Riforma della curia, la vittima sarà la Dottrina della fede

muller

di Marco Tosatti.

Il prefetto emerito della Cdf Muller stronca la bozza sulla riforma della Curia che svilisce la Dottrina della fede a vantaggio di un dicastero dell’Evangelizzazione i cui compiti non sono chiari. Il cardinale ha messo in guardia dal dare priorità ai compiti secolari della Chiesa perché non diventi una compagnia internazionale. E ha parlato di “stupidità teologica” per alcuni aspetti di riforma, contestando l’insegnamento della Fede menzionato come un compito tra i tanti.

Non risparmia né le parole né i concetti il cardinale Gerhard Müller nel valutare i progetti di riforma della Curia romana emersi dal Consiglio dei C9 (ora ridotto a C6) e fatti conoscere da alcune interviste e dichiarazioni di porporati vicini al Pontefice regnante. In un caso specifico l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina dellaFede (“la Suprema”, come era definita una volta) ha parlato di “scioccante stupidità teologica”. La bozza di documento, che è stata distribuita nelle settimane scorse ai cardinali (ma, secondo alcune fonti, non a tutti) nelle intenzioni vorrebbe far assumere all’evangelizzazione un ruolo preminente, rispetto alla dottrina e al Magistero; e questo anche fisicamente, accorpando Propaganda Fide e il dicastero per la Nuova Evangelizzazione. Ma secondo Müller il documento, che costituirebbe il punto di arrivo di decine e decine di riunioni del C9-C6 non presenta “un’idea convincente dell’origine, dell’essenza e della missione della Chiesa”.

Il cardinale ha espresso le sue riserve e le sue critiche in un’intervista in tedesco alla Passauer Neue Presse. La bozza di documento, che porta il nome di “Praedicate Evangelium” è stata inviata oltre che a cardinali ai vertici delle conferenze episcopali, ai sinodi delle chiese orientali, ai Superiori e alle Superiore maggiori e ad alcune università romana. Di qui a metà giugno il C6 dovrebbe ricevere un feedback da tutte queste persone, in modo da discutere eventuali modifiche ed integrazioni durante la prossima riunione, che si svolgerà il 25, 26 e 27 giugno, e le riunioni successive.

Müller ha aperto le sue osservazioni rilevando che la Curia Romana ormai da tempo “si trova in uno stato di sospensione [“ortlosen Schwebezustand”], perché non è più chiaramente orientata a servire il Papa per la Chiesa universale”. Per lui la bozza della futura Costituzione Apostolica “è un conglomerato di idee soggettive individuali, pii desideri e dichiarazioni morali, insieme a citazioni individuali dai testi del Concilio e dichiarazioni dell’attuale Papa”.

Uno dei nodi centrali di crisi secondo Müller, è la mancanza di una chiara distinzione “tra le istituzioni secolari del Vaticano come Stato sovrano, la Santa Sede come soggetto di diritto internazionale e il primato ecclesiologicamente fondato del Papa” che è “come vescovo di Roma, nella successione dell’apostolo Pietro, principio visibile e fondamento dell’unità”.

L’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede afferma che “l’errore fatale” della precedente riforma, operata da papa Paolo VI – che ha reso “la Segreteria di Stato il centro della curia” – viene ulteriormente peggiorato. Müller ammette che la Segreteria di Stato serve il Papa nel “compimento della sua missione”, tuttavia “la più alta missione è il suo Magistero [del Papa] come membro e capo del Collegio dei Vescovi”. “I doveri secolari, sottolinea,” sono solo secondari e non sono affatto fondamentalmente collegati al papato”. Al contrario, talvolta la Segreteria di Stato ha persino” oscurato “la” missione essenziale “del Papa.

“Oggi dare la priorità ai compiti secolari sulla missione spirituale è un errore che deve essere urgentemente evitato”, afferma il cardinale Müller che mette in guardia contro una “secolarizzazione del concetto di Chiesa”, come se questa dovesse “essere guidata come una compagnia internazionale” e come “si trattasse di un equilibrio di potere” tra una società madre e le sue filiali.

Uno degli aspetti che sembrano colpire in maniera negativa il porporato è l’assenza di una gerarchia di importanza fra i vari organismi della Curia romana, così come appaiono dalla bozza. “Non esiste più una Suprema  (come era chiamata la Congregazione della Fede) perché tutti i dicasteri devono essere allo stesso livello. E parla di un “elenco privo di un progetto di sedici ministeri che in qualche modo servono il Papa, i singoli vescovi e le conferenze episcopali “.

