L’autogol di alcuni prelati

Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, padre Bartolomeo Sorge, ex direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, attuale direttore di Civiltà cattolica, il cardinale Angelo Bagnasco, ex presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, attuale presidente della Cei, perfino il cardinale Pietro Parolin, il segretario di Stato vaticano: è semplicemente impressionante il numero e il peso dei prelati che in questi giorni, sia pure con toni differenti, hanno voluto dire la loro, criticandola, sull’invocazione alla Madonna ad opera di Matteo Salvini sabato a Milano.

Il fatto che almeno metà di essi non abbia fiatato quando i recenti governi, con vasta e apicale rappresentanza cattolica, strizzavano allegramente l’occhio all’ideologia gender (alla faccia di Genesi 1,27), approvavano il «divorzio breve» (alla faccia di Matteo 19,3-6), le unioni civili (alla faccia di Romani 1,26-27) e, dulcis in fundo, l’eutanasia omissiva tramite biotestamento (alla faccia del quinto comandamento) purtroppo non depone a favore dell’equidistanza delle gerarchie ecclesiastiche, che a questo punto non l’insinuazione ma la logica più elementare fa immaginare simpatizzanti il centrosinistra.

Dato che i fatti parlano da soli, non aggiungo altro. Osservo solo che, se si fosse ignorato il comizio di Salvini, nel caso di successo elettorale della Lega poco sarebbe cambiato per la Chiesa italiana; avendo invece alluvionato il leader del Carroccio di critiche, una netta affermazione elettorale leghista – dai più accreditata come probabile – finirà per forza di cose con l’evidenziare non tanto l’antisalvinismo, quello già era noto, bensì l’ininfluenza di larga parte della Chiesa in Italia. Da pecora spaesata quindi chiedo ai pastori che in prossimità del voto proprio non ce l’hanno fatta a trattenere il loro antileghismo: ce n’era davvero bisogno?

Giuliano Guzzo

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