Quella frase problematica della Dichiarazione di Abu Dhabi

papa-francesco-grande-imam

di Stefano Fontana.

Il passaggio della “Dichiarazione di Abu Dhabi”, firmata dal Grande Imam e da Papa Francesco, in cui si dice che la Sapienza divina ha voluto il pluralismo religioso è il più problematico per la Dottrina sociale della Chiesa. La pluralità delle religioni non è infatti una situazione perfetta, bensì conseguenza del peccato originale. Se si perdesse di vista che il Vangelo è l’unica soluzione alla questione sociale, anche l’unicità di Cristo Salvatore non verrebbe più compresa.

Per “Dichiarazione di Abu Dhabi” si intende quella firmata congiuntamente dal Grande Imam di al-Azhar e da Papa Francesco e riguardante le religioni e la pace. Questo in generale. In particolare, per “Dichiarazione di Abu Dhabi” (o Documento sulla fratellanza umana) si intende la sottoscrizione di una frase specifica del suddetto documento, quella che dice che Dio ha voluto la pluralità delle religioni allo stesso modo di come ha voluto gli uomini di pelle bianca o nera. Questo passaggio è infatti il più problematico dell’intera Dichiarazione e come tale è passato alla cronaca. Da allora le discussioni a questo proposito non sono più finite. Vale la pena allora riflettere anche sulla possibile conseguenza di quella frase – se confermata – sulla Dottrina sociale della Chiesa.

La pluralità di religioni è spiegabile come conseguenza del peccato originale e come situazione dell’umanità decaduta. Non si tratta di una situazione di perfezione ma di imperfezione. Gli elementi positivi presenti nelle diverse tradizioni religiose sono dovuti agli aspetti della natura umana che esse in qualche modo contengono. Gli eventuali “semi del Verbo” presenti nelle altre religioni riguardano elementi di morale naturale che esse mantengono in sé, nonostante le deformazioni religiose. Esse possono contenere elementi di verità umana. Non si può quindi dire che tutte le religioni sono “preparazioni” a Cristo. Si deve invece dire che a partire da Cristo – vero Dio e vero uomo – si possono e si devono valutare le altre religioni.

Tutte le religioni hanno alla base una fede. Ma non bisogna confondere “fede” con “credenza”. La fede è adesione dell’intelligenza a dei contenuti di verità in quanto rivelati. La credenza è invece un atto soggettivo fiduciale, privo di contenuti e di verità. Ogni qual volta la fede rinuncia a essere conoscenza della verità diventa semplice credenza. Per questo diventa fondamentale il rapporto della fede con la verità della ragione. Se la fede non è conoscenza della verità – e può esserlo solo in continuità con la conoscenza della verità della ragione – scade a credenza, a rapporto fiduciale immotivato, a fideismo di cui non si riesce a dare ragione. Ciò accade, in diverse forme, anche nelle religioni che possiamo chiamare tradizionali, ma si esaspera nelle “nuove religioni”. La “religione di Satana”, di recente conio, ne è un esempio lampante: credenza ma non fede.

Ora, la Dottrina sociale della Chiesa è fondata sul primo significato di fede, appena visto, e assegna al cristianesimo una esclusività non solo per la salvezza eterna ma anche per il bene terreno. Essendo che la fede cristiana sposa la Verità nel suo senso più assoluto, ossia quello del Logos Divino, non può accettare altre forme di salvezza, né in ordine alla vita eterna né in ordine alla giustizia terrena. Sulla base di questa pretesa, la fede cattolica è in grado di stabilire una continuità organica tra l’organizzazione di questa vita in comune tra gli uomini (la società) e la prossima vita nella gloria. Le due rappresentano un’unica vocazione alla salvezza, che riceveranno – pur nella debita distinzione – dalla stessa fonte, ossia da Dio, che è Signore del cielo e della terra.

Fin dalla Rerum Novarum di Leone XIII si dice che “non c’è soluzione alla questione sociale fuori del Vangelo”. L’espressione “fuori del Vangelo” non si riferisce solo alle ideologie e alle politiche umane, ma anche alle altre religioni diverse da quella vera. Le altre religioni hanno tutte, direttamente o indirettamente, una loro dimensione sociale e politica. Anche quelle che dicessero di non averne, ne avrebbero nella forma di non averne. Anche l’assenza è una forma di presenza. Tale loro dimensione sociale e politica è accettabile per gli aspetti di morale naturale eventualmente in esse presenti, non è accettabile però per tutte e in generale. Ne consegue che la stessa ragione politica ha l’obbligo di esaminare le varie religioni, vagliare se contengono elementi di morale naturale e in ciò tollerarle, vedere però anche se le loro convinzioni religiose deturpano gli elementi di morale naturale deformandoli in senso contrario al bene dell’uomo. Per fare questo, però, la ragione politica non basta a se stessa. Ha bisogno del legame con la religione vera, perché la ragione politica può incartocciarsi e sbagliare se non è guidata dalle verità rivelate da Dio sia di ordine naturale (la legge naturale) che soprannaturale (le leggi divine positive) e destinate a sopperire alle debolezze della ragione.

