Lawler: Benedetto XVI “Ha scelto di ‘mandare un messaggio forte’, perché la sofferenza per la verità è una potente forma di testimonianza cristiana”

 

dal blog di Sabino Paciolla

Dopo sei anni di silenzio pubblico, rotto solo da qualche mite commento personale, il Papa-emerito Benedetto si è espresso in modo drammatico, con un saggio di 6.000 parole sull’abuso sessuale che è stato descritto come una sorta di enciclica post-papale. Chiaramente il Pontefice in pensione si sentiva in dovere di scrivere: dire cose che non venivano dette. Benedetto ha pensato che l’argomento fosse troppo importante per permettere il suo continuo silenzio.

I funzionari delle comunicazioni vaticane hanno pensato in modo diverso, a quanto pare. Il saggio di Benedetto è diventato pubblico il mercoledì sera, ma il giovedì mattina non c’era alcun riferimento alla straordinaria dichiarazione nei notiziari vaticani. (Più tardi nel corso della giornata il servizio di Vatican News ha pubblicato un servizio che riassume il saggio di Benedetto; è apparso “sotto l’inserto” sulla pagina web di Vatican News, sotto il titolo di un articolo sugli interventi di soccorso alle vittime di cicloni in Mozambico.) A questo proposito è da notare che la dichiarazione dell’ex Papa non è stata pubblicata da un organo di stampa vaticano, ma è apparsa per la prima volta sul Klerusblatt tedesco e sul Corriere della Sera, insieme alle traduzioni in inglese della Catholic News Agency e del National Catholic Register.

Benedetto riferisce di essersi consultato con Papa Francesco prima di pubblicare il saggio. Non dice che l’attuale Papa ha incoraggiato la sua scrittura, ed è difficile immaginare che Papa Francesco fosse entusiasta del lavoro del suo predecessore su questo tema. I due Papi, passato e presente, sono molto distanti nell’analisi dello scandalo degli abusi sessuali. Benedetto non cita da nessuna parte il “clericalismo” che Papa Francesco ha citato come causa principale del problema, e raramente Papa Francesco ha menzionato il degrado morale che Benedetto attribuisce allo scandalo.

Il silenzio dei media ufficiali vaticani è una chiara indicazione che il saggio di Benedetto non ha trovato una calda accoglienza nella residenza di Santa Marta. Ancora più rivelatrice è la reazione frenetica dei più ardenti sostenitori del Papa, che hanno inondato internet con le loro imbarazzate proteste, le loro lamentele secondo cui Benedetto si sbaglia tristemente quando suggerisce che la protesta sociale ed ecclesiastica degli anni Sessanta abbia dato origine all’epidemia degli abusi.

Queste proteste contro Benedetto – i sospiri di finte-afflizioni che tutti sappiamo secondo cui l’abuso sessuale non è una funzione dell’immoralità sessuale dilagante – dovrebbero essere visti come segnali ai media laici. E i canali secolari, solidali con le cause della rivoluzione sessuale, porteranno debitamente il messaggio che Benedetto è fuori dal mondo, che la sua tesi è già stata smentita.

Ma i fatti, come ha osservato John Adams, sono cose ostinate. E i fatti testimoniano senza ambiguità a favore di Benedetto. Qualcosa accadde negli anni Sessanta e successivamente per scatenare un’ondata di abusi clericali. Sì, il problema era sorto in passato. Ma ogni indagine responsabile ha mostrato uno sbalorditivo picco di abusi clericali, che si è verificato subito dopo il tumulto che Benedetto descrive nel suo saggio. Certo, l’ex Pontefice non ha dimostrato, con certezza apodittica, che il crollo dell’insegnamento morale cattolico ha portato ad abusi clericali. Ma respingere con disinvoltura la sua tesi, come se fosse stata testata e respinta, è assolutamente disonesto.

I fatti sono fatti, non importa chi li proclama. La crisi degli abusi si è manifestata nelle confuse conseguenze del Vaticano II. Benedetto propone una teoria per spiegare perché ciò è accaduto. La sua teoria non è congeniale alle idee degli intellettuali cattolici liberali, ma questo fatto non giustifica il loro tentativo di sopprimere una discussione, di negare le realtà di base. (A pensarci bene, non è la prima volta che i difensori pubblici di papa Francesco hanno incoraggiato l’opinione pubblica a ignorare i fatti, a considerare la possibilità che 2+2=5 (chiarissimo il riferimento a padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, ndr)).

