Prima messa nella cattedrale di Notre Dame dopo l’incendio

Sono lieto di tradurre la parte iniziale e l’omelia tenuta dall’Arcivescovo di Parigi, monsignor Christian Alain Aupetit, presente il cardinale di Parigi, André Vingt-Trois, nella cattedrale di Notre Dame il 15 giugno 2019. Questa celebrazione ha assunto un profondo e commovente significato a due mesi dall’incendio che avrebbe potuto fare danni ancor maggiori. Ndt. 17 giugno 2019

Presentatrice. – Buona sera a tutti! Fra qualche istante, in questo 15 giugno, dopo l’incendio che ha distrutto il tetto della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, provocando l’emozione del mondo intero. Notre-Dame di Parigi. Questa Vergine del Pilar (Vergine posta su una colonna), che è stata portata a livello del terreno per essere ripulita, non ha sofferto della disastrosa caduta di molte parti della volta della Cattedrale.

Noi tutti abbiamo certamente visto le immagini della guglia che venne eretta, dopo il precedente incendio dall’architetto Le Duc a metà del XIX secolo, mentre si sprofondava sulla volta della Cattedrale sulla crociera dei transetti. I lavori sono in corso e l’edificio è ancora nella fase di consolidazione.

Ci sono ancora tre grandi squarci nella volta, che voi potete ben vedere. Per questo l’edificio che era prima di tutto un luogo di preghiera dei cattolici, un luogo in cui rendere gloria a Dio, vive oggi un giorno di festa: la festa della Dedicazione della Cattedrale. Con altre parole potremmo dire che è la sua festa patronale, la festa del Capitolo della Cattedrale, l’anniversario della sua consacrazione, e quindi la data scelta dall’Arcivescovo per celebrare la prima messa. Per questo evento sono state prese delle importanti misure di sicurezza. Al momento è possibile percorrere solo lo spazio dietro il corpo della cattedrale, ma non nella navata centrale dove sono ancora ammassati i resti delle travi bruciate e calcinate della grande “foresta” che formava la guglia.

È rimasta indenne anche la cappella in cui era conservata la corona di spine. È da quel punto che noi ci prepariamo a vivere questo momento importante assieme all’Arcivescovo di Parigi, monsignor Christian Alain Aupetit. Ora entriamo nel vivo della preghiera di questa singolare messa, che ci tocca il cuore dopo quella tragedia in cui i pompieri si sono sacrificati per mettere in salvo il Santissimo Sacramento. È quindi un momento di grande emozione per tutti coloro che riscoprono questo sito tanto simbolico, ma è anche un momento di grande gioia il poter riscoprire il vero motivo per cui è stata costruita, quello di pregare e celebrare la Messa.

Aupetit. – Fratelli e sorelle, noi siamo qui in questa cattedrale per celebrare la sua dedicazione. È qui presente tutto il Capitolo, ma anche i fedeli sono numerosi. È per noi una grande emozione essere qui a celebrare la Dedicazione della Cattedrale. Siamo pieni di una gioia profonda nel poter celebrare l’Eucaristia. È per questo che è stata costruita la Cattedrale. Questo è per noi un messaggio di speranza e di ringraziamento per tutti coloro che si sono commossi nel giungere qui in questa Cattedrale, segno della nostra forza, ma anche segno delle sue radici cristiane.

Sono molte le testimonianze di affetto che ci sono giunte da tutto il mondo, di piccoli segni di bambini che hanno inviato disegni e poesie. Ecco tutto ciò io offro mentre mi accingo a celebrare l’Eucaristia. Questo fatto testimonia che la Cattedrale è ancora viva, visto che stiamo per celebrare l’Eucaristia. Grazie a tutti voi che avete accettato di venire qui assieme a tutti coloro che hanno l’abitudine di venire in questo santo luogo. Il mio grazie va anche a tutti coloro che lavorano per la ricostruzione della Cattedrale, e debbo dire che stanno dimostrando di aver ripreso lo spirito di coloro che la costruirono molti secoli fa. Sono tutti entusiasti di partecipare a quest’opera comune. È ciò che osserviamo oggi anche in tutti coloro che lavorano per la sicurezza della Cattedrale e per la sua riabilitazione.

Sappiamo che la Cattedrale è anche il segno di una Presenza, e questa Presenza che ci raggiunge è quella dell’Eucaristia. Questa Presenza che apre il nostro cuore alla Sua Misericordia. Egli lo sa che la nostra carne è debole, per questo: “Confesso a Dio Padre Onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni …”.

Omelia del Vescovo Aupetit.

