I cattolici e le elezioni europee

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In vista delle elezioni europee del 26 maggio sarebbe bene chiedersi, per un cattolico, qual’è il pensiero tradizionale della Chiesa riguardo al progetto dell’Unione Europea.

Se torniamo alle origini, troviamo Pio XII che esprime il suo appoggio all’idea di una comunità europea, secondo il progetto di Alcide Degasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer.

Pio XII conosce bene questi tre protagonisti, che oggi chiamiamo “Padri dell’Europa”: sono tutti e tre cattolici, si sono battuti contro nazismo e fascismo, ma sono sempre stati, anche, profondamente patrioti ed anti-comunisti. Hanno, nello stesso tempo, una chiara idea della differenza che esiste tra la civiltà europea e l’alleato americano quanto a visione dell’uomo, della politica, dell’economia.

L’Europa, afferma Pio XII, avrà un futuro se sarà fedele alla sua storia cristiana. Altrimenti fallirà. E’ esattamente ciò che ripetono, in più occasioni anche i tre fondatori citati.

Il 19 marzo 1958, davanti all’Assemblea parlamentare europea, di cui è il primo presidente, Robert Schuman dichiara: “Tutti i paesi dell’Europa sono permeati dalla civiltà cristiana. Essa è l’anima dell’Europa che occorre ridarle”.

Le cose, però, sono andate in modo diverso: tutti ricorderanno la battaglia di Giovanni Paolo II per inserire un riferimento alle “radici cristiane” nelle carte europee. Fu una battaglia persa, ma il papa polacco non cessò di ricordare all’Europa occidentale di guardare ai paesi dell’est, al loro sano patriottismo, al loro attaccamento, dopo i drammi del comunismo, alle radici cattoliche.

L’Europa massonica, laicista, atea, si oppose con forza, mostrando di non voler più seguire le orme dei fondatori, le orme dei grandi uomini che avevano per primi concepito un’unità politica cementata da una comune visione del mondo (primo fra tutti quel Carlo Magno che aveva dato vita al Sacro Romano Impero nella notte di Natale dell’800).

Ebbene, di fronte a questo, Benedetto XVI ha sempre avuto parole molto molto chiare, insegnando che l’Europa di oggi assomiglia ad uno stato totalitario, senza futuro.

Chiarissima, a tal proposito, la sua lunga lettera posta a presentazione del libro-denuncia di Marcello Pera, Perchè dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo, l’Europa, l’etica (2008), in cui il pontefice esprimeva la sua profonda adesione alla posizione del filosofo, secondo il quale l’Europa odierna è una struttura antidemocratica, “oscura”, destinata al fallimento perchè senz’anima “non perchè non ne abbia una, ma perchè rifiuta quella che la storia le ha dato”.

La durissima critica di Benedetto XVI e di Marcello Pera all’odierna Unione Europea si è rivelata, dieci anni dopo, del tutto azzeccata: dietro tanto trionfalismo, c’è una realtà in decomposizione. L’Europa costruita senza altro collante che la medesima moneta, vive oggi il dramma della divisione (per esempio tra paesi dell’Est e potenze occidentali), della crisi economica, della mancanza di prospettive future e di speranza. Soprattutto è una civiltà che sta per morire, anche demograficamente.

E’ con questa consapevolezza che finalmente sono scesi in campo, per il 26 maggio, anche in Italia, candidati cattolici, in perfetta linea con il magistero sull’Europa di Pio XII, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Ne cito soltanto due, essendo quelli che conosco, e stimo per la loro serietà, coerenza e dedizione: Federica Picchi, candidata in centro Italia e nel nord ovest con Fratelli d’Italia ( http://www.federicapicchi.it/;  http://www.libertaepersona.org/wordpress/2019/04/149812/ )    e Giancarlo Cerrelli, candidato al sud con la Lega ( http://www.giancarlocerrelli.com/wordpress/?page_id=63 ).

Come cattolici dobbiamo ringraziare, al di là del contenitore scelto, chi oggi si presta a combattere una battaglia difficile, controcorrente, ma essenziale per la sopravvivenza della nostra bimillenaria Civiltà.

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