QUALE FUTURO PER L’EUROPA NEL TEMPO DELLA GLOBALIZZAZIONE?

Tavola rotonda a RADIO MARIA, condotta dalla professoressa Angela Pellicciari, con la partecipazione dell’On. Alfredo Mantovano, di don Stefano Caprio e di Nicola Speranza.

Domenica 17 marzo 2019

Buona sera amici! Questa sera parleremo, come diceva lo speaker, di Europa. È un argomento fantastico, anche se oggi è un po’ deprimente parlarne. Però è un argomento veramente complesso e stimolante.

Allora comincio io con una brevissima, importante introduzione su che tipo di continente è questo in cui viviamo. Quali sono i fatti che l’hanno caratterizzato nel corso del tempo. Poi vedremo come si è arrivati all’impasse attuale, perché certamente si è arrivati a un’impasse serio, per cui si fa fatica a capire quali siano i veri obiettivi che vengono portati avanti dalle autorità che guidano l’Europa. Poi vedremo come ultima appendice, se c’è qualcosa che noi, come cattolici, possiamo fare. Che cosa stiamo facendo noi cattolici perché questa organizzazione di stati abbia una fine degna della storia del continente?

Ora, prima di presentarvi gli ospiti, faccio una breve introduzione.

Diceva Benedetto XVI, in una delle splendide catechesi che faceva – forse ricorderete -, a proposito di San Colombano, in cui diceva che la prima volta che si parla di Europa è proprio in una lettera che Colombano indirizza a Gregorio Magno: siamo alla fine del VI secolo. E Colombano, rivolgendosi al Papa, dice: «Che sei decoro della Chiesa romana e fiore augusto di tutte le chiese d’Europa». Questa è la prima menzione della parola Europa in un contesto cristiano nel primo millennio dopo Cristo.

Qualche secolo dopo il primo tentativo di unificazione europea dopo la sciagura di tutti quei secoli di invasioni barbariche, lo fa Carlo Magno, che viene incoronato a Roma, nell’800, imperatore del Sacro Romani impero. E, ricordando questo evento, Giovanni Paolo II – che è stato un papa gigantesco -, nel 1200° anniversario della fondazione del Sacro Romano Impero, diceva che «l’Europa è il risultato di una sintesi operata sulla base del Vangelo, fra la cultura dell’antichità classica, prevalentemente romana, delle culture dei popoli germanici e celtici». E poi ancora: «Soltanto attraverso l’accettazione della fede cristiana, l’Europa divenne un continente che lungo i secoli riuscì a diffondere i suoi valori in quasi tutte le altre parti della terra, per il bene dell’umanità».

Queste parole di Giovanni Paolo II sono un po’ la sintesi di quella che è stata la missione dell’Europa e che l’Europa ha certamente svolto con grande eroismo fino a un certo punto. Quell’eroismo che ha portato all’assimilazione, all’interno della cultura Greco-romana di popoli vandalici, di popoli barbari che non conoscevano la scrittura e che erano nomadi e non avevano un’idea della meraviglia dell’arte, del diritto romano, della cultura, della liturgia romana, dell’annuncio del Vangelo e della vittoria sulla morte!

Allora la Chiesa, attraverso la vita eroica in centinaia di anni, dei suoi monaci, che sono stati quelli che in special modo hanno retto l’urto e hanno reso possibile la sopravvivenza della cultura greco-romana, unita, come diceva Giovanni Paolo II, alle forze nuove, anche culturali, di questi barbari germani e slavi, che avevano invaso i territori dell’antico Impero romano.

Questa situazione di assimilazione, creata dalla Chiesa, ha fatto sì che tutti questi popoli, una volta convertiti, abbiano – certamente in modo formale, ma con un gesto bellissimo -, assimilato i vari re di questi vari popoli convertiti, abbiano dato il proprio regno in feudo al Papa. Uno di questi fu Stefano d’Ungheria. Gli ultimi popoli invasori sono stati i Normanni e gli Ungari, che erano terribili, che hanno fatto razzie e stragi spaventose. Eppure, una volta convertiti – il primo re convertito fu Santo Stefano d’Ungheria che è un gioiello della santità cristiana -, ecco, dicevo, tutti questi, all’incirca nell’anno Mille, donano, con una simbologia molto pregnante, il loro regno al papa.

Si va avanti, di certo fra difficoltà tra papato e impero; molte difficoltà, (terribile esilio del papa da Roma ad Avignone), fino ad arrivare alla metà del Cinquecento. Perché, dalla metà del Cinquecento, quel continente che era unito come cultura, come lingua (il latino); come istituzioni, come arte e come fede, questo continente viene spaccato dalla “Rivoluzione protestante”. Rivoluzione protestante che mette a soqquadro tutti i canoni culturali ed economici che la cristianità aveva elaborato nel corso di 1500 anni. Quella è stata una rottura tragica che ha in qualche modo messo a repentaglio l’anima di questo continente, che era tutto cristiano, tutto cattolico!

