Il Risucchio

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di Marcello Veneziani.

Cosa sta succedendo ai grillini? Non c’è giorno che Giggino Di Maio non accentui l’antagonismo contro la Lega, accusandola di slittare a destra. Non c’è giorno che i grillini non difendano norme e proposte che hanno una chiara valenza di sinistra, e spesso di sinistra radicale: sui migranti, sui rom, sulla legalizzazione della droga, sullo spirito forcaiolo, per non dire del pauperismo e delle leggi assistenziali.

A Torino l’Appendino si schiera per la censura antifascista e si accoda a Chiamparino e ai Maestri censori del Salone, tutti militanti e funzionari di sinistra. A Roma la Raggi, dopo una serie di atti e dichiarazioni antifasciste, dopo aver ripetuto che la priorità a Roma è sfrattare Casa Pound e non risanare una città degradata, dopo aver difeso i rom dai romani nell’assegnazione delle case popolari (appellandosi peraltro a una norma approvata ai tempi della giunta Alemanno) viene acclamata come la Madonna della sinistra mediatica.

Cosa sta succedendo? Il Risucchio. Il Movimento 5 stelle sta per essere risucchiato dalla sinistra. La sua inconsistenza sul piano delle idee, la sua inadeguatezza sul piano degli uomini e delle scelte, il timore di subire l’egemonia leghista e la necessità di fronteggiare il primato di Salvini nei sondaggi, lo sta portando a diventare l’ala ruspante e puerile della sinistra radicale.

Possiamo anche leggere a rovescio la situazione. La forza di Salvini, la ragione della sua ascesa, è che ha trasformato, consapevolmente, la Lega in un movimento popolare di Destra nazionale, sovranista, tradizionalista. I temi dell’ordine e della sicurezza, il motto “prima gli italiani”, la posizione sui migranti e sulla droga, l’antisinistrismo e l’anti-antifascismo (che non vuol dire fascismo), hanno fatto si che anche Salvini sia da tempo defluito a “destra”. L’unico tema residuo del repertorio originario della Lega è l’autonomia regionale.

L’unica differenza tra i due è che nel caso dei grillini si può parlare di risucchio, nel secondo caso leghista no, perché la Sinistra in Italia esiste, è un partito al venti per cento o poco più, ma è soprattutto un blocco di potere ramificato ed egemone nei media, nella magistratura, nei gangli vitali delle istituzioni. Invece la destra è un’area d’opinione e di popolo, senza potere, senza voce in capitolo, senza riferimenti, se non il piccolo partito della Meloni. Ma in questo caso, al di là dei nomi, l’uno accrescitivo – Meloni – e l’altro diminutivo – Salvini – il rapporto di forze è inverso e “Salvoni” sovrasta la “Melini” perché stando ai sondaggi si tratta di sette a uno. Insomma, la sinistra risucchia i grillini, Salvini fagocita la destra. Certo, resta fuori dal leghismo la destra sociale e culturale e il nazionalismo è giocato dai leghisti prevalentemente in funzione antimigranti e poco in difesa dell’amor patrio e del legame storico con l’italianità.

Il risultato però è sotto gli occhi di tutti: rinasce il bipolarismo e si avverte la presenza di due aree contrapposte in ogni occasione, quando si parla di famiglia, di bioetica, di storia, di fascismo-antifascismo, di inchieste giudiziarie ad hoc, di pubblica sicurezza, di nazione e di tradizione, di meriti e di bisogni, di fisco ed altro. Anzi arrivo a dire che la politica arranca a seguire l’articolazione reale della società che è effettivamente polarizzata su queste due linee opposte, più l’inevitabile, fisiologico, margine per un’area più esigua a cavallo delle due.

Ormai non si può più parlare nemmeno di gioco delle parti e di finzione per spartirsi l’elettorato e mettere fuori gioco le opposizioni: la divergenza tra grillini e leghisti è profonda, reale e su troppi versanti per essere superata dalla comune esigenza di restare al governo, di assecondare i propri bacini elettorali o per tentare un’impossibile mediazione con i contratti e i legulei a Palazzo Chigi. Gli schieramenti sono marcati e a mio parere irreversibili. Poi certo, l’alternativa a questo governo è la notte. Sarà difficile per Salvini dover ritornare nell’ovile del centro-destra e coabitare con un sempre ingombrante e assai mutevole Berlusconi. E ancor più difficile sarebbe per Di Maio stringere patti con il Pd di Zingaretti, assumendosi il ruolo di estrema sinistra rispetto ai democratici, senza essere assorbiti o ridotti – come un tempo si disse – a costole della sinistra, ruota di scorta. Ma la strada è quella e su tutto grava l’incognita di elezioni anticipate oppure no, dopo le europee. Siamo sicuri che in caso di crisi Mattarella voglia mandare subito alle elezioni, sapendo che allo stato attuale il più probabile vincitore sarebbe Salvini? Non è più prevedibile che aspetti piuttosto la curva discendente di Salvini, lo sgonfiarsi della bolla salviniana, tramite un governo-intervallo di decantazione? D’altra parte, chi si prende la responsabilità di un governo di transizione, impopolare, che dovrà prevedibilmente dar luogo a manovre sacrificali per riparare alla critica situazione economica e al pressing dell’unione europea?

Per ora, comunque, possiamo incassare un risultato, il ritorno del bipolarismo, e non so se dobbiamo essere lieti oppure no. Lo schema trasversale populismi contro establishment sta scricchiolando, visto che i grillini si accodano al potere mediatico-ideologico-giudiziario della sinistra. L’antica polarizzazione tra “destre” e “sinistre” sta rimangiandosi il verdetto del 4 marzo 2018. Intanto viviamo altre due settimane di allucinazione collettiva, con una campagna elettorale in cui i principali rivali stanno insieme al governo, e i loro potenziali alleati covano alle opposizioni.

MV, La Verità 14 maggio 2019

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