La Croix accusa Sarah di fare il gioco di Putin

sarahDopo aver aspramente criticato il recente saggio di Benedetto XVI sulla crisi morale del clero – saggio definito come “inquietante” e “fastidioso” – il quotidiano cattolico di Francia, La Croix, se la prende ora con il cardinale africano Robert Sarah. Colpevole, secondo l’espressione del giornalista Nicolas Senèze, di farsi “araldo comodo di un certo cattolicesimo”. Quale?

In effetti, come riportato da molti organi di stampa, il cardinal Sarah, nel suo recente libro-intervista con Nicolas Diat (Le soir approche et déjà le jour baisse, Fayard), fa affermazioni diverse e perfino contrarie a quella che è divenuta la doxa del cattolicesimo contemporaneo.

Parla infatti delle migrazioni contemporanee come qualcosa di globalmente negativo e dei pericoli non imponderabili dell’islamizzazione (si veda in proposito l’ottima sintesi dell’ex diplomatico Alberto Indelicato, La distruzione dell’Europa, Lindau, 2018). Ma anche dell’ideologia del gender come colonizzazione nefasta e totalitaria, e last but not least dell’ipocrisia con cui buona parte del clero e dell’episcopato tenta di giustificare tutto ciò con un uso strumentale e selettivo della “Parola di Dio”.

La Croix rimprovera al coraggioso prelato, che comunque è stato nominato Prefetto di un importante Dicastero dallo stesso papa Francesco, di nutrire un “profondo pessimismo” sulla situazione della società e della Chiesa. E si sa che per i progressisti il pessimismo è un peccato mortale e inescusabile. Secondo Senèze, la Chiesa di oggi è vista dal Sarah come vittima “di un orizzontalismo che la trasformerebbe in una ONG senz’anima”. Cosa che a noi pare una banale costatazione, piuttosto che una discutibile idea di un anziano cardinale della Guinea.

Addirittura, Senèze con un certo cattivo gusto, arriva a scrivere che “Questa visione parziale è particolarmente flagrante nell’approccio geopolitico del cardinal Sarah, il quale sembra dipendere più da Russia Today o da Sputnik che da una vera riflessione”. Cioè, il presule vaticano, nelle sue analisi controcorrenti e libere della politica odierna, seguirebbe non la realtà dei fatti, ma la lettura che di essi viene data da certi media russi, apertamente filo Putin ed euroscettici.

Per le chiare riserve del cardinale sui moti migratori odierni e su chi li favorisce (ammantandosi di pelosa carità), Nicolas Senèze scrive che il presule “apre troppo facilmente le porte a tutte le rivendicazioni, in particolare di coloro che si sono posti in opposizione al papa e che vedono in lui (…) un comodo araldo”. Papa Francesco però, nel novembre del 2016 ha dichiarato: “chiudere il cuore è male, ma se un paese può integrare solo 20 rifugiati, quelli deve accogliere e non di più” (corsivo mio). Tutto mostra che in Italia e in Europa la misura è colma da un pezzo… Chiudere le porte dunque è prudenza e la prudenza è una grande virtù: personale, sociale e politica. Sarah aggiunge nel suo libro che l’emigrazione di tanti giovani africani nuoce gravemente all’Africa e non c’è motivo di non credergli.

Per chi lo ignorasse il quotidiano cattolico La Croix fu fondato in Francia nel lontano 1883 da una congregazione religiosa (gli assunzionisti) e per decenni si presentò come il quotidiano dell’intransigenza a fronte delle derive etiche della modernità. Fu monarchico e nazionalista ed arrivò a definirsi, nelle polemiche dell’affaire Dreyfus, come “il giornale cattolico più antiebraico di Francia” (edizione del 30 agosto 1890).

Oggi al contrario è divenuto in Europa l’organo del politicamente e del cattolicamente corretto. Peccato che i suoi obiettivi siano figure eminenti del cattolicesimo contemporaneo come Joseph Ratzinger o Robert Sarah.

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