Questa rottura Lutero l’ha fatta in nome della libertà. Ma la libertà che Lutero ha praticato e voluto, è stata la libertà per i principi, e solo per i principi; non valeva per nessun’altro. Valeva solo per i principi, ai quali lui ha pensato “bene” di dare; lui che era un’autorità spirituale, non solo il potere temporale che detenevano, ma anche il potere spirituale. (Questa deformazione del cristianesimo, finisce col farlo assomigliare all’islam, per il quale i due poteri si congiungono. Ndt). E questo – prosegue la Pellicciari – l’ha fatto pensando di interpretare la volontà di Gesù. Quindi, dopo Lutero, in nome della libertà, si trovano dei principi, dei capi di stato, che hanno un potere totalitario, e delle persone, suddite, che devono assolutamente obbedire al principe perché altrimenti vanno contro la volontà di Dio. Questa è una forma di totalitarismo che annienta la libertà della Chiesa; annienta la libertà del cristiano, perché gli toglie –anche da un punto di vista teoretico -, la possibilità di non fare ciò che il principe ordina, se questo va contro la volontà di Dio, perché Lutero sostiene che il principe parla secondo la volontà di Dio. Quindi capite bene quale orrore sia stata questa rivoluzione fatta in nome della libertà, che però, staccata dalla Verità, si è ritorta contro quelli che l’avevano promossa.

Più avanti si è andata sviluppando una filosofia gnostica, anche come conseguenza della Rivoluzione luterana e del libero arbitrio e del libero esame promosso da Lutero. Lutero negava il libero arbitrio. In nome della libertà negava il libero arbitrio. E questa è una fortissima contraddizione in termini, come tutto il pensiero di Lutero è contraddittorio. (E come mai ora, mi chiedo, e chiedo al lettore, in nome del dialogo, dei ponti e della misericordia, si nascondono queste verità storiche, promuovendo un dialogo che, senza questa verità, non fa bene alla pur necessaria ricerca di unità, e nemmeno all’ecumenismo? Ndt.).

Adesso vi parlo di un altro aspetto, e cioè che, in nome del libero esame succede che la teologia viene a perdere la caratteristica che aveva, di coronamento della conoscenza umana, perché certamente il massimo della conoscenza umana a cui noi, come uomini, possiamo arrivare, è la conoscenza di Dio. Ma questa parte dalla Rivelazione. Se ognuno interpreta la Rivelazione come crede, come vuole, – Lutero dice: “Come lo Spirito Santo gli detta”, è chiaro che non si può più parlare di verità, a proposito della teologia, ma si parlerà di quello che per uno vale e per l’altro non vale, e così via.

Chiaramente questo ha dato un impulso molto forte alla filosofia, perché è rimasta la filosofia a cercare la verità. Ma quale verità? Una verità agnostica, cioè una verità che rigettava in un primo momento, seguendo Lutero, rigettava solo Roma; in un secondo momento ha rigettato in toto la Rivelazione, mettendo così in pratica quello che era il programma della vita umana, della ribellione umana sulla terra, che è dato dalla descrizione di Genesi 3, versetto 1, quando Satana tenta Eva. E perché la tenta? La tenta per far nascere nell’animo di Eva – non si capisce come, trattandosi di un mistero, perché Eva vedeva Dio -, comunque, fa nascere nell’animo di Eva il disprezzo di Dio e la volontà di essere lei stessa Dio. (Ai nostri tempi, purtroppo, si sta ripetendo su scala mondiale, partendo dalle grandi élite politico-finanziario-culturali questa grande tentazione. Ma, ancora una volta, il cedere a questa diabolica seduzione, è, e sarà causa di enormi sofferenze, che metteranno a nudo, come per i nostri progenitori, la falsità del piano satanico. Ndt).

Ma in che cosa – prosegue Angela Pellicciari – questa divinità di Eva? Nella sua possibilità di decidere lei cos’è bene e cos’è male. Questo però è il risultato della filosofia gnostica: decide lei cos’è bene e cos’è male, contro la Rivelazione e contro il magistero. quindi, contro Roma. Qua c’è un micidiale attacco a Roma su tutti i fronti. Questo micidiale attacco gnostico, che poi avrà il suo culmine anche nella Libera muratoria, che nasce a Londra nel 1717 e che poi da lì si propagherà e otterrà un’influenza praticamente in tutti gli stati. Questa mentalità gnostica – che lo ripeto -, decide lei su cosa sia bene e male, e lo decide all’interno di élite ristrettissime, in quanto queste élite si ritengono in grado, essendo tanto intelligenti, di capire, di definire il bene e il male, mentre tutti gli altri non possono che obbedire alla sapienza di questi, che si sono autodefiniti “profeti dell’umanità”.

