Salviamo il Venezuela dal comunismo cubano

chavez

Da ACTUALL, organo spagnolo di informazione online – Articolo di Angel Fernández – 10.01.2019

Hugo Chavez e Nicolás Maduro in una immagine dell’8 dicembre 2012. Palazzo di Miraflores.

In questo 10 gennaio 2019 il presidente tiranno comunista Nicolás Maduro, giura per il suo incarico di presidente , dopo il fraudolento risultato delle ultime elezioni in Venezuela. Si tratta di un modello di regime tirannico: una dittatura con apparenza di democrazia.

Cerchiamo di spiegare perché deve prodursi una ingerenza internazionale in Venezuela per ragioni umanitarie, affinché venga evitata la morte di milioni di persone, come è sempre successo ogni volta che il comunismo si è instaurato in un paese. Il comunismo sta portando al collasso l’economia del paese in una forma tanto crudele e devastante da produrre migliaia di morti per carestia e infermità dovute alla penuria di alimenti e medicine

Tirannia in Venezuela: dittatura travestita da democrazia

Il regime comunista di Nicolás Maduro è illegale per essersi costituito sulla base di elezioni fraudolente e per aver sequestrato la sovranità del popolo con una forte repressione in favore di una oligarchia di perversi.

In questo 10 gennaio 2019 giura per il suo incarico di presidente il tiranno comunista Nicolás Maduro. Tuttavia, Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Perù ed altre autentiche democrazie come la Germania, l’Italia o gli Stati Uniti, hanno avvertito che non riconosceranno come valida la presa di potere di Maduro, a causa delle elezioni fraudolente del 20 maggio 2018, in cui furono boicottati la maggioranza dei partiti di opposizione, ma anche a causa della perversa compra di voti attraverso l’infausto per mille, e la minaccia di togliere gli aiuti alimentari e la molto probabile manomissione dei sistemi informatici. Nella sua dichiarazione, il Gruppo di Lima afferma: “Dobbiamo fare tutto il necessario per il ristabilimento dell’ordine costituzionale e democratico nella nostra nazione, in modo da restituire la sovranità, la libertà e il futuro ai venezuelani nel caso in cui Nicolás Maduro non decida di lasciare il potere che esercita illegittimamente, così come affermato dall’Assemblea Nazionale, dai legittimi poteri pubblici del Venezuela, dal Gruppo di Lima, dal Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani e di altri importanti paesi che formano la comunità internazionale. Dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre competenze costituzionali per provvedere alla sede vacante, creando le condizioni affinché la stessa sia debitamente colmata.

Il Venezuela patisce ormai da più di 15 anni una dittatura mascherata da democrazia. Il libro: Chavez: le frodi che portarono al collasso del Venezuela. (link nell’originale. Ma ve ne sono molti altri. Ndt), spiega come Hugo Chavez organizzò fin dal principio dei brogli elettorali per imporre il comunismo con il perverso aiuto dei servizi segreti cubani. (link per approfondire come vennero messe in atto le frodi elettorali dal referendum dell’anno 2004, come Actuall, attraverso l’oppositrice venezuelana Anna Mercedes Diaz, segnalò a suo tempo. Per questo motivo dovette fuggire mentre era direttrice del Consiglio Elettorale Nazionale (CNE), del Venezuela. Le elezioni del 1998 furono vinte da Hugo Chavez, però da allora questo psicopatico megalomane smontò la democrazia e realizzò dei cambi legislativi che permisero di adulterare le elezioni attraverso programmi informatici manomessi al fine di cambiare il senso del voto agli occhi del tiranno.

La ex direttrice generale del Consiglio Elettorale Nazionale, Anna Mercedes Diaz ha denunciato questi atti su Actuall, avvertendo gli spagnoli sulla necessità di porre estrema attenzione di fronte a qualsiasi cambio che il Fronte Popolare (PSOE, Podemos e Indipendentisti), pretenda di introdurre nella legge elettorale, perché senza dubbio le sinistre tenteranno di replicare il modello venezuelano in più paesi. In Venezuela abbiamo a che fare con un modello di tirannia: una dittatura con le apparenze di una democrazia, dissimulata dalla totalità dei mezzi di comunicazione, asserviti al tiranno e ai suoi seguaci. La tirannia di uno, di pochi o di molti si manifesta quando per decenni si perpetuano al potere politico un gruppo di perversi che ricavano i loro utili con trame di corruzione, distruggendo la democrazia liberale e creando uno stato leviatano che invade ogni settore della società civile, divorando i diritti individuali e la sovranità dei cittadini in un cammino di servitù. Ecco come dal 1944, la democrazia si trasforma in sei passaggi in una dittatura, eliminando:

