliche e non voglio battersi contro la legalizzazione dell’eutanasia. Ci sono dunque i margini per una nuova grade mobilitazione di piazza a settembre?
“Stiamo, quindi, lavorando per organizzare una grande manifestazione di piazza nei primi giorni del settembre prossimo, chiamando a raccolta tutte le associazioni e movimenti cattolici, auspicando fortemente un sostegno da parte della Conferenza Episcopale Italiana come fu nel 2005 per il referendum sulla PMA. Dobbiamo dire ad alta voce, nella pubblica piazza, che il popolo italiano si oppone alla ‘cultura dello scarto’ come vuole Papa Francesco. Contemporaneamente stiamo lavorando con i partiti: ognuno dica chiaramente da che parte sceglie di stare così che ogni cittadino faccia con chiarezza la sua libera scelta. Chi sta dalla parte dell’eutanasia e del suicidio legalizzato non raccoglierà mai il sostegno del Family Day. A chi vi si opporrà chiediamo il coraggio e la forza della coerenza fino in fondo: su un tema così vitale, delicato, dirompente può valere la pena di far cadere il governo, come misura estrema. Meglio che cada su questo piuttosto che sulla vicenda del sostegno alla Von der Leyen! Per la verità lo chiedemmo anche ad Angelino Alfano al tempo delle unioni civili, in occasione del Circo Massimo. Non volle ascoltarci e sappiamo come è andata a finire”.

Nel mese di giugno avete accolto positivamente la pubblicazione del documento Vaticano sul gender “Maschio e femmina li creò”. Intanto avete proposto degli emendamenti alla legge sull’educazione civica volti a mettere a riparo gli alunni da eventuali tentativi di colonizzazioni ideologiche. A che punto è la sfida sul fronte educativo? 
“Il documento della Santa Sede sul gender è stato da noi accolto con grande soddisfazione: una parola chiara, senza ambiguità e senza discriminazioni verso nessuno. Una lucida disamina, alla luce della scienza biologica, dell’antropologia e della Sacra Scrittura. Sul piano educativo la nostra attenzione è sempre massima. La collaborazione con il MIUR prosegue nel rispetto dei rispettivi ruoli e, a livello dei territori, i nostri Comitati Locali tengono sotto monitoraggio le proposte educative in tema di affettività e sessualità, proseguendo un’azione di attento monitoraggio e denuncia di possibili abusi di dannosa sessualizzazione precoce ed educazione secondo i canoni dell’ideologia Gender. Lo stretto rapporto con le famiglie è la carta vincente per assicurare il diritto di scelta educativa per i genitori”.

Grande soddisfazione è stata espressa anche per il pronunciamento con cui la Corte Costituzionale ha ribadito il divieto della procreazione assistita alle coppie omosessuali, evidenziando che  non esiste un diritto assoluto alla genitorialità. Anche alla luce dello scandalo degli affidi di Bibbiamo oggi è ancora possibile affermare che ogni bambini ha diritto ad un padre e una madre? 
“La Corte Costituzionale ha confermato con l’autorevolezza che gli è propria un principio che da anni ripetiamo: il ‘diritto al figlio’ non esiste per nessuno. E tanto meno per coppie omogenitoriali perché prive della naturale complementarietà maschio/femmina che garantisce l’ambiente più vantaggioso per la crescita di un bimbo. Il ‘diritto’ del bimbo ad avere mamma e papà è stato efficacemente ribadito. E, anche se indirettamente, è stata condannata l’incivile pratica dell’utero in affitto, con lo sfruttamento ignobile del corpo delle donne. Anche il drammatico ‘caso Bibbiano’ ci insegna quanto sia forte e radicato il fronte ideologico contro la famiglia. Una ragione in più, per tutti gli uomini di buona volontà e di retto buon senso, per andare avanti con coraggio nell’opporsi a tutte le forze  – partiti, sindacati, associazioni varie – che rendono possibili vergognosi eventi come quelli sotto il vaglio della magistratura. Inoltre siamo in attesa di un gesto pubblico del Ministro Salvini che blocchi definitivamente le iscrizioni/trascrizioni delle “adozioni omogenitoriali”, divenuto urgente dopo la sentenza della Consulta”.

