I 5 stelle vittime del loro vuoto culturale

3-omerta-abortoSecondo il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede “Non ci sono dubbi che la legge 194 sia una conquista del nostro Paese”. E questo ha dichiarato a proposito della proposta di molti deputati della Lega di inserire una norma che limiti l’aborto attraverso delle facilitazioni per l’adottabilità del concepito.

Purtroppo è triste constatare che quando mancano gli argomenti di ragione, di buon senso e di scienza (biologia qui), si usa la scorciatoia di ripetere i triti slogan del passato, senza riflettere ulteriormente su ciò che è in ballo davvero.

Quando la legge 194 fu approvata dal parlamento (1978) e poi dal referendum popolare (1981) più o meno manipolato dai radicali e dalle femministe, le conoscenze mediche sulla vita dell’embrione erano minime rispetto a quelle attuali. Non esistevano affatto le apparecchiature che permettevano a chiunque di vedere il nascituro in 3D mentre si succhia il dito, né di sentirne il battito cardiaco, o di coglierne appieno come oggi la vitalità e la voglia di vivere.

Le femministe del tempo ripetevano, tra altre enormità, “l’utero è mio e lo gestisco io”. Come se parlassero di un loro rene, dente o di un altro qualunque organo. Ma evidentemente così non è: il feto vive di vita propria, ha un proprio corredo genetico, uno specifico dna e un gruppo sanguigno suo proprio.

Infondo se il feto è visto come un organo della mamma, vuol dire che il bambino è una cosa e non un essere vivente! Ma se è una cosa, deve anche potersi vendere e comprare: ecco il passaggio logico dall’aborto all’utero in affitto, che certe femministe non vogliono fare, senza però rimettere in discussione l’aborto, da san Giovanni Paolo II paragonato ad Auschwitz.

Come mai poi è costantemente in aumento il numero dei medici obiettori? Non esistono medici che si rifiutano di curare il fegato o di asportare la milza, e neppure chirurghi che obiettano quanto alla distruzione di un tumore nel paziente…

Oggi, i medici e le persone informate (e spassionate) sanno benissimo che il piccolo essere umano che vive nel seno della madre esiste (è già in atto, benché in potenza rispetto alla sua piena maturazione); è di natura razionale (specie homo sapiens), e chiede vita nutrimento e amore, non bisturi assassini.

Scandaloso e contraddittorio è il fatto che il Movimento 5 stelle da un lato si proclami anti-sistema e politicamente scorretto, non succube cioè ai poteri forti che fanno la legge nell’Unione Europea e nel mondo intero. Ma poi, nelle questioni etiche decisive, che toccano la vita e la morte del vivente e quindi la sopravvivenza dei popoli, siano in tutto dalla parte del Partito democratico e delle lobby di potere (ammesso che Soros esista e non sia un’invenzione dei complottisti…).

Da parte sua il ministro per il Sud Barbara Lezzi, sempre in quota 5 stelle, afferma “Non c’è alcuno spazio per interventi o revisioni sull’interruzione volontaria della gravidanza. Il principio di autodeterminazione sancito dalla Legge 194 non può essere stravolto”. E anche questo è grave e sempre più ingiusto col passare del tempo.

Il principio di autodeterminazione della 194 altro non è che il fatto che secondo la legge la donna (madre) del bambino che porta in seno sia l’unica a poter decidere della sua vita o soppressione. Ad esclusione di chiunque altro, a partire proprio dall’uomo (padre), concausa del concepimento.

Ovvero, contro la lettera e lo spirito della Costituzione italiana, i cittadini grazie alla legge iper-femminista 194, non sono giuridicamente uguali, ma esiste una discriminazione messa nero su bianco dal legislatore. La madre del nascituro conta de iure et de facto più del padre. Questo lo si vede anche in altri casi, per esempio nelle separazioni e nei divorzi, come spiega meticolosamente un avvocato bolognese esperto in diritto di famiglia (cf. Massimiliano Fiorin, La Fabbrica dei divorzi, San Paolo).

Ma la differenza salta agli occhi. Se nel caso della gestione dei figli della coppia si tratta di un abuso che favorisce sistematicamente le madri e danneggia i padri – contro cui il decreto di Simone Pillon vorrebbe riparare – qui la discriminazione del maschile è legale e giuridica.

Il fatto che i ministri e i deputati 5 stelle non se ne rendano conto, ammesso che sia questo il caso, mostra l’inanità politica degli alleati di Matteo Salvini.

In America, dove per primi si arrivò alla legalizzazione dell’aborto (1973), da anni è in atto un processo secondo cui le maglie dell’aborto si vanno sempre più restringendo, anno dopo anno. Recentemente, sono stati vietati in alcuni Stati Usa l’aborto a cuore battente e l’aborto a causa della trisomia 21, ovvero in previsione della sindrome di down del nascituro.

Questa è la lotta di fondo che qualunque movimento di miglioramento nazionale e sociale deve fare propria: su certi temi non esiste il ni.

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