Ad esempio, l’ufficio delle elemosine del Papa viene nella lista prima della Liturgia e dei Sacramenti, sottolinea il cardinale. Inoltre, “l’Evangelizzazione è indicata al primo posto, anche se è un compito della Chiesa universale e non un compito specifico del Papa”.

Si pone una domanda cruciale, il porporato: “Qual è, allora, la differenza tra il Dicastero per l’Evangelizzazione e il Dicastero per la Dottrina della Fede, che ha anche il compito di servire ‘il Papa e i vescovi nella proclamazione del Vangelo nel mondo intero’”? Quest’ultima frase è tratta dalla bozza stessa. Ci sarebbe da un lato un’evangelizzazione senza contenuto e dall’altra parte la proclamazione della “Fede in Cristo, il Figlio del Dio vivente”?

“Anche se”, spiega Müller, “il Magistero della Chiesa Universale è la vera ragione per l’esistenza del primato papale, l’insegnamento della Fede è menzionato nella bozza meramente come un compito casuale del Papa tra molti altri e, cosa più importante, ora sembra subordinato ai suoi doveri secolari”.

Müller indica anche un passaggio della bozza del documento, che descrive i compiti del nuovo Dicastero per la Dottrina della Fede che conterrebbe una “scioccante stupidità teologica”.

Rileva poi un “uso sbagliato e deviante delle nozioni fondamentali della teologia cattolica”, nonché un “modo di pensare secolarizzato” da parte di coloro che sviliscono la Congregazione per la Dottrina a una sorta di “maestro di scuola”. Così come critica il concetto di rafforzare la “periferia” a scapito del “centro”, Roma. Questo potrebbe sembrare “populisticamente plausibile”, spiega Müller, ma “suona acuto e stonato a un orecchio teologicamente formato”.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Uniti, ma fino a un certo punto

      di Marcello Veneziani. Noi europei siamo fragile cosa ma se avessimo vera unità verso l’esterno, anziché pretendere uniformità all’interno, saremmo in grado di esprimere una forte e coesa leadership europea, un esercito comune, una linea strategica unita. Alla fine mi accorgo che i veri europeisti poi sono i sovranisti, quelli che credono cioè alla sovranità europea rispetto al mondo, dopo aver rivendicato all’interno le sovranità nazionali rispetto alle imposizioni eurocratiche; quelli che credono che sia decisivo difendere i confini e la sicurezza, e che sia necessario avere decisori forti. Non puoi misurarti con nessuno al mondo se ti definisci globalista, nemico delle frontiere, pacifista disarmato ad ogni costo Leggi il seguito…

    • Super ex cita Newman: perchè è giusto resistere al papa

      di Marco Tosatti. Il nuovo santo, il cardinal J. H. Newman, ci parla. Prendiamo in mano la sua Lettera al duca di Norfolk. Coscienza e libertà (Paoline), e immaginiamola scritta ai pochi cardinali che oggi si oppongo alla distruzione sistematica della Chiesa, guidata da Bergoglio Leggi il seguito…

    • Benedetto XVI ad Aparecida: una luce per oggi

      di Stefano Fontana. Può essere molto utile, mentre si svolge il sinodo dell’Amazzonia, rileggere il discorso di Benedetto XVI all’inaugurazione della V Conferenza dei vescovi latinoamericani e dei Caraibi ad Aparecida il 13 maggio 2007. La prima cosa che si nota è una visione provvidenziale e cristiana del processo di evangelizzazione di quel continente. “Che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi?” si chiedeva il papa. E rispondeva “Per essi ha significato conoscere e accogliere Cristo … ha significato anche aver ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo, che è venuto a fecondare le loro culture, purificandole”. Leggi il seguito…

    • E il Nobel di Greta è volato in Etiopia

      di Giuseppe Leonelli. I bookmaker hanno toppato. Greta Thunberg non ha vinto il premio Nobel per la Pace 2019 che è invece stato assegnato al premier etiope Abiy Ahmed Ali “per i suoi sforzi  – si legge nella motivazione – per raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare per la sua decisiva iniziativa per risolvere il conflitto di confine con la vicina Eritrea”. E così, dopo avere accusato il leader del pianeta di averle “rubato i sogni e l’infanzia”, Greta si è vista scippare l’importante riconoscimento dal premier etiope. Leggi il seguito…

    Eventi

    Ancora nessun post.