Foa, il pensiero cattolico in Rai e chi non vuol capire

foa3

di Ruben Razzante.

Le parole di Marcello Foa che ha auspicato «più presenza cattolica in Rai» sono state, come prevedibile, strumentalizzate. Non si tratta di misurare con il bilancino la presenza del pensiero cattolico in Rai, ma c’è un problema di metodo che riguarda l’identità culturale del Paese, il pregiudizio anticattolico di molti ideatori di programmi e il concetto stesso di servizio pubblico.

Com’era prevedibile, è stata strumentalizzata, ma l’uscita del presidente della Rai, Marcello Foa, sulla necessità di assicurare maggiore presenza cattolica sulla tv pubblica va giudicata con rispetto e interesse. È forse il primo presidente della Rai ad aver posto all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica un tema così delicato e sensibile. L’ha fatto nei giorni scorsi a Dogliani dal palco del Festival della Tv e dei nuovi media.

Le parole di Foa sembrano cadute nel vuoto. I media le hanno più o meno ignorate e chi le ha riprese lo ha fatto per criticarle aspramente. Ma cosa ha detto di preciso Foa per scatenare le ire di alcuni osservatori e perfino di alcuni ambienti interni? «La voce cattolica ha un livello di rappresentanza che non rispetta l’identità culturale del Paese. Ci sono sensibilità che non hanno abbastanza rappresentanza nel mondo giornalistico Rai. Bisogna che il mondo Rai diventi più pluralista, io auspico più presenza cattolica in Rai».

Non si tratta, quindi, di accontentare con il bilancino i cattolici affinché ottengano qualche minuto in più in diretta nei tg o nei talk show. Occorre «uno sforzo di cambiamento culturale», secondo il presidente, che ha aggiunto: «Stupisce che l’Italia, che è un Paese cattolico, abbia un po’ perso questa identificazione con la sua storia». La questione, dunque, non è quantitativa, ma di metodo, di approccio, di sensibilità.

Eppure, per screditare le parole di Foa, i suoi oppositori hanno insinuato il sospetto che lui pensi di certificare la fede cattolica dei giornalisti o di fare un’infornata di giornalisti di provata fede cattolica nella tv pubblica. «Innanzitutto mi domando come il presidente pensi di certificare la fede cattolica di un giornalista», è il commento al cianuro di Vittorio Di Trapani, segretario dell’Usigrai: «Con esami di teologia o di catechismo? Oppure immagina selezioni organizzate all’abbazia di Trisulti con Bannon e il cardinale Burke come presidenti di commissione». La prova del travisamento delle parole di Foa si ha quando Di Trapani invita quest’ultimo a non occuparsi di cose che non gli competono, in quanto «le assunzioni spettano all’amministratore delegato». Come se il presidente della Rai pretendesse di assumere nuovi giornalisti cattolici.

Anche Riccardo Laganà, consigliere d’amministrazione eletto dai dipendenti, va giù duro: «Se il presidente si riferiva all’ingresso di nuovi giornalisti di fede cattolica siamo in palese violazione del codice etico, non si possono fare discriminazioni di alcun tipo. Se voleva dire che occorre dare più spazio a un certo tipo di cultura, ricordo che la voce cattolica in Rai è ampiamente coperta da vari programmi a essa dedicati».

Probabilmente il membro del cda si riferiva ai programmi della domenica, come la Santa Messa, la trasmissione A sua immagine e l’Angelus con il Papa da piazza San Pietro. Ma il nocciolo della questione non è lì, cioè nella messa in onda di riti religiosi o pratiche di culto, bensì nel radicato pregiudizio anticattolico di molti ideatori e produttori di trasmissioni di intrattenimento, anche di talk show, e di moltissimi direttori di telegiornali e contenitori informativi, che paiono aver operato da tempo una sorta di “conventio ad excludendum” nei confronti del pensiero cattolico, mostrando uno stucchevole ostracismo verso tutto ciò che sia riconducibile ad esso.

