Le grandi eresie – di Hilaire Belloc

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Cinque eresie, cinque modi per adulterare la dottrina e rovinare il mondo. Potrebbe riassumersi così Le grandi eresie di Hilaire Belloc, giornalista, polemista, apologeta ma soprattutto storico amico di G.K. Chesterton. L’opera, scritta nel 1938, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, qui presentata per la prima volta in lingua italiana, è una trattazione articolata di cinque grandi eresie della storia (l’ariana, l’albigese, l’islam, la Riforma protestante e infine quella che viene chiamata “la fase moderna”) in qualche modo paradigmatiche per capire le direzioni dalle quali può partire l’assalto contro la fede cattolica; di ognuna vengono enucleate le caratteristiche e tratteggiato lo sviluppo storico, con la consueta attenzione di Belloc per la storia militare come responsabile di molti mutamenti storici (per esempio, evidenzia come tutto l’esercito dell’Impero romano era ariano, e che all’islam è stato permesso di sopravvivere grazie al fallimento della Terza Crociata). Vengono però esposti anche i caratteri in comune di ogni eresia, a partire dalla semplificazione dottrinale che insiste su uno solo dei grandi dogmi cattolici ma che allo stesso tempo svilisce gli altri: lo ha fatto anche l’islam, che ha insistito sui dogmi cristiani come l’uguaglianza, la dignità e la giustizia ma ha eliminato il sacerdozio e i sacramenti. Basterebbe però pensare al protestantesimo che, a dispetto delle prese di posizione, manca di un nucleo di dogmi condiviso e si caratterizza piuttosto per “il rifiuto dell’unità attraverso l’autorità”. Di certo, dopo il successo iniziale, ogni eresia finisce per scomparire, lasciando però delle tangibili conseguenze morali e sociali nei Paesi che ha contagiato.

(dalla prefazione)

Hilaire Belloc, Le grandi eresie, Fede & Cultura 2019

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