Suicidio assistito dopo lo stupro, abisso chiama abisso

C’è un solo dato certo, nella storia di Noa Pothoven, la diciassettenne olandese che cinque giorni fa ha ottenuto il suicidio assistito perché segnata da un’esperienza devastante come possono essere tre violenze subite (la prima a 11 anni, l’ultima a 14): quella giovane è morta quattro volte. Tre per mano di bestie dalle sembianze umane, una tramite una barbarie dalla sembianza di Stato. Ed è su quest’ultima morte – quella definitiva, purtroppo – che dovremmo riflettere chiedendoci se alla povera Noa, con essa, sia stato dato un sostegno o una scorciatoia, un abbraccio o un colpo di grazia. Il fatto che lei non sia più tra noi, e soprattutto tra quelli che le hanno voluto bene, credo basti e avanzi per capire che il suicidio assistito non è stato che l’ennesimo orrore toccatole.

Invece i nostri bravi giornalisti sono tutti lì – rigorosamente allineati e falsamente commossi – a raccontare la storia di questa giovane donna osannando la «sua lotta», la sua «lunga battaglia per l’autorizzazione alla dolce morte». Come se le cose dovessero per forza andar così; come se si potesse parlare di autodeterminazione nella scelta di morte di una ragazza che dalla morte, nella vita, era stata tallonata. Non so se ve ne siete accorti, ma stiamo allegramente passando dall’eutanasia come rimedio al dolore terminale al suicidio assistito come estremo rimedio allo stupro: il tutto senza provare quel minimo di schifo. Una volta speravo, davanti a certe follie, in chi avesse avuto il coraggio di alzare la voce. Oggi sarebbe già qualcosa se qualcuno avvertisse il bisogno di turarsi il naso. Spero di non chiedere troppo.

Giuliano Guzzo

*****

«Da leggere!» (Diego Fusaro)

«Un libro pieno di chicche» (Rino Cammilleri)

«Un viaggio tra vicende note e meno note con lo scopo di aiutarci a sviluppare il senso critico» (Aldo Maria Valli)

Ordinalo in libreria oppure acquistalo subito su Amazon

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • I compiti del governo Draghi e gli obblighi di chi lo ha voluto

      di Gaetano Quagliariello. La vicenda dei sottosegretari segna una battuta d’arresto per il governo Draghi. Per i modi con i quali si è pervenuti alla lista. E, ancor di più, per i nomi che la lista contiene. In principio era il governo “dei migliori”. Poi si è trasformato nel governo “dei comuni mortali”. Chi può faccia qualcosa per evitare l’avvento del governo “degli zombie”. Leggi il seguito…

    • Quando il magistero non è magistero? Uno spunto francese

      Dottrina sociale di Stefano Fontana. In questo blog ci si è già occupati del problema se e quando le affermazioni del magistero riguardanti la Dottrina sociale della Chiesa siano vincolanti per il credente ed esigano obbedienza. Con papa Francesco questo è ormai diventato un enorme problema. A tornare sull’argomento è ora la rivista francese Liberté Politique con il fascicolo n. 87 dal titolo “Parole et autorité dans l’Église”. Leggi il seguito…

    • La Cina a caccia dei porti dell’Adriatico. Ma Rijeka (Fiume) dice no

      di Vladimir Kosic. Ciò che né gli Stati Uniti d’America e né l’Unione Europea vogliono è che si ripeta quanto accaduto con il porto del Pireo e con la “Via della seta” (Sea&Belt Initiative) in cui è coinvolta l’autorità portuale di Trieste all’interno del disegno cinese che coinvolge non solo il nostro paese ma l’Europa intera. Il primo, sfacciato, risultato è stato segnato con l’ingresso/possesso del porto del Pireo, ormai completamente nelle mani di Pechino. Con l’accordo sottoscritto tra Xi Jinping e Kyriakos Mītsotakīs, premier greco, la Grecia è diventata l’ingresso della Cina in Europa ottenendo in cambio pochi spiccioli Leggi il seguito…

    • L’anno che ci invecchiò di colpo

      di Marcello Veneziani. Come riassumere in una sola immagine, in un solo pensiero, quasi in un’epigrafe storica per i posteri il senso dell’anno trascorso sotto la pandemia? In sintesi: fu l’anno che ci invecchiò di colpo. Nell’arco che va da marzo scorso a oggi, siamo invecchiati tutti più in fretta; donne, vecchi e bambini, giovani e adulti, in ogni parte del mondo. Abbiamo vissuto un anno da vecchi, con una mezza tregua estiva. Stando reclusi in casa, vivendo da pensionati, da cagionevoli, da convalescenti, distanti da tutti, isolati dagli altri, al riparo dal mondo; abbiamo curato la nostra sopravvivenza vivendo meno, non lavorando, non uscendo, non viaggiando, non rischiando. Leggi il seguito…