  1. La sovranità del popolo che, ingenuamente, continua a votare in varie tornate elettorali, stordito dalla propaganda messa in atto anche dai meccanismi informatici, in modo da ottenere il risultato che si desidera.
  2. I mezzi di comunicazione che sono critici, vengono perseguiti e chiusi.
  3. L’opposizione che, da un lato e perseguita e repressa con incarcerazioni, dall’altro lato è finanziata e consentita quando lavora per il regime tirannico.
  4. La separazione dei poteri, che rimane sotto il controllo dello stesso gruppo di oligarchi.
  5. L’indipendenza delle forze e dei corpi di sicurezza che si dedicano alla repressione della popolazione dissidente, con detenzioni, incarcerazioni, torture e assassinii collettivi.
  6. Gli avvocati, i giudici, i giudici e i tribunali indipendenti che rimangono al servizio della macchina repressiva del regime.

Come è dimostrato dal rapporto del Foro penale sulla repressione in Venezuela, del novembre del 2018, la repressione esercitata dai funzionari del Governo venezuelano contro l’opposizione dissidente, venne realizzata con più di 50 persone arrestate arbitrariamente durante il 2018”.

Si tratta di una dittatura di laboratorio, come quella messa in atto dal “Foro di San Paolo”, studiata nelle cattedre di sinistra delle università europee e americane che danno impulso al neocomunismo, che si trasforma in una dittatura mascherata da democrazia, ad opera dei partiti comunisti nello stesso momento in cui giungono al potere. Con l’aiuto dei servizi segreti cubani, le “dittature di laboratorio” sono state impiantate in Venezuela, Nicaragua e, se i cittadini non si opporranno, si diffonderanno in Messico e in altre nazioni durante i prossimi anni.

Repressione in Venezuela, detenzioni arbitrarie, torture e assassinii.

Così come dimostra il rapporto sulla repressione in Venezuela, del novembre 2018, del Foro Penale, la repressione esercitata da parte dei funzionari del Governo venezuelano contro le posizioni dissidenti, si è realizzato con più di 500 persone arrestate arbitrariamente nel 2018.

È molto triste osservare come una “dittatura di laboratorio” possa imporsi in Venezuela su una popolazione di 32milioni di persone, con 13.000 detenzioni arbitrarie e con 7.512 investigazioni penali dal gennaio del 2014 al dicembre del 2018. Sorprendentemente il Foro Penale accredita attualmente un numero di detenuti politici di solo 288 persone, con la dittatura comunista in fase di assestamento grazie all’inazione della comunità internazionale. L’incarceramento, le torture e gli assassinii di dissidenti non sempre sono realizzati da persone che erano in prima posizione nelle proteste, ma nella maggior parte dei casi si realizza sui secondi o terzi livelli, al fine di provocare il timore negli oppositori dissidenti.

Risulta importante, comunque, il lavoro costante dell’Istituto Casla, per documentare i casi di torture sistematiche in Venezuela e per denunciarle di fronte alla Corte Penale Internazionale (CPI), e in seguito denunciare anche il regime liberticida della CPI, i governi dell’Argentina, Canada, Cile, Colombia, Paraguay e Perù. Ci sono ragioni per avere un minimo di speranza perché, nonostante la violenza e la repressione esercitata dal Servizio Bolivariano di Intelligence e la Direzione Generale di Contro-intelligence militare, l’informativa dell’Istituto Casla rivela che ci sono stati più di 10.773 manifestazioni e proteste popolari durante il 2018, il che significa che la popolazione resiste e lotta contro la dittatura comunista. Anche se ci viene segnalato che:

“…al regime non è sufficiente tutto l’apparato di polizia per reprimere le proteste. Per questo motivo sta utilizzando gruppi civili armati come il Fronte Bolivariano di liberazione (FBL), o quello che chiamano “Collettivi o agenti foranei”, che stanno partecipando nel mettere in atto la repressione, persecuzione, detenzione arbitraria, tortura e scomparse forzate di cittadini. Il G2 cubano è installato nel apparato di intelligence venezuelano e gruppi terroristi come le FARC e ELN che operano impunemente nelle città e paesi all’interno della nazione, controllando il transito, il commercio fino alla distribuzione di alimentari, benzina e controllandoli giorno per giorno con il terrore delle armi.

