È guerra contro la famiglia, vescovi non reclutati

bassetti

di Andrea Zambrano.

Quella di Verona si sta delineando come una guerra per distruggere la famiglia. Eppure i vescovi non si rendono conto che una guerra è stata dichiarata. San Giovanni Paolo II disse che “attorno alla famiglia e alla vita si svolge oggi la lotta fondamentale della dignità dell’uomo”. E quando c’è una lotta bisogna combattere non auspicare buonismo. 

La rivoluzione non è un pranzo di gala e la lotta contro la famiglia non si affronta con gli scappellotti da oratorio. Serve anzitutto la consapevolezza che la guerra è in atto. Ci sono santi che l’avevano capito.

E poi ci sono vescovi di oggi che si limitano ad auspicare che tutto a Verona «si svolga con argomenti di interesse comune». O altri, come il vescovo Bassetti che si raccomandano sulla famiglia «unione e non terreni di scontro». Invece lo scontro c’è, è in atto con ferocia e determinazione e gli episodi di questi ultimi giorni lo testimoniano.

Vogliamo aggiungere al catalogo i più recenti, dopo il boicottaggio degli alberghi? Un traduttore, che si fregia del titolo altisonante di Interprete di Che tempo che faaddirittura sta dando la caccia ai colleghi che si metteranno le cuffie nella tre giorni veronese. “Sarebbe fantastico che nessun interprete si prestasse a tradurre le scempiaggini di questa gente che si riunirà a Verona. Se così non fosse qualcuno mi dia i nomi di chi stava dentro le cabine”. Se un signor nessuno, ma comunque più protetto di altri professionalmente e pagato con soldi pubblici dalla Rai lancia dalla sua pagina Fb una caccia alle streghe di questo tenore, vuol dire che attaccare la famiglia è ormai diventato uno sport comodo e remunerativo.

Questo, un vescovo, un comandante in capo lo deve denunciare. Non deve limitarsi soltanto ad auspicare che non si litighi, perché la posta in gioco è la dignità dell’uomo, non è il trofeo del torneo di palla avvelenata della festa di fine oratorio.

Ma dalle parole dei vescovi – pochi – che sono intervenuti si percepisce comunque una sorta di fastidio non tanto per le reazioni sguaiate e liberticide delle Boldrini e delle Cirinnà, ma proprio nei confronti degli organizzatori del Congresso. Il segretario di Stato, Cardinale Parolin prende le distanze dal metodo anche se l’unico metodo che abbiamo visto all’opera è stato quello comunisteggiante degli oppositori arrivati come abbiamo visto persino alla caccia alle streghe. Il metodo degli organizzatori, tra cui Toni Brandi e Jacopo Coghe, in realtà l’abbiamo visto all’opera mentre incassavano con perfetta letizia tutto e contemporanemente replicavano punto su punto alle falsità sul conto dei relatori internazionali, svillaneggiati da un Paese che dovrebbe ospitarli invece li ha presi a pesci in faccia. Una volta eravamo almeno maestri di ospitalità, noi italiani.

Il vescovo di Verona Zenti invece ci sarà. Onore al merito. Nell’intervista rilasciata alla Stampa si limita a auspicare che tutto si svolga in un clima di “grande libertà espressiva, con argomenti di interesse comune e si elaborino itinerari culturali, sociali e legislativi capaci di focalizzare l’insieme delle criticità e delle prospettive sulla realtà famiglia istituzione”.

Finalmente arriva anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il vescovo Gualtiero Bassetti che, intervistato dal Giornale, ha detto che “la famiglia non è terreno di scontro, ma ha bisogno di politiche strutturali”. Sarebbe bello fosse così, purtroppo invece lo scontro è in atto e bisogna soltanto capire chi ha dichiarato guerra. Ma dalle frasi successive sembra che il capo dei vescovi italiani non abbia alcuna voglia di chiedersi chi sia l’aggressore. “Il vero problema – ha detto a Stefano Filippi – come mi sembra evidente anche nel caso dell’appuntamento di Verona, è che trasformiamo la famiglia in un’occasione di scontro e non di incontro. Da una parte chi la usa per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall’altra chi la considera ormai superata e retrograda”.

A questo punto verrebbe da chiedere a sua eccellenza da che parte stanno gli organizzatori? Sono forse tra coloro che legittimano le discriminazioni quando ribadiscono che la famiglia si basa sul matrimonio tra maschio e femmina? Dunque, il messaggio che passa è che comunque gli organizzatori del Congresso un po’ di colpe ne hanno. Infatti Palazzo Chigi ha inviato la diffida ad utilizzare il logo del governo, ma questo ai vescovi deve sembrare un messaggio unificante, mentre Regioni come il Friuli Venezia Giulia hanno deciso di essere presenti con un delegato.

E’ chiaro che finché non si riconoscerà che lo scontro sulla famiglia è in atto, che la guerra è al massimo del suo clangore, nessun intervento di alti prelati volto alla pace potrà essere utile. Perché se non si riesce a vedere che la guerra è in corso, anche gli appelli cadranno nel vuoto sommersi dalla retorica buonista di un paternalistico “fate i bravi, se potete”. E poi perché la pace si ottiene dopo aver combattuto. Se non si combatte al massimo si chiede un armistizio, o una resa, ma non certo una pace.

Sull’altro versante della barricata intanto, non stanno a guardare. A Milano alcuni studenti di Azione universitaria sono stati letteralmente sloggiati da antagonisti di Milano mentre all’interno di un bar parlavano di aborto. Sloggiati senza tanti complimenti tanto che il barista che ospitava l’evento si è sentito in dovere di dissociarsi dalle idee di questi “studenti fascisti”. Colonizzazione ideologica pura e asservimento totale al potere conformista. Di fronte a questo è legittimo ammettere che è in atto una lotta all’ultimo sangue o dobbiamo continuare ad auspicare che tutto si svolga dentro i confini del bon ton e dell’unità?

Che abisso rispetto alla consapevolezza di un Papa come Giovanni Paolo II che sull’attacco alla famiglia aveva le idee decisamente più chiare. Non aveva paura a chiamare il nemico con il suo nome e la situazione presente una lotta. Come quando disse che “attorno alla famiglia e alla vita si svolge oggi la lotta fondamentale della dignità dell’uomo”. Infatti lottava con i denti. Adesso ci si limita ad auspicare…

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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