Commissioni antirazziste o officine di propaganda?

emmanuel-macronDal 1947 esiste in Francia una specifica “Commissione Nazionale consultativa dei Diritti dell’Uomo” (CNCDH), presieduta oggi da Jean-Marie Delarue, la quale ha per missione di enumerare e valutare gli atti razzisti e discriminatori che avvengono all’interno della società.

Negli ultimi decenni essa ha acquisito notevole importanza politica, anche in sede Onu, soprattutto per il Rapporto che annualmente e ufficialmente rende al governo in carica, sulle dinamiche sociali che toccano le tematiche della violenza a sfondo razziale e religioso.

E’ appena uscito il “Rapporto sulla lotta contro il razzismo, l’antisemitismo e la xenofobia” per quanto è accaduto nel 2018. Il rapporto si presenta come un vasto dossier di 44 pagine con grafici e tabelle, piuttosto istruttivo sia per il contenuto (selettivo) che per i metodi usati dai sociologi di Emmanuel Macron.

Già l’intestazione, che ben esprime il contenuto, è soggetta a riserve. E’ noto infatti che negli ultimi anni gli atti anticristiani, sia verso le persone (clero e religiosi in particolare), che per quanto concerne le degradazioni e le profanazioni di chiese e cappelle, superano in quantità ciò che tocca le altre religioni, come islam ed ebraismo. Ma di cristianofobia non c’è traccia nel documento. Si ammette che esistano “atti anticristiani”, ma senza approfondire. E questo è paradossale e scandaloso. Secondo Le Figaro per esempio, nel solo 2017, su 978 edifici religiosi colpiti o profanati, 878 erano chiese cristiane, più di 2 al giorno…

ll dossier si apre con un glossario che contiene le definizioni (a volte troppo ampie e imprecise) dei seguenti termini capitali: antisemitismo, discriminazione, islamofobia, pregiudizi, razzismo e xenofobia.

Questo glossario previo vorrebbe chiarire i termini, ma le definizioni risultano discutibili. L’islamofobia per esempio indicherebbe “l’attitudine d’ostilità sistematica verso i mussulmani, coloro che vengono giudicati tali o verso l’Islam”. Ma nel paese della laicità assoluta è ancora lecito criticare la religione di Maometto? Che vuol dire infatti ostilità sistematica? Se uno scrive un libro critico sull’Islam o ne mette in dubbio dogmi, è per questo islamofobo e penalmente perseguibile?

Tra le particolarità del rapporto, c’è il cosiddetto “indice longitudinale della tolleranza”. Secondo il quale “i sentimenti riguardo agli immigrati e alle minoranze evolvono verso una maggior tolleranza”. Meno male, altrimenti il quadro sarebbe drastico e un tantino manicheo.

Ancora una volta si nasconde però il fatto noto, acclarato e crescente del razzismo anti-bianco, anti-francese e anti-cristiano. Si parla infatti di questo aumentato sentimento di tolleranza verso queste uniche categorie: i neri, gli ebrei, i magrebini, i mussulmani e i rom. Manca qualcosa e qualcuno, anche alla luce delle violenze contro i francesi (di nascita detti de souche) che ogni giorno si registrano nelle banlieue? E nessuna parola sugli attentati islamici. Non sarebbero esempi di discriminazione religiosa?

Altro elemento discutibile del rapporto sta nella cosiddetta “predisposizione alla tolleranza”. La quale deriverebbe dall’orientamento politico, dalla conoscenza delle altre culture e perfino dal “livello di diploma” che si possiede. Come a dire: poca cultura, molta violenza e inversamente. Ma questi dogmi dell’illuminismo vengono mille volte smentiti dalla realtà. Le violenze sociali in genere – di cui quelle a sfondo razziale sono una parte minima – avvengono in società con diplomi e lauree sempre più diffusi, e con conoscenze delle altre culture sicuramente maggiori che nel passato.

Tutto il problema di rapporti del genere sta nel rischio – assai concreto – che essi vengano usati come strumenti di lotta politica (cf. Stelio FergolaL’inganno antirazzista, Passaggio al Bosco, 2018). Cosa vuol dire per esempio che occorre “prevenire e combattere i discorsi di odio su internet”? L’attualità mostra bene quanto l’odio possa albergare in tutti i cuori e presso tutti i popoli, e idem per la violenza. Eppure certe violenze e certi “odi” vengono stigmatizzati più di altri.

In nome della giusta lotta al razzismo, definito come una “ideologia che crede all’esistenza di una gerarchia tra i gruppi umani”, si scivola facilmente nello psico-reato di orwelliana memoria. Tipo: “Le violenze fisiche sono minoritarie (per fortuna, ndr), ma il razzismo si manifesta soprattutto sotto altre forme: sguardi ostili e sospetti per la strada, rifiuto di accesso in una discoteca, perquisizione di giovani in gita, frasi ingiuriose o scorrette a scuola”, eccetera. Auto-censurarsi a tal punto da chiedersi se lo sguardo che si ha per strada possa risultare ostile??

Il dossier macroniano incoraggia costantemente la vittima della presunta discriminazione alla denuncia, criticando le fantomatiche “ipo-dichiarazioni di razzismo”. Spesso però è vero il contrario: le denunce di violenza razzista (o sessista) hanno motivi di altra natura.

E proprio facendo dello straniero e delle minoranze una categoria sociale, come si vede, iper-protetta e iper-tutelata, si ottiene l’opposto di quel che si pretende di ottenere.

Il sito della Commissione ricorda che il governo Macron ha affidato ad essa il compito “di valutare la messa in opera di un piano nazionale di lotta contro tutte le forme di odio anti Lgbt”. E così, se voler “proteggere i bianchi” suona, in questa logica estensiva, quasi come “aggredire i non bianchi”, voler difendere la famiglia tradizionale suonerà come “discriminare i gay”?

Si arriva poi al paradosso di legittimare le “riunioni non miste”, ovvero di soli non bianchi, già più volte organizzate in tutta impunità in Francia da gruppi di neri estremisti, come la Lega di difesa nera. E questo proprio mentre Macron ha fatto cancellare la parola razza, quale concetto secondo lui ideologico e non scientifico, dalla Costituzione della Repubblica.

Tornare al buon senso è la cosa più urgente da fare. Queste Commissioni poi vanno riviste, corrette o anche abolite.

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