Il Venezuela si sta trasformando in un narco-stato a causa della connivenza del regime comunista con la produzione e il trasporto della droga e con organizzazioni mafiose come le “narco-guerriglie” comuniste delle FARC e l’ELN. C’è impunità per coloro che commettono delitti, e nel 2018 il Venezuela torna ad essere nel mondo il paese con più morti violente, con 23.047 vittime e un tasso di 81,4% per ogni 100mila abitanti, e, secondo il Conservatorio Venezuelano di Violenza, possiamo considerare che esista uno Stato mafioso in cui la polizia e l’esercito commettono più di 5000 assassinii all’anno.

Ci sono determinate ideologie e accadimenti storici in cui la malignità è concentrata in un modo particolare sotto forma di tiranni, oligarchi e demagoghi che portano i loro paesi alla distruzione e alla morte di milioni di persone”.

Il terrore della popolazione di fronte alla violenza del regime narco-comunista, unito alla povertà, alla fame, alla miseria, all’insufficienza di alimenti e di medicine, finisce col trasformare quelle che erano proteste di strada in una continua diaspora venezuelana verso altri paesi come la Colombia, il Perù, il Brasile, gli Stati Uniti, la Spagna che, fino al dicembre del 2018 ammonta a 3.500.000 persone.

La crisi umanitaria in Venezuela è dovuta all’«olodomor» comunista.

Il bene e il male esistono mediamente a metà del cammino tra il razionale e l’irrazionale. Il bene prevale sempre perché la povertà sulla terra sta diminuendo da decenni grazie al commercio internazionale e all’interazione pacifica e agli intercambi commerciali fra milioni di persone. Tuttavia la malignità emerge con maggior intensità in determinati momenti storici, concentrando i suoi sforzi in determinati paesi per opera di menti perverse e psicopatiche che impongono le ideologie collettiviste. “Così come ora ci viene imposta l’ideologia del politicamente corretto, dei capricci che si trasformano in diritti, del relativismo, dell’autodeterminazione, che mettono in discussione la famiglia naturale, così come il concetto di uomo e donna verso un aberrante gender fluido, che decostruiscono e distruggono la società con la scusa della libertà. Ndt).

Papa Giovanni Paolo II definì il comunismo un «errore antropologico», e nel 1979 invitò a pregare molto per la libertà dei paesi dell’Est Europa ancora sotto il giogo del comunismo. Così, a partire dal 1979 si sono formate delle ideologie che hanno causato eventi storici in cui la malignità si è talmente concentrata da formare nuove tirannie guidate da oligarchi e demagoghi che hanno portato i loro paesi alla distruzione e alla morte di milioni di persone. Sono portati come esempi di malignità ai massimi livelli le ideologie collettiviste, come il nazismo o nazionalsocialismo, e il comunismo o socialismo reale, per i milioni di morti che hanno causato nel XX secolo.

Nel 2019 sarà necessaria un’ingerenza internazionale per evitare che si prolunghi il fenomeno delle migrazioni di massa verso la Colombia, il Perù e il Brasile, in modo da evitare di perpetuare l’agonia del popolo venezuelano che perdura da 60 anni, come è accaduto nella miseria della Cuba castrista”.

Tuttavia, la psicopatia e la perversione del comunismo in Venezuela stanno raggiungendo livelli apocalittici, finendo con il manifestarsi come un olocausto o “grande mattanza di persone”. È necessario fare in modo che non aumenti la quantità di persone che stanno morendo per mancanza di alimenti e di medicine. Dobbiamo ricordare come la penuria di cibo portò all’Olodomor, cioè alla morte per carestia di oltre 4milioni di persone in Ucraina, Kazakistan, Caucaso e Siberia negli anni 1932 e 1933, dovuti ai piani quinquennali del comunismo nella ex URRSS, Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

La malnutrizione in Venezuela sta acquisendo le proporzioni di una apocalisse biblica. È difficile contabilizzare il numero di morti dovuti alla carestia e alle malattie causate dalla penuria di cibo e di medicinali provocati dal comunismo. Pare impossibile che le persone non si commuovano nell’osservare le immagini di bambini affamati e adulti denutriti, che giacciono negli ospedali e nelle strade del Venezuela.