Quel messaggio – il messaggio del Papa-emerito Benedetto – è una divergenza impressionante dai messaggi che sono stati emessi da tanti leader della Chiesa. L’ex Papa non scrive di “politiche e procedure”; non suggerisce una soluzione tecnica o legalistica ad un problema morale. Al contrario, egli insiste sul fatto che noi concentriamo tutta la nostra attenzione su questo problema morale e poi passiamo a una soluzione che deve necessariamente essere trovata anche in ambito morale.

Come sfondo del suo messaggio, Benedetto ricorda gli anni Sessanta, quando “si è verificato un evento vergognoso, di dimensioni senza precedenti nella storia”. Scrive del crollo della morale pubblica, che purtroppo è stato accompagnato dallo “dissoluzione dell’autorità dell’insegnamento morale della Chiesa”. Questa combinazione di eventi ha lasciato la Chiesa in gran parte indifesa, dice.

In un’analisi senza parsimonia, Benedetto scrive dei problemi della formazione sacerdotale, come “sono state costituite cricche omosessuali, che hanno agito più o meno apertamente e hanno cambiato significativamente il clima nei seminari”. Riconosce che una visita ai seminari americani non ha prodotto grandi miglioramenti. Accusa che alcuni vescovi “hanno rifiutato la tradizione cattolica nel suo insieme”. Egli vede lo sconvolgimento come una sfida fondamentale all’essenza della fede, osservando che se non ci sono verità assolute – nessuna verità eterna per la quale si possa volentieri dare la propria vita – allora il concetto di martirio cristiano sembra assurdo. Scrive: “Il fatto che il martirio non è più moralmente necessario nella teoria sostenuta [dai teologi cattolici liberali] dimostra che qui è in gioco l’essenza stessa del cristianesimo”.

“Un mondo senza Dio può essere solo un mondo senza senso”, avverte Benedetto. “Il potere è allora l’unico principio”. In un tale mondo, come può la società difendersi da coloro che usano i loro poteri sugli altri per l’autogratificazione? “Perché la pedofilia ha raggiunto tali proporzioni?” Chiede Benedetto. Risponde: “In definitiva, la ragione è l’assenza di Dio”.

È ripristinando la presenza di Dio, dunque, che Benedetto suggerisce che la Chiesa deve rispondere a questa crisi senza precedenti. Egli collega la rottura della morale con la mancanza di venerazione nel culto, “un modo di trattare con Lui che distrugge la grandezza del Mistero”. Piangendo i modi grotteschi con cui i sacerdoti predatori hanno bestemmiato il Santissimo Sacramento, egli scrive che “dobbiamo fare tutto il possibile per proteggere il dono dell’Eucaristia dagli abusi”.

In breve, il Papa-emerito Benedetto traccia il collegamento tra la mancanza di rispetto per Dio e la mancanza di apprezzamento per la dignità umana – tra l’abuso della liturgia e l’abuso dei bambini. I fedeli cattolici dovrebbero riconoscere la logica e la forza di quel messaggio. E infatti Benedetto esprime la sua fiducia che i figli e le figlie più leali della Chiesa lavoreranno – stanno già lavorando – per favorire il rinnovamento che attende:

Se ci guardiamo intorno e ascoltiamo con cuore attento, possiamo trovare testimoni ovunque oggi, soprattutto tra la gente comune, ma anche nelle alte sfere della Chiesa, che si ergono per Dio con la loro vita e la loro sofferenza.

Tuttavia, il rinnovamento non sarà facile, ma comporterà sofferenza. Per Benedetto, quella sofferenza includerà le ondate di ostilità che il suo saggio ha provocato, l’atteggiamento sprezzante di teologi molto minori, la campagna per cancellarlo come una vecchia manovella. Senza dubbio l’ex Papa ha anticipato l’opposizione che il suo saggio avrebbe incontrato. Ha scelto comunque di “mandare un messaggio forte”, perché la sofferenza per la verità è una potente forma di testimonianza cristiana.

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