A questi elementi si è agganciata la reazione di Giampaolo Rossi, consigliere d’amministrazione Rai in quota Fratelli d’Italia, che ha dato ragione a Foa per quanto riguarda la difesa dei valori tradizionali dell’Occidente. «C’è un argomento toccato da Foa che trovo giusto. Oggi assistiamo a un attacco, in Italia e in tutto l’Occidente, ai valori che fondano la nostra identità cristiana, dalla difesa della vita fin dal concepimento alla famiglia naturale, e su questo il servizio pubblico deve tornare a giocare un ruolo decisivo».

Sullo sfondo della polemica accesa dalle parole di Foa rimane la concezione stessa di servizio pubblico. Il nuovo contratto di servizio Rai, entrato in vigore l’anno scorso, enfatizza in alcuni punti l’esigenza di affrontare con un respiro più ampio il tema del pluralismo culturale, tanto più nell’era della convergenza multimediale che stiamo vivendo da tempo. Bisogna intendersi, oggi più che mai, su cosa significhi servizio pubblico e su come esso debba declinarsi nel rispetto delle radici storiche, culturali e religiose del nostro Paese. Le parole di Foa, se accuratamente soppesate, potrebbero offrire l’appiglio per un sereno e franco dibattito su un argomento alquanto decisivo per le nuove generazioni e per l’affermazione di un rapporto più costruttivo tra tv e opinione pubblica.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

Print Friendly
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • La legge dell’Alabama? Ancora ingiusta, ma è un passo avanti

      alabama-vs-roe-wade di Tommaso Scandroglio. Il testo di legge in materia di aborto che ha ricevuto la firma del governatore dell’Alabama Kay Ivey, e la cui entrata in vigore è prevista tra sei mesi, riporta il seguente titolo: “Legge dell’Alabama per la tutela della vita umana”. Il titolo corrisponde al contenuto della legge? In altri termini: si tratta di una legge giusta, posta a tutela della vita del nascituro, o ingiusta? La risposta è la seguente: questa legge è intrinsecamente ingiusta, seppur sia una proposta meno ingiusta rispetto alla legge tuttora vigente in Alabama e rispetto ad altre leggi sull’aborto. Per provarlo andiamo ad esaminare per sommi capi l’articolato di legge Leggi il seguito… 

    • Dimmi che parole usi e ti dirò in cosa credi

      dom-giulio-meiattini Dottrina Sociale di Stefano Fontana. Giulio Meiattini, benedettino, è professore al Sant’Anselmo di Roma e sulla rivista francese “Catholica”, diretta da Bernard Dumont, scrive cose piuttosto interessanti. Nel fascicolo n. 143 ora in distribuzione, egli si occupa dei “silenzi” nella Chiesa di oggi, ossia delle parole che non vengono più adoperate assieme ai relativi concetti dato che, come diceva Aristotele, “i nomi sono segni dei concetti”. Leggi il seguito… 

    • Il Risucchio

      zingaretti_dimaio di Marcello Veneziani. Cosa sta succedendo ai grillini? Non c’è giorno che Giggino Di Maio non accentui l’antagonismo contro la Lega, accusandola di slittare a destra. Non c’è giorno che i grillini non difendano norme e proposte che hanno una chiara valenza di sinistra, e spesso di sinistra radicale: sui migranti, sui rom, sulla legalizzazione della droga, sullo spirito forcaiolo, per non dire del pauperismo e delle leggi assistenziali. Leggi il seguito… 

    • Gli Scritti su Etica, Famiglia e Vita del cardinale Caffarra

      carlo-caffarra di Alessandro Cortese. Gli ultimi tempi si sono caratterizzati per una serie impressionante di attacchi alla famiglia e alla vita umana a livello legislativo e prima ancora culturale. All’interno del mondo cattolico si sono levate voci che hanno denunciato questa situazione, e una delle più autorevoli è stata sicuramente quella del card. Carlo Caffarra (1938-2017), che ha difeso in modo appassionato la verità sull’uomo alla luce della fede e della retta ragione. Egli è stato, infatti, nel 1981 fondatore e primo preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia, che doveva aiutare i cristiani a riscoprire la centralità della famiglia nella Chiesa e nella società. Leggi il seguito… 

    Eventi

    Ancora nessun post.