L’ingerenza internazionale in Venezuela per ragioni umanitarie in pieno XXI secolo deve esser messa in atto dalle democrazie liberali per far sì che il peggioramento della situazione non porti il Venezuela a un nuovo Olodomor, o morte per carestia, arrivando a un punto di non ritorno in cui la morte per violenza, denutrizione, mancanza di medicine, aumentino in modo esponenziale. Per questo motivo, per ragioni strettamente umanitarie, le democrazie più responsabili sul piano internazionale e integrate nella Organizzazione degli stati americani, nell’Organizzazione dell’Atlantico del Nord e nell’Unione Europea, diano impulso all’ingerenza internazionale umanitaria con cinque azioni essenziali:

  1. L’ingerenza internazionale deve prima di tutto stabilire un corridoio di aiuti umanitari che provveda urgentemente alla distribuzione di aiuti umanitari e medicine alla popolazione del Venezuela.
  2. Al momento di creare il corridoio di aiuti, l’ingerenza internazionale deve scacciare e deporre il tiranno, gli oligarchi e i demagoghi che hanno sequestrato la sovranità al popolo venezuelano con elezioni fraudolente, cambi legislativi, repressione di dissidenti e assassini.
  3. Per fare in modo che venga ridata la sovranità al popolo venezuelano, l’ingerenza internazionale deve instaurare rapidamente un regime di democrazia liberale basato su una costituzione che rispetti e garantisca i diritti individuali: vita, libertà, proprietà e uguaglianza di trattamento di fronte alla legge, il mercato e il governo, che trovi il suo limite in elezioni libere e internazionalmente convalidate e senza brogli. È necessario anche che ci sia una separazione fra i poteri con una garanzia giuridica, e i giudici e i tribunali siano indipendenti.
  4. Al fine di evitare le morti violente, la ingerenza internazionale deve mettere in atto azioni immediate dirette a neutralizzare i gruppi irregolari di guerriglia urbana e rurale, chiamati “collectivos”, che, armati dal regime dittatoriale, attaccano la popolazione innocente.
  5. E, non meno importante, l’ingerenza internazionale deve processare i delinquenti per i delitti di lesa umanità, attraverso la Corte penale internazionale o in un tribunale internazionale che garantisca un giudizio indipendente, così da evitare che ci siano delle impunità per le migliaia di torture e per la morte di martiri innocenti.

Chi desiderasse maggiori informazioni può leggere il libro “Salvemos Venezuela”, nel quale autori spagnoli, argentini e venezuelani spiegano le cause e le soluzioni al dramma del paese caraibico. I proventi dalla vendita del libro sono destinati all’invio di medicinali. A tal proposito ne sono già state inviate 12 tonnellate, sfuggendo ai controlli doganali della tirannia comunista.

La comunità internazionale non può rimanere impassibile di fronte alla grave crisi umanitaria del Venezuela, dovuta alla carestia causata dal comunismo. L’ingerenza internazionale deve attuarsi nel 2019 per evitare che si perpetuino le migrazioni di massa verso la Colombia, l’Equador, il Perù e il Brasile, e perché non si perpetui l’agonia di questo popolo, che perdura da 60 anni, come purtroppo è successo nella Cuba castrista. Inoltre l’ingerenza umanitaria internazionale eviterebbe che il Venezuela servisse da paradiso per la narco-guerriglia, che serve da porto di partenza per la distribuzione mondiale della droga. E per ultimo, l’ingerenza eviterebbe che il Venezuela servisse da ponte per estendere il comunismo verso altri paesi, come la Colombia, con 49milioni di abitanti, o il Messico, con 129milioni di persone, che ha il suo lungo confine con gli Stati Uniti d’America. Tutto ciò creerebbe una destabilizzazione in tutta l’America Latina, creando maggiori problemi umanitari nel continente, allontanando molti paesi dalla democrazia liberale, che generano la prosperità mediante l’economia di mercato e il commercio nella pace e libertà. (Come possiamo vedere, non sempre i ponti servono, ma in molti casi è necessario ergere muri di difesa dal male, sempre che lo si riconosca. Purtroppo, anche le democrazie liberali – che sono strumenti neutri -, possono guastarsi e corrompersi, come, ahi me, sta succedendo in Europa. Chissà quando verrà finalmente istituita una giornata mondiale in ricordo dei crimini del comunismo. Ndt).

Fonte: https://www.actuall.com/criterio/democracia/salvemos-venezuela-del-comunismo-cubano/

Traduzione di Claudio Forti

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