Da allora la storia d’Europa sarà caratterizzata dalla palestra in cui queste élite gnostiche si succederanno l’una dopo l’altra. Come? In una serie di orrori. Il dispotismo illuminato, la Rivoluzione Francese – che in nome della libertà, della fraternità e dell’uguaglianza, ha causato i fiumi di uccisioni di tutti coloro che si trovavano sul suo cammino. E poi arrivò il tempo del liberalismo, perché la gnosi, procedendo nella sua valanga sanguinaria, dopo il disastro della Rivoluzione Francese, dopo il disastro di Napoleone, che ha provocato milioni di morti in tutt’Europa, l’uomo non si è fermato, non è tornato a Dio, non è tornato a Roma, non è tornato all’unità cristiana che ha fatto grande l’Europa, ha perseverato nel suo errore. Certo non l’ha fatto nel nome della ragione, come era successo durante il periodo giacobino e napoleonico, l’ha fatto nel nome del sentimento.

Ma il sentimento, slegato dalla verità, è di nuovo un avanzare nella presa di distanza da Dio. Infatti, questo sentimento che ha avuto il nome di liberalismo, che in Italia si è affermato col Risorgimento, col sentimento che esaltava l’identità nazionale, la volontà di indipendenza – certamente buono -, ma purtroppo questo movimento ha fatto sì che la guerra e l’odio contro Roma, scatenati da Lutero -, siano arrivati finalmente alla sua origine, cioè Roma. Roma che è sempre stata per la sua storia l’anima di questo impero e anche l’anima della realtà cristiana dell’Europa.

A riguardo di queste cose io ho scritto parecchio, e questa è una sintesi di quello che ho scritto a proposito di Risorgimento e di Europa. Il Risorgimento è stato fautore dell’unificazione politica della penisola italiana, che ha comportato la scomparsa dello Stato Pontificio, all’eliminazione da parte dello Stato Sabaudo di tutti gli ordini religiosi della Chiesa cattolica. Stato che pure nel suo statuto definiva la Chiesa cattolica quale “Chiesa di Stato”. Come al solito, queste belle frasi si sono rivelate per quello che erano veramente, e cioè l’incarnazione di uno spirito anticristiano che ha portato devastazione e morte in Italia, e che ha ridotto noi italiani dall’essere sempre stati vessillo di civiltà e anche di ricchezza, a poveretti che sono stati costretti a emigrare in tutto il mondo. Questo è stato il Risorgimento.

Poi, andando avanti, la gnosi di diverse fazioni ha continuato nella sua folle corsa distruttiva cercando di affermare la sua propria visione del mondo, che significa anche il proprio potere e la propria ricchezza. Questo ha portato, al culmine del secolo scorso, alle due guerre mondiali. Guerre spaventose. Per l’Italia la Prima guerra mondiale è forse stata più terribile della seconda, alla fine di quest’ultima si è provato a ricostruire quell’unità europea che era stata persa, che era esplosa con Lutero e Calvino.

Ma come si è fatto questo? Si è fatto tornando a Roma, o no? Cioè, si è fatto recuperando il rapporto con la nostra storia vera, con la nostra grande storia Europea, o, al contrario, è stato fatto mettendo ancora una volta tra parentesi il cristianesimo, per approdare a nuovi lidi gnostici? Questo interrogativo ora lo pongo ai miei ospiti, a cominciare dal primo, che è il mio amico Onorevole Alfredo Mantovano, che è stato magistrato, e in politica è stato diversi anni sottosegretario al ministero degli interni.

Alfredo, buona sera! Hai sentito quello che ho detto? Ho fatto un quadro abbastanza drammatico della situazione, ma insomma…

Mantovano. – Buona sera agli ascoltatori di Radio Maria! Si, ho sentito, ma adesso io desidero scendere un po’ più in basso. Io credo che oggi l’alternativa non sia quella banale di Europa si, Europa no, e neanche quella tra Unione Europea sì o no, ma che la domanda sia: “Quale Europa?” Do per scontato che ci siano delle ragioni importanti per provare a tenere insieme il più possibile i popoli europei, che sono certamente quelli che prima hai ricordato, e cioè tutto ciò che lega questa parte occidentale del continente asiatico che non ha una sua identità territoriale, ma una identità culturale che ha radici millenarie- e queste radici sono quelle che, come ogni tanto va ricordato, si poggiano su tre città, e cioè su Gerusalemme, su Atene e su Roma e su quel che ciascuna di esse ha rappresentato. E la pianta, fondata su queste radici, oggi è di fronte a nuove sfide, anche soltanto dal punto di vista economico. Non può pensare una singola nazione europea di affrontare da sola la sfida della globalizzazione, quando si deve competere con potenze come la Cina, l’Indi, gli Stati Uniti e la stessa Russia.