Ecco, noi oggi festeggiamo la dedicazione della Cattedrale in questo santo luogo. Quale gioia per noi! La parola dedicazione deriva da “dedicatio”, che significa consacrazione. Ciò vuol dire che la dedicazione è la consacrazione di una chiesa al culto divino. E ciò che noi celebriamo attraverso la dedicazione è la profonda ragione per la quale la Cattedrale di Notre Dame è stata edificata. Semplicemente per manifestare la lode dell’uomo a Dio.

La Cattedrale è nata dalla fede dei nostri avi, che manifesta la fiducia nella bontà e l’amore di Cristo che sono più forti dell’odio; la sua vita più forte della morte! Ma anche la sua particolare tenerezza verso la Vergine Maria: questa Mamma che il Signore ci ha donato come suo ultimo testamento; questa Mamma che Egli ci ha donato perché abbiamo cura di lei nella stessa maniera in cui lei si prende cura di noi. Ecco perché questa Cattedrale Le è stata dedicata: Notre-Dame, Notre-Dame di Parigi! È stato il bene più prezioso che Egli ci ha donato prima di morire sulla croce!

Questa cattedrale è nata anche dalla speranza cristiana. Questa speranza percepisce bene, al di là di una piccola vita personale, questo entrare in un magnifico progetto messo al servizio di tutti. Ed è stato un progetto pensato al di là di una sola generazione, come noi tendiamo a vederlo oggi. Coloro che lavorano alla sua restaurazione mi raccontano il loro entusiasmo. Si ritrova – come vi dicevo nell’introduzione alla Messa -, questo spirito di comunione che c’era nel por mano a questa bella opera, che va oltre colui che la costruisce.

Che meraviglia! Non si tratta di lasciare il proprio nome (come vorrebbe fare Macron. Ndt), ma si tratta di costruire qualcosa che possa servire a tutti. Ecco ciò che manifesta questa speranza che va ben al di là di una generazione o di un tempo donato! È il futuro che si costruisce ogni giorno. È nata anche dalla carità, visto che questa Cattedrale era aperta a tutti, come lo è oggi. Naturalmente avrete capito che per ragioni di sicurezza oggi ci sono dei limiti. Ma la Cattedrale era anche il rifugio dei poveri e degli esclusi, che trovavano in essa la loro protezione. Questo ci fa ricordare le parole di Quasimodo: “Asilo, asilo”. Ed è vero che tutti potevano trovare rifugio in questa Cattedrale. E io spero che questo sarà sempre vero.

C’è inoltre l’Hotel Dieu, che è stato costruito qui accanto e che è sempre stato associato alla Cattedrale, e che era il segno della sua accoglienza incondizionata ai poveri e agli ammalati. (E lo siamo tutti, dato che il peccato originale ha fatto sì che la povertà spirituale e la malattia siano patrimonio di tutti! Ndt). Io spero – prosegue il vescovo -, che si possa ritrovare lo spirito di coloro che hanno costruito questa Cattedrale. Sono loro, i poveri, i malati, gli esclusi, che hanno il primo posto nella Chiesa, come il Signore ci ha insegnato.

Ma ora la domanda che dobbiamo porci è questa: “Abbiamo forse vergogna della fede dei nostri avi? Abbiamo forse vergogna di Cristo? Si, questa cattedrale è un luogo di culto, ed è la sua propria e unica finalità. Non ci sono turisti a Notre-Dame, come sento dire qualche volta! Questo termine è preso spesso nella sua maniera peggiorativa. Perché, in effetti, coloro che entrano qui non vi entrano come turisti. Dicendo ciò si mette in luce questo mistero che spinge l’umanità a venire in questo luogo per cercare un al di là di sé stessi. E tutti i rosari che sono qui attorno a me potranno testimoniare che molti di coloro che sono entrati forse per curiosità, non ne sono però usciti allo stesso modo, perché qui c’è una Presenza. Può essere una Presenza implicita, ma incontestabile!

Ecco ciò che era importante ricordare in riferimento a questa Cattedrale. Perché, possiamo forse per ignoranza o per ideologia, separare la cultura e il culto? La stessa etimologia ci mostra il legame che esiste fra i due termini. E ora lo dico con forza: una cultura senza culto diventa una incultura! Tutto ciò è incontestabile, perché tutto ciò che è culturale e artistico è sempre stato fatto in funzione e in ragione di una Divinità Superiore, di una trascendenza. E se parlo di incultura, dico che essa ha a che fare con l’abissale ignoranza religiosa del nostro tempo, in ragione dell’esclusione della nozione divina e di noi stessi, da Dio, nella sfera pubblica, a nome di una sedicente laicità che esclude ogni dimensione spirituale visibile.

