L’altro Galilei

Due passi dalla III lettera di Galileo Galilei a Welser: nel primo si parla dell’atto di umiltà da cui nasce il sapere scientifico (non tentar l’essenza: spesso G. ricorderà che “l’intender umano è come nullo, quando bene egli intendesse mille proposizioni, perchè mille rispetto all’infinità è come lo zero“); nel secondo ricorda che occorre solevarsi “all’ultimo scopo delle nostre fatiche, cioè all’amore del divino Artefice“, per “poter apprendere in Lui, fonte di luce e di verità, ogn’altro vero”.

Galilei è tanto citato quanto poco conosciuto: soprattutto da coloro che lo hanno sempre strumentalizzato, a partire da Napoleone (vedi interessantissima ricostruzione di Maria Pia Donato, ne “L’archivio del mondo”, Einaudi, dove si racconta come Napoleone volle usare il processo a Galilei per giustificare la sua aggressione a due papi)

per continuare con Bertold Brecht (incompetente assoluto in merito), ma anche da coloro che hanno ingiustamente voluto vedere in lui (magari per non ammettere l’errore sostanziale di Urbano VIII) un precursore dello scientismo.

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