Ora, tutto questo quadro, qui sinteticamente presentato, cadrebbe se Dio volesse il pluralismo religioso in quanto tale e, quindi, volesse nella storia umana la presenza di tutte le religioni, considerando questa situazione non come imperfetta ma come perfetta. Lasciamo stare la facile obiezione: “anche la religione di Satana”.

Anche attenendosi alle religioni cosiddette tradizionali e non allargando lo sguardo alle strampalate credenze del giorno d’oggi, la cosa non permetterebbe alla Dottrina sociale della Chiesa di impostare in modo consono i suoi rapporti con il mondo e con le altre religioni. Tolta la pretesa del Vangelo di essere “l’unica” soluzione alla questione sociale, cadrebbe la ragion d’essere della Dottrina sociale della Chiesa. O, se si vuole, essa diventerebbe un’opinione tra le altre, una proposta su cui discutere, e Cristo e Maometto sarebbero ugualmente importanti per risolvere i problemi di giustizia e di pace. Se così fosse, bisognerebbe però tenere conto di un’altra conseguenza: se Cristo perdesse la sua unicità per la soluzione della “questione sociale” e la vita potesse svolgersi come se Egli non fosse o come se Egli fosse uguale a tanti altri fondatori religiosi, alla lunga anche la Sua unicità per la vita eterna si disperderebbe nell’insignificanza.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

Print Friendly, PDF & Email
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Voto in Umbria: si dice “lista civica”, si legge 5 Stelle

      di Ruben Razzante. E’ una vera e propria ipocrisia, un inganno ideologico ideato dalla politica “populista” per conquistare voti senza metterci la faccia, continuando a usare il consenso popolare per gestire il potere. La scommessa del “civismo”, in questa fase storica, sembra sommarsi a quella, purtroppo al momento vincente, del camaleontismo trasformistico. La formazione del Conte bis ha svelato il vero volto del nuovo inedito asse Pd-Cinque Stelle fondato sulla conquista delle leve del comando anche a prezzo della definitiva eclissi di qualsiasi criterio di coerenza culturale e politica. Leggi il seguito…

    • Macron e “Giuseppi”, la nuova coppia, in nome dell’Europa accogliente

      di Anicio Severino. Passa la scialuppa “Matteo Salvini” e Conte salta su. Passa l’imbarcazione macroniana e Conte salta pure su quella. Guardate che un cambio di gioco così, almeno nei tempi recenti, non si era ancora visto. Conte c’è e predica europeismo. “Sono stato sempre molto attento per formazione civica alla vita politica, la mia formazione è di sinistra nel cattolicesimo democratico. Anche quando ho parlato di immigrazione ho sempre ragionato rifuggendo la formula porti aperti o porti chiusi”. Lo ha detto per davvero, non per scherzo, nel corso della festa di Articolo Uno. Ce lo teniamo. Serva al centrodestra tutto come monito Leggi il seguito…

    • «Tutti i cristiani in Francia si mobilitino contro la distruzione dell’umano»

      di Tempi. «La Chiesa cattolica chiede a tutti i cristiani di mobilitarsi a causa delle implicazioni etiche e antropologiche di questa legge. Davanti alla commercializzazione dell’essere umano, che si staglia in sottofondo, non possiamo non reagire». Lo ha dichiarato in un’intervista a Boulevard Voltaire monsignor Dominique Rey, vescovo di Frejus-Toulon. Il prelato francese si riferisce alla legge “Pma per tutte“, ribattezzata “Pma senza padre”, che darà diritto a tutte le donne (single o impegnate in una coppia lesbica) di accedere alla fecondazione eterologa a spese dei contribuenti e di essere dichiarate “madri” sull’atto di nascita, anche in assenza di legame biologico con il nascituro. Il padre, ridotto a materiale genetico, sarà al contrario cancellato dall’atto di nascita. Leggi il seguito…

    • Cambiamo!, firmato l’atto costitutivo: con Toti già 9 parlamentari

      di l’Occidentale. È stato firmato ieri a Palazzo Grassi a Roma l’atto costitutivo del partito di Giovanni Toti Cambiamo! alla presenza di parlamentari, assessori, consiglieri regionali e amministratori provenienti da tutta Italia. “Da questo momento – ha spiegato Giovanni Toti – il panorama politico si arricchisce ufficialmente di una nuova forza che punta a dare voce a tutti coloro che non si sentono più rappresentati dai partiti tradizionali e sognano un centrodestra nuovo. Leggi il seguito…

    Eventi

    Ancora nessun post.