Grazie alle pressioni delle associazioni aderenti al family day è tornata in commissione la controversa legge sull’omotrans-negatività dell’Emilia-romagna. È in gioco la libertà di espressone? 
“Sì ci sono forze che vogliono limitare l’agibilità politica dei movimenti pro life e pro family. Il rispetto di ogni persona e dei suoi orientamenti affettivi non va confuso con il fantasma dell’omofobia che viene agitato per tappare la bocca a chi difende l’antropologia umana. Quel testo di legge prevede persino il controllo dei media locali, la formazione del personale del pubblico impiego e corsi nelle scuole tenuti dalle associazioni vicine alla galassia lgbt”.

Il Family day ha indubbiamente un dialogo privilegiato con Lega, Fratelli d’Italia e partiti di centro destra in generale. È una questione di realpolitik legata ai temi antrologici o c’è dell’altro?
“Sul tema del rapporto tra politica e Family Day/ Comitato DNF voglio essere molto chiaro, anche al fine di smentire interpretazioni che mi vengono attribuite ma che non mi appartengono. Noi non abbiamo il nostro partito di riferimento. Svolgiamo un’azione culturale, sociale, educativa, pre-politica che comprende anche lanciare proposte virtuose su vita/famiglia/libertà educativa ai tutti i partiti politici e registrare poi ‘chi ci sta e chi non ci sta’, segnalandolo ai cittadini che hanno fiducia in noi e che ci chiedono consiglio. Facciamo un esempio: se chiediamo di condannare la pratica dell’utero in affitto e proponiamo un ddl, vediamo chi è favorevole e chi è contrario. Quindi, diciamo agli elettori italiani: tizio e caio non ci stanno, quindi, non possono essere votati. Poi, ognuno è libero di ascoltarci o no. Questa è la nostra azione politica e – vedendo le ultime tornate elettorali – mi sembra molto utile. Si pensi solo che dei 72 europarlamentari eletti, ben 27 (più del 30%) avevano sottoscritto e firmato il nostro ‘manifesto valoriale’. Di conseguenza, sono i partiti a decidere da chi vogliono essere votati. Per certo, il popolo della famiglia naturale e della difesa della vita (no aborto, no eutanasia, no suicidio, no compravendita di bimbi) non voterà mai chi sostiene istanze opposte. Fermo restando che non abbiamo un partito ideale, è sotto gli occhi di tutti che Fratelli d’Italia, maggioranza della Lega, e una minoranza di Forza Italia sono certamente nostri interlocutori affidabili. Per contro, se si dovesse avanzare l’ipotesi di una ‘legalizzazione’ della prostituzione alzeremo la nostra voce di condanna, tanto del progetto quanto della forza che lo sostiene. Siamo liberi e vogliamo lavorare solo per il bene e la verità. Chi ci vuole etichettare utilizzi questo slogan, invece di inventarsi menzogne, bugie, malvagità e fango come è stato per il Congresso di Verona. Sfido chiunque a trovare una sola parola da noi proferita di offesa, scherno, aggressione, maleducazione verso chiunque. Provate a pensare che cosa sarebbe successo se il cartello Cirinnà lo avessimo scritto noi con riferimento alle persone gay, alle unioni civili, all’aborto o altro. E’ la dittatura del pensiero unico cui tutto è lecito, mentre se Gandolfini mette in guardia dal rischio delle derive contro l’uomo in atto è un medioevale, uno sfigato, un sovranista, un fascista che ha avuto la sfacciataggine di dire ad alta voce che i morti per aborto sono già più di sei milioni. Ma non ci lasciamo intimorire e chiediamo anche alla Chiesa di guardarci con amore, comprensione e comunione, evitando il rischio concreto di essere lontana e sorda alla richiesta di aiuto che viene dal popolo semplice. Siamo uomini di dialogo. Ma il dialogo è una modalità di approccio certamente nobile e virtuosa, è uno strumento utilissimo; ma quel che conta è la sostanza in discussione e in tal senso ci sono dei limiti invalicabili, di fronte ai quali il dialogo deve lasciare spazio alla fermezza della verità”.

Fonte: Interris

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