Se anche Maria Stuarda diventa un’eroina liberal

54651di Paolo Nardi

Un tempo ci si accapigliava sulle differenze di religione tra cattolici e protestanti, ma è interessante vedere come l’epoca nella quale viviamo abbia cancellato tutto sull’altare del politicamente corretto, del #metoo e dell’identità di genere. Il film Maria regina di Scozia con Soairse Ronan nei panni di Maria Stuarda e Margot Robbie in quelli di Elisabetta d’Inghilterra è un ottimo esempio dello stato in cui versa il cinema di oggi: a un comparto visivo affascinante (ottimi interpreti, costumi meravigliosi, scenografie cupe ed evocative, belle immagini dell’aspra natura scozzese) corrisponde un’impostazione multietnica e politicamente corretta che deforma il passato a uso e consumo del presente, in sprezzo a qualsiasi realtà storica.
Ecco quindi un ambasciatore inglese afroamericano, la dama di compagnia di Elisabetta cinese, addirittura il musico italiano Rizzio è un portoricano gay. La stessa Maria (regina cattolica) si pone nei confronti dell’omosessualità e della libertà di religione su posizioni e toni di una liberal di oggi. C’è il predicatore presbiteriano John Knox (con gli occhi folli di David Tennant), ma è poca cosa: i conflitti di religione sono assolutamente accessori e costituiscono più una vernice che il motore degli eventi, il quale è invece la rivalità storica fra le due sovrane che qui si trasforma in una sorellanza mal gestita in chiave femminista e di rivolta di genere contro il mondo maschile. Elisabetta e Maria sono due vittime di una società nelle mani di uomini malvagi e invidiosi, e per questo rappresentano due modi contrari di opporvisi: Elisabetta sceglie di essere un uomo, di non sposarsi e di non avere figli; Maria vuole essere esattamente quello che Elisabetta non è e quindi generare un figlio, l’erede che la Scozia aspetta, puntando sulla propria femminilità. Sono però entrambe delle perdenti, e non a caso John Knox tuona dal pulpito che “l’autorità delle donne genera mostri”. Banalizzazione, attualizzazione o ideologia? Agli spettatori l’ardua sentenza.

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