L’alternativa quindi non può essere solo quella della difesa degli interessi nazionali, come vedo fare da alcuni partiti che sostengono i governi dell’uno o dell’altro paese, come accade in Ungheria ed altri, che diventa una sommatoria di egoismi. Quindi la domanda è: “Quale Europa? ma non che ci debba essere l’Europa o l’Unione Europea. E il quale Europa non può non tornare alle radici, non soltanto per delle ragioni ideali e storiche che abbiamo ricordato, ma anche perché si tratta di qualcosa di fondamentale.

Circa tre anni fa, tre importanti leader di 3 paesi europei, i leader dell’Olanda, dell’Italia, Matteo Renzi e delle Merkel per la Germania, si ritrovarono insieme a Ventotene per andare in pellegrinaggio sulla tomba di Altiero Spinelli, il quale, come tutti sappiamo, è ritenuto il manifesto fondante dell’Unione Europea. Spinelli, nel 1941 era al confino nell’isola di Ventotene, al largo della Campania e del Lazi, e insieme a Rossi e a (non ho compreso il nome), hanno messo già un manifesto che poi è entrato nella storia come Manifesto di Ventotene, a cui molti, come Napolitano quando era in carica, ancora adesso, fanno riferimento a questo documento.

Ecco, se l’Europa dev’essere quella che ha come riferimento il documento di Ventotene, allora finiremmo negli obrobri e nei disastri che ci sono stati negli ultimi decenni. Basta leggerne alcuni passaggi importanti per capire. In uno di essi, per esempio, si legge: “Il popolo ha sì, alcuni bisogni fondamentali, ma in realtà non sa che cosa volere e che cosa fare. Mille campane suonano alle sue orecchie, e coi suoi milioni di teste non riesce a raccapezzarsi”. Quindi, la critica al populismo vanta una solida tradizione. Qual è la soluzione che il Manifesto di Ventotene individua? È quella di costituire l’unione tra i paesi europei attraverso la dittatura del partito rivoluzionario, che deve preesistere alla nuova democrazia, e, in virtù della quale poi, superando le divisioni tra i popoli che succedono quando i popoli vengono fatti esprimere troppo, è meglio che si trovino invece di fronte a qualcosa che viene calato dall’alto.

Tutto ciò non avviene per caso, ma avviene per la semplice messa in pratica di ciò che è stato scritto a tavolino. Per questo sono consapevole che nella formazione dell’Europa ha concorso il pensiero di cattolici come Adenauer, Shuman e De Gasperi, ma purtroppo ha prevalso il pensiero espresso dal Manifesto di Ventotene, quindi un pensiero imposto dall’alto, e quindi le regole che disciplinano l’attività delle principali tradizioni europee, sono regole fatte apposta perché prevalgano più le burocrazie, che non le realtà dei popoli. Questo lo posso dire anche per la mia lunga esperienza all’interno delle istituzioni europee. Io ho lasciato nel 2011 quando l’Europa era già a 27 membri, poi diventati 30. Ciò rende impossibile il tracciare delle linee politiche. Questo porta al fatto che le decisioni vere vengono assunte prima dal confronto tra le burocrazie dei vari paesi e quella dell’Unione Europea. Questo ci spiega perché da anni e anni, su nodi cruciali che interessano l’Europa, dalla disciplina dell’immigrazione, alla prevenzione al terrorismo, al sistema giudiziario per nulla omogeneo, non si riesce a raggiungere nessun risultato significativo. Pensate, per esempio, alle interminabili discussioni fatte per l’estensione dell’ora legale, mentre, per quanto riguarda la situazione in Libia, l’Italia non è stata capace di dire una parola che fosse in linea con l’Europa. Anche riguardo ai gravi problemi del Cossovo, lasciava ugualmente senza parole l’Europa, non avendo nei suoi stati una linea comune.

Pellicciari. – Certo, quello che ha detto Mantovano è interessantissimo. Io però proverei, portando degli esempi, a chiedermi se per caso questa continua difficoltà in cui l’Europa si dimena, spesso su tutta una serie di inezie, che determinano poi una enorme spesa di tempo e denaro, mi chiedo: è possibile che questa indecisione cronica in cui l’Europa si dibatte, sia originata dal fatto che ci sono quelle élite anticattoliche che esprimono un vero odio per la Chiesa Cattolica e per Cristo, che stanno cercando surrettiziamente di imporre la loro visione gnostica a tutto il continente, a tutti i popoli? Popoli, alcuni dei quali fanno chiaramente resistenza a questo. Ricordo che era stata approntata una Costituzione avveniristica, ma che poi, sia l’Olanda che la Francia hanno bocciata attraverso un referendum, e, nello stesso tempo, nel preambolo della Carta Europea dei diritti, approvata a Nizza, sentite che cosa si diceva: si diceva che: “Compito dell’Unione è: «Rafforzare la tutela dei diritti fondamentali alla luce dell’evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici». Che vuol dire questo?

