Beatificazioni politicamente scorrette

Il cardinal Angelo Becciu, in nome e con l’autorità di papa Francesco, ha celebrato pochi giorni fa il solenne rito di beatificazione di 14 religiose francescane spagnole, trucidate dai rossi agli inizi della cosiddetta guerra civile (1936-1939). E il rito si iscrive nelle polemiche tra il governo spagnolo e la Chiesa locale circa il destino del cadavere del Caudillo Francisco Franco (1892-1975). Cadavere che alcuni estremisti antifranchisti vorrebbero dissotterrare dal cimitero, sito nella Valle de los caidos, per la ragione politico-ideologica che in loco attirerebbe una folla di aficionados e di simpatizzanti.

L’Osservatore Romano ha riportato integralmente l’omelia del presule Becciu. Un’omelia intensa con cui si fa brevemente la sintesi del martirio delle suore e il suo contesto storico. Senza celare la natura anticristiana di coloro che fecero stragi efferate e senza limiti, in nome della liberazione della Spagna dal clericalismo e per il trionfo mondiale del comunismo, già vittorioso nel 1917 in Russia.

Alcuni passaggi dell’omelia vanno ricordati poiché rompono la cappa di ferro del politicamente corretto, imposto sulla guerra civile spagnola nelle scuole di Stato e nelle facoltà. Secondo cui da una parte ci sarebbero i cattivi, ovvero i nazionalisti, i monarchici, i falangisti e i franchisti, e dall’altra, pur con degli eccessi, le forze della libertà, della pace e del progresso…

Secondo mons. Becciu invece, la persecuzione subita dai cattolici spagnoli negli anni 30 del secolo scorso, “pretendeva di eliminare la Chiesa”. Ed in realtà, “Fu proprio l’avversione a Dio e alla fede cristiana che ne determinò il martirio”. Oggi, molti storici anche ufficialmente cattolici, i cui nomi preferiamo non menzionare per carità di Chiesa, tendono a sminuire questa inoppugnabile verità. Ovvero il fatto che il comunismo, sorto con Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895), era ed è portatore di una profonda “avversione a Dio e alla fede”.

Ed un conto è dire che un’ideologia qualsiasi abbia proposto soluzioni politiche ed economiche rivelatesi sbagliate o comunque mal applicate; un conto è ricordare il dna assolutamente antireligioso e persecutorio del comunismo, verso cui molti cattolici italiani del secondo dopo guerra hanno guardato con tanta simpatia. Tanto da far coniare l’espressione, purtroppo non più ossimorica, di “catto-comunista”…

Spesso presuli e prelati, più o meno accoglienti e tolleranti, aperti e guardanti a sinistra, nascondono in libri, articoli e prediche le brutalità fattuali del comunismo – descritte ormai in moltissimi libri – dedicandosi a denunciare unicamente quelle del nazismo, o preferendo più pudicamente parlare dei “totalitarismi del Novecento”.

In cui a volte il comunismo come tale, neppure figurerebbe, ma solo la sua versione più oltranzista, chiamata a torto “stalinismo” e visto come un ribaltamento e non la naturale prosecuzione, come fu, del “leninismo”.

Ma in Spagna negli anni ’30, o in Cina negli anni 50, StalinLenin non c’erano. E in verità ovunque ci fu una rivoluzione rossa – dall’Africa, all’Asia, dalla Cina alla Spagna – prima si parlava di diritti e lavoro per tutti, ma poi si finiva con gulag, esecuzioni sommarie ed altre amenità (si veda il racconto agghiacciante di Francine-Dominique LiechtmanIl laboratorio del Gulag, Lindau, 2019, con la lista dei 476 gulag istituiti nell’URSS fin dal 1923, già sotto l’egida di Lenin dunque).

Le 14 religiose francescane trucidate nel 1936 e ora beatificate erano suore di clausura e si dedicavano alla contemplazione, alla preghiera, al canto e al ricamo di ornamenti per gli addobbi delle chiese. “L’integrità spirituale e morale di queste donne è giunta sino a noi”, continua Becciu, raccontando infine l’episodio tragico e assieme eroico della strage. 

“Nell’assalto al monastero di Madrid gli assalitori gridavano: Mueran las monjas! E queste morirono esclamando: Viva Cristo Rey!”. Ad alcune monache che erano fuggite e si erano nascoste, in abiti civili, presso famiglie amiche, i miliziani chiesero: “Vosotras sois monjas?”. Al che le suore risposero con fermezza e con un sorriso di sfida: “Sì, por la gracia de Dìos”.

Il comunismo ispanico è stato profondamente feroce e crudele come spiega dettagliatamente lo storico Mario Iannaccone (cfr. PersecuzioneLa repressione della Chiesa in Spagna tra seconda repubblica e guerra civile, Lindau). E i pontefici recenti, Giovanni Paolo IIBenedetto XVIFrancesco, hanno già beatificato e canonizzato oltre un migliaio di martiri della cieca violenza rossa. Specie tra i religiosi e le religiose di vari ordini (francescani, domenicani, oratoriani, passionisti, scolopi, salesiani, etc.). Ma anche tra i parroci, sacerdoti, vescovi, laici impegnati nell’apostolato, catechisti, padri e madri di famiglia che non nascondevano la loro fede e la loro opposizione al regime ateo che si voleva imporre sulle rovine della Spagna cristiana.

Anche oggi, nell’intero Occidente esiste una persecuzione silenziosa, subdola e malcelata fatta ai cristiani, in primis a quelli che rifiutano i compromessi e non sono pronti a cedere sui principi non negoziabili della tutela della vita, della famiglia e della morale… I testimoni di allora diano forza e coraggio a chi intende testimoniare oggi la bellezza del Vangelo e la necessità storica della civiltà cristiana.

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