(Una incultura – dice il traduttore -, che deriva da una falsa lettura della storia, tutta a sfavore della Chiesa, scritta e diffusa dai vari nemici della Chiesa, come la massoneria, la gnosi e i movimenti protestanti. Una lettura che ha ottenuto ciò che il vescovo di Parigi ha denunciato, e cioè il senso di vergogna, l’odio di sé e della propria storia denunciati dal filosofo agnostico Pera e dall’allora Cardinale Ratzinger, e che ha ben descritto nel suo libro “Il complesso occidentale”, lo scrittore e filosofo italo-francese Alexandre del Valle. Purtroppo questa incultura, fatta di continue autoflagellazioni, di battersi il petto e di chiedere perdono, ha purtroppo contagiato anche i vertici della Chiesa, per cui sembra che solo i cattolici, solo l’Occidente, debba battersi il petto! Forse si pensa che il peccato originale non abbia toccato gli uomini e le donne delle altre culture? Non si riesce pertanto più a “vedere” come, pur nei limiti degli evangelizzatori, questi abbiano portato anche la luce, l’amore, la sapienza e la liberazione che solo il Dio Trinità può portare?).

Come ogni edificio – prosegue il vescovo -, questa Cattedrale comprende una pietra angolare. Questa pietra angolare porta il peso di tutta la costruzione. Questa Pietra Angolare, per noi, è il Cristo! Se noi togliamo questa pietra, questa cattedrale crollerebbe. Sarebbe come una conchiglia vuota, come uno scrigno senza gioielli, uno scheletro senza vita, un corpo senz’anima! Questa cattedrale è in effetti il frutto del genio umano, un capolavoro dell’uomo, ma la persona umana è il frutto del Genio Divino: è il capolavoro di Dio! Noi l’abbiamo capito quando abbiamo sentito (dal Vangelo di oggi), che nessuno può strappare qualcuno dalla Sua mano. Ciò vuol dire che la persona umana, tutte le persone umane sono conosciute da Dio. Tutto ciò dona all’uomo un carattere e una dignità insuperabile, incommensurabile! È il capolavoro di Dio! Noi siamo il capolavoro di Dio!

Domenica scorsa ero assieme a 10mila giovani adolescenti. Essi mi avevano offerto qualcosa come dono per ricordare ciò che era successo a Notre Dame. Mi hanno offerto un lezionario: un lezionario che avevo offerto ai pompieri. Solo che quello era nuovo, e non un po’ bruciacchiato come quello che io ho offerto loro per ricordare quello che era successo il giorno del rogo. Bene, io ho ricordato loro che in quel momento erano loro la cattedrale. Loro erano le 10mila pietre che costituivano la Chiesa di oggi!

Ma questo edificio ricorda giustamente che quelle pietre preziose hanno bisogno di un luogo prezioso come loro, che le accolga! Ecco il motivo per qui questa Cattedrale fu edificata. Ma, giustamente, il momento in cui il genio umano raggiunge il Genio Divino, quando i due si congiungono, ecco che abbiamo la Persona di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo. In quel momento si completa davvero l’Alleanza tra il trascendente e l’immanente, tra il Cielo e la Terra! È qui ed ora, in questa Cattedrale, in ognuna delle nostre celebrazioni eucaristiche che si realizza questa alleanza tra la Carne di Cristo condivisa tra noi, che ci porta alla vita eterna.

Possa questa Messa, celebrata in questa particolare occasione, seguita da milioni di persone – come ho sentito -, possa ridonare ai battezzati questo gusto di ricercare qui la sorgente della loro stessa esistenza qui ed ora, e non soltanto nella vita futura! La vita eterna comincia oggi; comincia in ciascuna delle nostre Eucaristie. Essa ci rinnova perché è lo stesso Signore che si dona a noi come nutrimento, non come per la vita terrena, in cui abbiamo bisogno di alimenti che servono al nostro corpo per vivere della sua vita biologica, no, Essa ci fornisce l’alimento per le nostre anime, che ci permette di essere uniti con Dio. Ecco, questo è il suo straordinario significato! Per questo valeva la pena (e fu una gioia), costruire questa Cattedrale, e lo è ora, nel ricostruirla! Ciò vuol dire che noi siamo davvero felici di celebrare questa Messa per rendere a Dio ciò che è di Dio, e all’uomo la sua sublime vocazione. Amen.

Fonte : https://www.youtube.com/watch?v=1GR_NqXFNdA&feature=youtu.be

Traduzione di Claudio Forti

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