Questo vuol dire quello che l’Europa ha fatto in questi anni. Cioè, ha cercato di imporre a tutti, anche ai nuovi membri, il matrimonio omosessuale, l’appoggio dell’aborto, eccetera. Ricordo che mentre c’era Prodi, Bush ha tolto i finanziamenti americani alla Palestina e anche all’aborto, noi invece, come Europa, abbiamo subito riempito quel buco. Ora vi cito alcuni esempi carini. Nel 2004 il governo Berlusconi aveva indicato il cattolico Rocco Buttiglione a Commissario europeo. Però, che cosa ha fatto Buttiglione? Ha affermato (temerariamente), una cosa indicibile, e cioè che l’omosessualità praticata è peccato. Per questo Buttiglione è stato bocciato come membro della Commissione, perché intollerante. Nel 2010 – e questi sono esempi drammatici, drammatici, che non hanno avuto nessuna presa di posizione seria in nessun governo, nemmeno in quello italiano -, nel 2010 è stata promossa dalla Commissione Europea una agenda multiculturale. Questa agenda, che è stata distribuita in 3milioni di copie in 21mila scuole. Bene, qual era l’obiettivo di questa agenda? Dare visibilità a tutte le feste di tutte le possibili religioni presenti in Europa. Tutte! Tutte, meno quella cristiana, perché in questa agenda non era presente né il Natale, né la Pasqua. Se ne sono accorti – guarda caso – i vescovi inglesi, e che cosa ha detto l’Unione Europea? Oh, è stato un errore! Un errore abolire tutte le feste cristiane? Beh, anche in Italia, Bassolino aveva fatto la stessa cosa.

E l’ultimo, molto significativo esempio che voglio fare, che va proprio nella direzione citata prima da Mantovano. è quello di Mario Monti: di questo governo che è piovuto dal cielo dopo che è piovuta dal cielo la crisi del governo Berlusconi, piovuto dal cielo, perché c’è stata tutta una concomitanza incredibile, che non dipendeva dalla volontà del popolo italiano, che aveva votato compattamente per Berlusconi, costretto poi alle dimissioni. Poi è piovuto dal cielo Monti. Questo monti, in un video del 2011, diceva: «Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti!». Che sta dicendo questo signore? Sta dicendo che, nel momento in cui c’era una crisi economica gravissima, nel momento in cui il presidente Berlusconi è stato fatto fuori, e al suo posto è stato messo lui, l’Europa, per andare avanti aveva bisogno di gravi crisi! Per andare aventi, per fare passi avanti. «Perché – continua – perché l’Europa faccia passi avanti c’è bisogno, per definizione, della cessione di parti delle sovranità nazionali a livello comunitario». Cioè, in queste parole allucinanti di Monti, il soggetto non è il popolo europeo con le sue aspirazioni, con le sue credenze, con i suoi punti di riferimento. No, è un’astratta Europa che viene calata dal cielo da qualcuno, tra cui Monti, che viene messa in atto e che poi, ovviamente, ha portato il disastro, la disaffezione, il disamore che ha suscitato chiaramente (quella reazione poi definita spregiativamente da quelle élite culturali-economico finanziarie, come populismo. Ndt.) .

Ora però vorrei passare al secondo ospite che è don Stefano Caprio, che è un parroco che è stato tanti anni in Russia e che insegna all’Istituto Orientale di Roma. Perché l’ho invitato? Perché Giovanni Polo II, che è stato l’unico: non ci sono stati leader politici alla sua altezza! È stato l’unico che, ripetutamente, ha ricordato all’Europa le sue radici cristiane, senza le quali va alla distruzione! Perché senza di esse rinnega Dio, e rinnegando Dio, rinnega anche l’umanità dell’uomo, che è fatta a immagine e somiglianza di Dio! Quindi Giovanni Paolo, a più riprese parlava della necessità per questo continente che si chiama Europa, con una meravigliosa storia alle spalle, unisca le sue due forze, i suoi due polmoni, quello occidentale e quello orientale. Buona sera, don Stefano!

Don Stefano. – Buona sera a voi e a tutti gli ascoltatori. Si, certamente, l’intuizione di Giovanni Paolo II è decisiva. Lui diceva queste cose nel 1983 quando ancora si stava dentro uno scenario di divisione e di guerra fredda, con un mondo diviso in due campi, tanto più l’Europa. Dopo sono stati fatti dei passi molto importanti e anche molto discutibili, che però non hanno portato a quest’Unione a due polmoni, perché se noi guardiamo, il problema è nato proprio con l’ingresso in quella che poi è diventata Unione Europea, dei paesi che erano sotto il comunismo. E questa fusione Auspicata da Papa Wojtyla, non è avvenuta.

