I sovranisti hanno vinto!

matteo-salvini-marine-le-penSi discuterà a iosa nei prossimi giorni e mesi, sia in Italia, che nel resto dell’Unione Europea, su chi realmente ha vinto le elezioni di questo fine maggio. Ma in verità, e possiamo annunciarlo senza tema d’errore, sono i sovranisti, gli identitari, i patrioti e i populisti – insomma gli anti-UE – ad aver vinto. E gli eurocrati ad aver perso: il loro sogno di gloria si sta rivelando sempre più come un incubo da cui svegliarsi al più presto.

Infatti i dubbiosi e gli scettici sul fantasmagorico progetto di Stati Uniti d’Europa, al di là degli esiti delle urne, e contro una vulgata totale, totalizzante e tendenzialmente totalitaria, hanno resistito, e ora marciano liberi verso una più grande libertà. Il nuovo potere europeo infatti è il paradosso dei paradossi ed una inconcepibile contraddizione in termini.

In nome della libertà, vuole imporre regole uniche, universali, esigentissime e indiscutibili ai popoli che compongono il continente. Popoli amici e fratelli certo, ma comunque diversi per tradizioni, lingua, cultura, usi locali, economia e vocazione storica. In nome della democrazia, letta come si sa, vorrebbero sopprimere la libertà di pensiero e di parola, specie sul web. In nome della tolleranza, il potere osa parlare di fobie (omofobia, islamofobia, xenofobia e perfino eurofobia) a proposito di chi si oppone all’andazzo dominante. Su tutto questo si legga il libro di Alessandro Catto (cf. Radical chic. Conoscere e sconfiggere il pensiero unico globalista, La Vela, 2017).

Il piano dei globalisti-cosmopoliti però è stato svelato contemporaneamente alle recenti elezioni e ormai il re è nudo.

Il filosofo francese Michel Onfray laico, di sinistra e progressista– ma comunque non succube al pensiero unico egemonico, simile se vogliamo al nostro Diego Fusaro, ha appena pubblicato un saggio, in cui è smascherato con acume il volto criminale del potere europeista di oggi (cf. Théorie de la dictature, Robert Laffont, 2019).

In un’intervista a Famille Chretienne, periodico cattolico assai meno ideologico dell’omonimo settimanale italiano, il filosofo spiega il senso ultimo del suo saggio. “In generale, osserva, si pensa alla dittatura, riguardo ai fascismi bruni o rossi, di Hitler,Lenin, Stalin, Mao, Pol Pot (…). Ma Hitler e Stalin non sono la misura eterna e fuori dalla storia di ogni dittatura”.

In altre parole, essa può esistere anche sotto altre forme e apparenze, e con connotati, accenti e programmi ben diversi da quelli della prima metà del Novecento. Tempo fa un giovane amico mi diceva più o meno così: il fascismo non vietava i libri in quanto tali, ma solo quelli dal contenuto antifascista. La democrazia dice di voler promuovere la cultura, ma censura (a Torino e non solo…) i testi giudicati come “antidemocratici”. La differenza dov’è?

Difficile rispondere, almeno se non si è letto l’ultimo Onfray. Il quale, dopo anni e anni passati all’estrema sinistra sembra essere l’ennesimo caso di pensatore libero che – malgrado la sua storia personale e a causa del movimento generale delle cose – si ritrova quasi senza accorgersene, all’estremo opposto della barricata.

Dichiara infatti all’intervistatore che la nuova forma della dittatura contemporanea, ha i seguenti obiettivi: “distruggere la libertà, impoverire il linguaggio, sopprimere la storia, abolire la verità, negare la natura, propagandare l’odio e aspirare all’Impero”…

Avverto, tra le righe, odore di reazione e populismo implicito, specie quando si parla di natura e della sua manipolazione… La natura infatti non è solo l’ecologia e il clima, ma anzitutto la natura umana, aggredita in ogni modo oggi in nome del nichilismo e della depravazione. Ma anche quando Onfray fa capire che si vuole impoverire il linguaggio, in primis dei giovani per manipolarli meglio e rendere innocuo il dibattito. E l’Impero (del Bene) che cos’è se non la società mondiale senza frontiere verso cui le élite finanziarie (per il nostro bene) vorrebbero indirizzarci?

In ogni caso, il filosofo francese è chiarissimo. Dice che per sopprimere la libertà, occorrerà una “sorveglianza perpetua”, una “uniformizzazione del pensiero” e l’istituzione di “crimini intellettuali”. Per impoverire la lingua, il potere userà vari mezzi, tra cui, “la soppressione dei classici”, sostituiti nelle scuole di ogni ordine e grado con romanzi politicamente corretti e moralmente indecenti. Per abolire la verità poi, si usa “insegnare l’ideologia, strumentalizzare la stampa, produrre una nuova realtà”. Per negare la natura, si vorrebbe “distruggere la pulsione vitale, organizzare la frustrazione sessuale, igienizzare la vita, favorire la procreazione artificiale”. Favorendo altresì la triade del mediocre: sesso droga e alcool.

Può bastare mi sembra come lista dei fini reconditi e dei mezzi piuttosto palesi, che il sistema adotta o è in via di rapida adozione. Nella misura in cui, i temuti sovranisti e cattivissimi identitari, lotteranno contro le pericolose tendenze segnalate e confutate dal filosofo Onfray, essi diverranno i nemici più acerrimi della dittatura anonima che sembra avvolgere l’Europa e l’intero Occidente.

Ma diverranno anche, specie quando sarà più nitido il quadro sopra descritto, i liberatori dei popoli e i fautori di un mondo nuovo e migliore.

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