Belgio e abusi, il 76% delle vittime dei preti sono maschi

Chiesa arcobaleno

di Marco Tosatti.

La Chiesa cattolica belga ha pubblicato un rapporto sugli abusi sessuali da cui risulta che su oltre 1.000 casi presi in considerazione il 76% delle vittime sono di sesso maschile. Il risultato evidenzia ancora una volta il preponderante legame tra omosessualità e abusi da parte del clero, un aspetto che i vertici del Vaticano non vogliono riconoscere.

La Chiesa cattolica in Belgio ha pubblicato martedì 12 febbraio un rapporto sugli abusi sessuali, simile a quello recentemente diffuso in Germania. Il rapporto ha rilevato che, su oltre 1.000 casi registrati e presi in considerazione, il 76% delle vittime di abusi erano di sesso maschile. Il documento, già divulgato da Life Site News e che potete consultare in francese a questo indirizzo, è stato redatto sotto la guida di un professore di psicologia in pensione, Manu Keirse (insegnava a Lovanio), ed è stato presentato dal cardinale Jozef De Kesel, arcivescovo di Malines-Bruxelles.

De Kesel ha affermato che centinaia di vittime di abusi sessuali “hanno finalmente avuto negli ultimi anni il coraggio di parlarne [dell’abuso]”. Il cardinale ha suggerito che ora è importante riconoscere la sofferenza delle vittime, la loro impotenza verso i loro abusatori e il loro silenzio forzato. Il professor Keirse nell’introduzione del rapporto scrive che “l’abuso sessuale o la condotta abusiva non sono una malattia, ma un delitto, un abuso di potere”.

Secondo il rapporto, dal 2010, 1.054 persone si sono recate nei centri predisposti dalla Chiesa per l’ascolto delle vittime di presunti abusi sessuali. Su 426 casi segnalati ad alcuni di questi centri, il 92% risale a 28 anni fa e anche oltre. Il 73% delle vittime aveva tra 10 e i 18 anni quando sono state aggredite. La maggior parte dei casi di abusi sessuali da parte del clero è avvenuta o nelle scuole cattoliche o nelle parrocchie, si legge nel documento.

Il rapporto reso pubblico in Belgio conferma una linea di tendenza che è già emersa in altri Paesi, come gli Stati Uniti e la Germania, e non solo: e cioè che la maggioranza delle vittime sono di sesso maschile, adolescenti o preadolescenti. Come scrive Katholisch.de a proposito della relazione: “Tre vittime su quattro erano di sesso maschile (76%)”.

È un risultato significativo, che evidenzia ancora una volta il legame tra omosessualità e abusi sessuali da parte del clero, un aspetto che i vertici del Vaticano non vogliono riconoscere, a cominciare da papa Francesco. Nella sequela di scandali dello scorso anno, dalla tempesta degli abusi in Cile al rapporto del Gran giurì della Pennsylvania fino al commento della testimonianza dell’arcivescovo Viganò, la parola “omosessualità” in rapporto agli abusi non è mai stata pronunciata dal Pontefice, ed è assente anche nella preparazione del vertice delle Conferenze Episcopali che si svolgerà dal 21 febbraio in Vaticano.

Il legame prevalente abusi-omosessualità è fortemente negato da molte figure di spicco della Chiesa. Il gesuita Hans Zollner, uno dei quattro uomini chiamati da papa Francesco a preparare l’imminente summit sugli abusi sessuali, ha affermato che “il vero problema dell’abuso sessuale non è l’orientamento sessuale, ma l’abuso di potere”. Un legame che invece è stato sottolineato da diversi vescovi e cardinali, negli Stati Uniti e altrove; e fra questi, di recente, il cardinale Gerhard Müller e il cardinale Walter Brandmüller. Una petizione, promossa dall’organizzazione cattolica svizzera Pro Ecclesia e da Life Site News è stata lanciata per fermare le reti omosessuali nella Chiesa cattolica. La petizione, che sarà presentata ai partecipanti al prossimo summit, conta finora oltre undicimila firmatari.

La Conferenza episcopale belga ha già creato una fondazione chiamata Dignity per pagare una qualche forma di risarcimento finanziario alle vittime degli abusi. Tra il 2012 e il 2017, questa fondazione ha erogato 4.48 milioni di euro, con somme variabili tra i 5.000 e i 25.000 euro.

De Kesel ha detto di sperare che il prossimo vertice offra una “politica coerente per l’intera Chiesa cattolica” su questo problema. Uno degli scandali di abusi sessuali più importanti degli ultimi anni in Belgio riguarda l’ex presidente della Conferenza episcopale belga e membro del cosiddetto Gruppo di San Gallo, il cardinale Godfried Danneels, con posizioni moderniste. Delle registrazioni divenute pubbliche nel 2010 hanno rivelato che il cardinale Danneels aveva esortato una vittima a non rivelare abusi sessuali compiuti per tredici anni per mano di un vescovo, Roger Vangheluwe, amico del cardinale. La vittima di abusi era il nipote di Vangheluwe. Danneels suggerì nella conversazione con la vittima che il caso venisse tenuto segreto e che il vescovo abusatore potesse andare in pensione pacificamente.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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