Bisognerebbe ricordare una cosa: che la Comunità Europea, nata nel 1957 – all’inizio era composta solo di sei paesi, che sostanzialmente erano tre: Francia, Germania e Itali, più Belgio, Olanda e Lussemburgo -, aveva una sua coerenza come unione, anche ideale. Quando poi nel 1993 è stata fatta l’Unione Europea e poi si aperto quel processo complicato, ben descritto da Mantovano prima, si è creata una realtà diversa, che non ha funzionato. Non si può dire che la Comunità Europea dei primi 50 anni fosse perfetta, ma nessuno protestava, perché si sentiva al di là di questo processo di scristianizzazione e di omologazione gnostica, come ha detto lei, che era in atto già da tempo, ma non si sentiva la divisione, mentre oggi si vede che c’è una forte divisione. Oltretutto non dimentichiamo che metà del territorio del continente europeo non fa parte dell’UE. La Russia, la Bielorussia, l’Ucraina, buona parte dei Balcani, che vogliono entrare, ma ancora non sono entrati. A parte la Norvegia e la Svizzera che non sono mai entrati e l’Inghilterra che se ne sta uscendo, tutto questo è più di metà dell’Europa che non fa parte dell’UE. Allora, è vero, come diceva Mantovano: quale Europa? L’Europa che profetizzava, che sperava Giovanni Paolo II, ci spinge a far capire come ci voglia davvero una integrazione di diversi. Questo è ciò che aveva fatto il cristianesimo, salvando anche l’eredità greco-romana, che era stata una lunga elaborazione di diverse ispirazioni.

Lei ha parlato di San Colombano e di Gregorio Magno. Gregorio Magno è colui che cercava di salvare il mondo antico, l’Impero Romano, in un nuovo ideale. L’Europa è l’erede di quel mondo antico, e la nuova integrazione oggi non funziona nel mondo globalizzato in cui si cancellano le identità, e non si vede ancora come potrà effettivamente realizzarsi. I due polmoni di cui parlava il papa polacco, allora era una espressione relativa ai due rami, orientale e occidentale, del cristianesimo. Il papa aveva preso questa espressione da un poeta e filosofo russo Veceslav Evanov, e la citò per la prima volta nel 1983 in un convegno su questo pensatore, che era un russo ortodosso che si era trasferito in Italia dopo la rivoluzione, e si era convertito al cattolicesimo usando la formula che si era inventata il filosofo Vladimir Sergeevič Solov’ëv , un altro russo morto nel 1900, che a sua volta si era convertito al cattolicesimo, proprio per unire i due polmoni, come diceva Evanov: “Se io non divento cattolico, la mia ortodossia rimane asfittica. È come respirare con un solo polmone. Invece io voglio respirare con entrambi». Da allora Giovanni Paolo II lanciò questa espressione, facendoci capire che queste due diversità, se trovano un battito, un cuore comune, scoprono il vero significato di questa espressione. Quindi, se volgiamo opporci all’omologazione gnostica, di cui lei parlava, dobbiamo ritrovare un modo in cui il cristianesimo si fa promotore di una nuova convergenza, di un nuovo dialogo. Gli ultimi tre papi hanno perseguito questo obiettivo. Sono principalmente i paesi dell’est, quelli che hanno provato il giogo comunista, che ci tengono maggiormente alla conservazione e difesa delle radici culturali. (Obiettivi stupendi, ma, data la realtà che abbiamo sotto gli occhi, pare impossibile ai soli sforzi umani, ma certamente possibili per la Regina della Pace, che è qui tra noi a Medjugorje da quasi 40 anni proprio per ridonarci un tempo di pace. Ndt.). Anche nel conflitto che è scoppiato tra Russia e Ucraina c’è tutto un modo di interpretare l’Europa. Son dimentichiamoci che c’è da 5 anni una guerra in Europa, che è nato dal fatto che l’Ucraina voleva entrare in Europa e la Russia non voleva cederla, perché anche la Russia ha l’esigenza di trovare un nuovo modo per riaffermare un’identità che è stata cancellata da 70 anni di comunismo. Queste sono sfide davvero grandi, in cui noi oggi non abbiamo una risposta.

Quindi è un bene che l’Europa sia in crisi. In questo senso, non dico di essere d’accordo con Mario Monti, ma è un bene che ci sia questa crisi. Se quel modello di Europa è andato in crisi vuol dire che dobbiamo ripartire, ovviamente non da zero, perché abbiamo avuto – salvo la guerra in Bosnia e ora l’Ucraina -, 70 anni di pace, ma da una storia bimillenaria in cui il cristianesimo ha giocato un ruolo decisivo.

