SENTIMENTO RELIGIOSO E LIBERTA’ DI ESPRESSIONE

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) in data 18 dicembre 2018 (Molla Sali vs. Grecia) ha suscitato polemiche non per la decisione finale (favorevole alla ricorrente, una vedova musulmana residente in Grecia, che si opponeva all’applicazione della legge islamica in materia di successione), ma per aver riconosciuto agli Stati la facoltà di “creare un determinato quadro giuridico per accordare alle comunità religiose uno statuto speciale comportante particolari privilegi”, quindi di accettare, se lo ritengono opportuno, l’applicazione della sharia1. Polemiche che hanno riportato di attualità quelle suscitate dalla sentenza in causa E.S vs. Austria, risalente a un paio di mesi prima. Nell’occasione era stata ritenuta non in violazione della libertà di espressione,

quindi confermata con rigetto del ricorso dell’interessata, la sanzione inflitta dai tribunali austriaci alla signora Elisabeth Sabaditsch-Wolff per avere, in una manifestazione culturale, definito “pedofilo” il profeta Maometto a proposito del matrimonio con la piccola Aisha (“Un 56enne e una bambina di 6 anni? Come chiamarlo, se non un caso di pedofilia?”).

E’ verosimile che i giudici di Strasburgo si attendessero critiche dai partiti cosiddetti populisti/sovranisti (Elisabeth Sabaditsch-Wolff fa parte dell’austriaco “Partito della Libertà”) forse anche dall’Italia, ma verosimilmente non dall’italiana “Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti” (Uaar), invece prontamente attivatasi a porre la domanda se sia “giusto subordinare un diritto fondamentale come la libertà d’espressione alla suscettibilità di questo o quell’altro gruppo sociale? Anzi, religioso? O se vogliamo dirla in modo più schietto: può passare il principio che il timore di ritorsioni possa condizionare le nostre vite?”. L’Uaar ritiene che questo appunto abbia fatto la Cedu con l’affermare che con la sanzione i magistrati austriaci “hanno correttamente bilanciato il diritto alla libertà d’espressione con il diritto di altri di vedere tutelati i loro sentimenti religiosi, e hanno perseguito il legittimo fine di preservare la pace religiosa in Austria”. Quindi, l’esito del giudizio e il sacrificio della libertà di espressione sono dipesi dal perseguimento di un fine politico.

In appoggio dell’Uaar un comunicato dalla Iheu (“The International Humanist and Ethical Union”): “La nostra preoccupazione non è che le corti possano attivarsi per prevenire il vero incitamento all’odio. Ma la preoccupazione per tutti dovrebbe essere che agli Stati europei vengano riconosciuti margini per criminalizzare il dispregiamento di dottrine religiose e che la Cedu stia attivamente affermando un inesistente diritto delle persone di vedere tutelato il loro sentimento religioso”. Effettivamente il rischio, se di rischio si tratta, è reale per quanto riguarda le persone musulmane. Tuttavia, per il cristianesimo, la religione che forse (per il momento), operando in Italia, più l’interessa, l’Uaar può dormire fra due guanciali. Difatti, se i giudici di Strasburgo si impegnano a protezione del sentimento religioso dei musulmani, per i cristiani è tutt’altro discorso. Con la sentenza Sekmadienis Ltd. vs Lituania, del 30 gennaio 2018 la Corte, accogliendo il ricorso di un’agenzia pubblicitaria multata dal governo lituano per avere pubblicizzato dei vestiti utilizzando le figure di Gesù (in jeans e petto nudo) e di Maria, accompagnate dagli slogan: “Gesù che pantaloni!”, “Madre di dio, che vestito!” e “Gesù Maria, che stile!”, ha condannato la Lituania, colpevole di avere violato la libertà di espressione, che “costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica” e “si estende a idee che scioccano, offendono o disturbano”.

Si può sperare non ne abbiano l’intenzione, ma “oggettivamente”, come dicevano ai loro bei tempi i marxisti, la giurisprudenza dei giudici della Cedu spiega ai cristiani che i loro sentimenti religiosi verranno protetti se e quando le loro reazioni a espressioni che li ”scioccano, offendono e disturbano” come credenti saliranno di livello tanto da mettere in pericolo la pace religiosa nel loro paese.


1 Segnalo agli interessati al commento di questa sentenza il mio scritto “I labirinti del politically correct,. Diritti umani della Ue e legge islamica” nella rivista on line “Domus Europa”.

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