Leonardo, tra arte scienza e fede

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I 500 anni dalla morte del grande genio italiano Leonardo da Vinci hanno dato luogo a numerose manifestazioni, esposizioni, conferenze e rievocazioni storiche. Tutto giusto e positivo. Perfino delle polemiche diciamo politiche hanno avuto per oggetto l’autore della Gioconda e cioè la sua autentica appartenenza nazionale. Infatti, secondo alcuni euro-maniaci egli non era italiano, come fu in realtà per nascita, lingua e cultura (l’Italia infatti, come insegnano Dante, Petrarca e Boccaccio non nasce nel 1861). Bensì sarebbe stato un europeo, anzi il primo europeo, poiché viaggiò, fu un “cittadino del modo” e morì in Francia. Ma su queste letture riattualizzanti (e fuorvianti) passons!

Pochi, a nostra conoscenza, si sono interrogati sul rapporto tra Leonardo e la fede, il pittore di opere incomparabili come L’Ultima Cena e la religione cristiana dei nostri avi.

Lo ha fatto sinteticamente, mons. Rino Fisichella, sempre attento al rapporto tra fede e cultura, scrivendo che “Leonardo è stato un vero umanista; nello stesso tempo, artista e ingegnere, uomo di fede e di scienza, senza timore di togliere nulla all’una o all’altra. Tanto fu geniale nella meccanica e nella fisica, e così audace nella pittura perché osservatore della natura, tanto risultò umile dinanzi al mistero del creato e del Creatore”.

Aggiunge il prelato vaticano che, “il genio italiano ha saputo fare della scienza un programma di vita, senza attenuare la vita di fede”, notando arditamente che “di uomini come Leonardo ne nascono uno ogni mille anni”. Fare della scienza, ovvero del sapere e della ricerca un “programma di vita”, non esclude infatti minimamente, la vocazione cristiana alla virtù, alla modestia, alla carità. Anzi, l’ascesi intellettuale richiesta dallo studio è propedeutica al sacrificio necessario alla perfezione morale: per questo nei due millenni cristiani abbondano i santi intellettuali, come Agostino e Tommaso, Roberto Bellarmino e il beato FrancescoFaà di Bruno (1825-1888), santa Ildegarda e Edith Stein.

Sul pittore, ingegnere, matematico, artista e inventore Leonardo, nato ad Archiano, frazione di Vinci (presso Firenze) nel 1452 e morto nel castello di Amboisenel regno di Francia nel 1519, le parole più pregnanti e significative le ha scritte a caldo l’erudito Giorgio Vasari(1511-1574). Dedicando al Maestro toscano una voce del suo celebre trattato sulle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori da Cimabue insino a’ tempi nostri (1550).

Il Vasari descrive Leonardo, chiamato Lionardo come un dono divino all’umanità: “E veramente il cielo ci manda talora alcuni che non rappresentano la umanità sola, ma la divinità istessa (…). Adunque mirabile e celeste fu Lionardo, nipote di ser Piero da Vinci”.

La produzione leonardesca, pur futuristica per molteplici aspetti, appare nondimeno radicata nella comune tradizione cristiana, come si evincedalle importanti rappresentazioni pittoriche dedicate alla vita di Gesù e a temi tipicamente biblici.

Oltre all’Ultima Cena, si ricordino di sfuggita l’Annunciazione, l’Adorazione dei magi, la Vergine delle rocce, la Madonna con sant’Anna, san Girolamo e altri capolavori, tanto evocativi e toccanti da far parlare lo storico dell’arte Rodolfo Papa di un Leonardo teologo (Ancora, 2006).

Vasariche non cela l’atteggiamento altalenante della religiosità di Leonardo, parla però alla fine del suo ritratto della conversione di Leonardo prima di morire, mentre già viveva al servizio di Francesco I re di Francia. Conversione si badi non da ateo a credente, ma da filosofo, nel senso umanistico del termine, a cristiano che sa di doversi preparare al giudizio ultimo. “Ritornando nella via buona, si ridusse a la fede cristiana con molti pianti. Laonde confesso e contrito (…) volse [cioè volle] divotamente pigliare il santissimo sacramento”.

Se Leonardo ha lasciato numerose opere artistiche e ingegneristiche, disegni e appunti vari, non si è diffuso molto sulla sua vita intima e personale. Tuttavia, tra le sue annotazioni, emerge questa che taglia le gambe alle ipotesi recentemente tornate in auge sull’ateismo scientifico del Nostro: “Tu, o Iddio, ci vendi tutti li beni per prezzo di fatica… Io t’ubbidisco, Signore, prima per l’amore che ragionevolmente ti debbo, secondariamente ché sai abbreviare le vite a li omini”.

L’intimo di Leonardo Francesco Melzi, a cui l’artista lasciò in eredità i suoi disegni e manoscritti, avvisò i suoi familiari della di lui morte, scrivendo loro che “passò dalla presente vita con tutti gli ordini della S. Madre Chiesa e ben disposto”. Un altro nume quindi di quella cultura europea e cristiana che i signori del tabula rasa vorrebbero rileggere o per meglio dire snaturare a loro profitto.

Quanta arte, quante opere di bene, quanto sapere, quanta scienza e quanti esempi di vita virtuosa sono il frutto dell’incontro tra il Figlio di Dio e la nobilissima gens europea… Non dimentichiamoci il passato, ma costruiamo su di esso il presente e il futuro.

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