Pellicciari. – Si, la possibilità di estendere l’interpretazione di quello che diceva Monti rispetto a quello che diceva lei, mi pare molto remota! Perché lui parla dal punto di vista gnostico, e cioè di eliminare tutte le differenze per far trionfare il pensiero unico.

Don Stefano. – Lo si può vedere anche in positivo… “Eh, va bene, si ma allora si dice un’altra cosa”, risponde la Pellicciari.

Pellicciari. – Adesso però dà la parla a al nostro quarto ospite, che è un giovane caro amico mio, che si chiama Nicola Speranza, che, purtroppo per lui- lo dico scherzosamente -, lavora presso la Comunità Europea. È segretario generale di quello sparuto gruppo di cattolici che cerca di capire se si può fare qualcosa in Europa, contro la gnosi anti-familiare, anticattolica e antiumana, in difesa dei valori della famiglia e della vita. Buona sera, Nicola Speranza! Che stai facendo tu?

Speranza. – Beh, qui io porto la voce delle famiglie europee da una prospettiva cattolica. “E hai qualche speranza – dice la Pellicciari -, di ottenere qualche successo?”. “È il mio cognome Speranza, quindi cerchiamo di mantenerla questa virtù che per il cristiano è una certezza. Qui a Bruxelles ci sono, si calcola che ci siano circa 80mila lobbisti. Che cosa sono i lobbisti? Sono i rappresentanti di interessi particolari. Negli ultimi anni questi lobbisti sono andati aumentando. Si calcola che negli anni Ottanta ce ne fossero meno di mille, ma in questi ultimi 30, 40 anni sono andati aumentando. Bruxelles, come centro di potere, è diventato un po’ il luogo dove che, come il miele, attira questi rappresentanti di interessi particolari. Il 75% di tutti questi lobbisti rappresentano interessi industriali, economici e finanziari, ed è evidente – in riferimento a quanto detto da Mantovano -, che di fronte a questi meccanismi burocratici così lenti, il ruolo di questi personaggi molto particolari, che si chiamano lobbisti, sia fondamentale. E. per quanto l’Unione Europea – anche con il trattato di Maastricht del 1992, si sia voluto fondare anche sulla base del cosiddetto principio di sussidiarietà, questo principio in realtà non è rispettato o non è inteso nel vero senso della parola. Un principio che viene direttamente dalla dottrina sociale cattolica, definito in primis da Pio XI in maniera molto chiara nell’a sua enciclica Quadragesimo anno, che afferma che i corpi sociali superiori: lo Stato e le entità più importanti, devono lasciare il passo ai corpi sociali minori, senza vedere nessun tipo di monopolio. A maggior ragione, quindi, per l’UE. Il principio di sussidiarietà considera che tutto si debba muovere in considerazione della persona. La persona e la sua famiglia sono al centro.

Pellicciari. – Scusa, ma non ho capito bene come colleghi il discorso che facevi prima sui lobbisti, e questo sulla sussidiarietà. In che senso?

Speranza. – Ci stavo arrivando, perché sussidiarietà significa servire la persona, non gli interessi particolari o le industrie o la finanza. E quello che facciamo noi qui a Bruxelles è proprio questo: richiamare, come Federazione Europea delle Associazioni Famigliari Cattoliche, di cui sono segretario generale, richiamare alla centralità della persona. Io qui rappresento dei genitori che hanno una responsabilità nei confronti dei loro figli. Ma anche i figli hanno responsabilità nei confronti dei genitori. Quindi, non siamo noi a servire l’UE, ma è essa che dovrebbe servire i suoi cittadini. Non facciamo altro che cercare di mettere in pratica ciò che diceva don Stefano prima di me, e che ha affermato anche papa Francesco nel discorso di accettazione del premio Carlo Magno. “Quella capacità di generare”. E chi, più della famiglia, ha la capacità di generare?

Pellicciari. – Su questo discorso noi quattro e quasi tutti quelli che ci ascoltano, sono d’accordo, però che strumenti operativi avete individuato?

Speranza. – Anzitutto l’essere presenti. Le associazioni famigliari esistono come una risposta alla Familiaris consortio di Giovanni Paolo II, che al paragrafo 94, dice: «Le famiglie devono crescere nella coscienza di essere protagoniste della cosiddetta politica familiare, ed assumersi la responsabilità di trasformare la società». E diceva, in questa frase profetica: «Diversamente le famiglie, esse stesse, saranno le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza».

Pellicciari. – Ma non ho ancora avuto da te la risposta. Per esempio, c’è un intellettuale francese molto noto: Remi Brague (un emerito professore della Sorbona), che ha preparato un manifesto per liberare le intelligenze europee. Liberarle, in che senso? In nome della verità. Ecco, viene ribadito questo concetto: la verità. Ma la verità si è persa in nome del relativismo, in nome del multiculturalismo. Tutti uguali, tutti sullo stesso piano. Ma qual è la verità? C’è un intellettuale che ha detto: «Sventura a noi, se stiamo zitti». Quindi lui fa una critica a tutto ciò che si muove sui media e nel dibattito pubblico. Anche voi avete fatto un manifesto? E cosa farete con questo manifesto? Lo proporrete ai candidati delle prossime elezioni europee?

Speranza. – Si, il nostro è un manifesto da sottoporre ai candidati che vorranno farlo proprio.

Pellicciari. – Si, ma in questo tempo è molto difficile capire a chi potremo dare il voto, perché siamo in un parapiglia in cui non si capisce niente! Allora forse bisognerebbe fare come a suo tempo, nel 1913, si è fatto col Patto Gentiloni, cioè fare un patto con alcuni che, poiché si ci sarà il proporzionale puro, nelle elezioni europee saranno avvantaggiati dai voti di quelli che ha si sono vincolati a un patto d’onore. È un po’ questo l’obiettivo, no? “Esatto! – risponde Speranza – Questo è uno dei mezzi che abbiamo concretamente messo in atto, proponendo a tutti i candidati questo patto, chiedendo loro di riconoscere la famiglia come nucleo fondamentale della società, con una serie di punti come il riconoscimento dell’emergenza dell’inverno demografico. “Che – aggiunge la Pellicciari – è una vera sciagura”. “Esatto, nessuno Statodell’Unione Europea raggiunge quello che viene chiamato tasso di sostituzione, cioè, 2,1figli per coppia. Nemmeno la Polonia lo raggiunge. La Polonia, come la Russia e altri stati dell’Est, soffre di anni di applicazioni di politiche comuniste, sovietiche, e con una liberalizzazione dell’aborto che è stata limitato soltanto dopo la fine dei regimi comunisti.

Pellicciari. – Però è anche vero che la Polonia ha avuto Giovanni Paolo II, e che il governo polacco sta dando delle agevolazioni fortissime a chi fa figli. Speranza. – Esatto. Quindi se in questi ultimi anni vediamo delle politiche famigliari forti, le possiamo trovare in questi paesi.

(Poiché mi accorgo che la trascrizione diventerebbe troppo lunga, lascio a chi lo desidera ascoltare gli ulteriori interventi dell’On Mantovano e di Don Stefano, cliccando sui sottostanti link dei siti di Angela Pellicciari, in cui sono raccolti anche i file audio delle sue conferenze, non solo a Radio Maria, che si trovano anche a www.radiomaria.it , cliccando su Archivio. Termino con le battute finali prima dello spazio per le numerose domande degli ascoltatori.

Don Stefano. – (…) Per esempio, sul tema della famiglia… Non dimentichiamo che i musulmani sono molto vicini ai cristiani nella difesa della famiglia. Su tanti punti si può fare un’alleanza, si possono porre dei temi in cui, anche chi è lontano si può unire … (Queste – mi permetto di dire –sono spesso le ingenuità buoniste di un certo cattolicesimo, che dimentica l’avvertimento di cristo: “Siate prudenti come serpenti, e candidi come colombe”. Ma sentiamo la reazione di Angela Pellicciari. Ndt).

Pellicciari. – Si, ma c’è anche la poligamia, c’è anche l’infibulazione, per quanto riguarda i musulmani. Ma la nostra cultura, non c’è dubbio che è la migliore, la più bella al mondo, perché rivelata! Su questo, secondo me, bisogna avere le idee chiare! Perché siamo stati invasi da una immigrazione massiccia e incontrollata, soprattutto – guarda caso -, in Italia. Perché? Perché doveva scomparire Roma! Deve scomparire la Chiesa cattolica! “Allora – interviene don Stefano – poniamoci questo problema!” E continua la Pellicciari: «Si, poniamocelo. Ma bisogna capire perché c’è stata questa cosa? Perché? Perché è stata privilegiata – lo diceva il cardinale Biffi vent’anni fa -, ed è l’unico che ha parlato con schiettezza, a parte Giovanni Paolo II, dicendo “Attenti a quello che fate, perché gli immigrati musulmani non sono compatibili con la nostra tradizione civile! Perché per loro la sharia, la tradizione politica e quella religiosa, sono un tutt’uno. E gli esempi che abbiamo in molti paesi europei, ce lo mostrano”.

Ma ora lasciamo lo spazio per le domande degli ascoltatori.

https://angelapellicciari.com/

Trascrizione di Claudio Forti

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