Macron sempre più impopolare

macronLa Lettera ai francesi del presidente Emmanuel Macron, pubblicata il 13 gennaio, è un coacervo di inesattezze, ambiguità e concetti assolutamente inadeguati rispetto ai tempi e alle varie crisi in atto. Eppure questa lettera aperta vorrebbe aprire un gran dibattito nazionale tra cittadini e istituzioni per la soluzione dei tanti problemi della Francia di oggi (immigrazione di massa, disoccupazione, fiscalità eccessiva, violenze inaudite e quotidiane, etc.).

Macron inizia coi toni tipici del patriottismo istituzionale d’antan, ormai davvero fuori tempo massimo: “La Francia non è un paese come gli altri (?!). Il senso dell’ingiustizia è più vivo che altrove.

L’esigenza di aiuto reciproco e di solidarietà più forte”. Incredibile!

Per chi conosce la cultura francese o ha vissuto in loco sa che dire queste cose oggi in Francia facilmente porta alla denuncia per xenofobia e razzismo. Le varie leghe dei diritti dell’uomo (Sos racisme, etc.) hanno fatto milioni con le condanne di scrittori, giornalisti e militanti di destra colpevoli di aver espresso liberamente una (discutibile) opinione su questo o quel primato della Francia nel mondo.

Jean Marie Le Pen ha subito decide di processi per aver espresso la preferenza nazionale, qui ribadita implicitamente da Macron. Il quale parla infondo di gerarchia tra le nazioni e i popoli: i francesi sarebbero migliori avendo più senso della giustizia e della solidarietà. “Per questo la Francia è, tra tutte le nazioni, una delle più fraterne ed egualitarie”!

Noi, che siamo nazionalisti, non rigettiamo a priori l’idea che certi valori siano più presenti in alcune culture che in altre (che siano europee, arabe, africane, eccetera). Ma è pazzesco che ciò sia affermato da un figlio della finanza globale come Macron che ha fatto dell’antipatriottismo sistematico una delle sue bandiere.

La Francia sarebbe altresì, una della nazioni più libere “poiché ognuno è protetto nei suoi diritti e nella libertà di opinione, di coscienza, di credo e di filosofia”. Verrebbe da ridere se non si trattasse di questioni serie e dolorose in cui un reuccio da quattro soldi mente sapendo di mentire.

Proprio in Francia esistono da decenni delle leggi (come la famigerata legge Gayssot) che impediscono di rivisitare e rileggere i fatti avvenuti durante la seconda guerra mondiale. Alcuni storici, come Robert Faurisson (deceduto nel 2018) o Vincent Reynouard, hanno patito processi e multe salatissime, solo per aver scritto dei libri e tenuto delle conferenze, il cui contenuto è stato non confutato, ma censurato e impedito. Molti studiosi sono stati perseguitati per motivi analoghi e si tratta di intellettuali di tutte le tendenze politiche e ideologiche, dall’estrema destra all’estrema sinistra, passando per il centro e i moderati.

Esiste poi una legge (la loi Neierz) che, unica nel suo genere, dal 1993 impedisce di opporsi pubblicamente all’aborto. E di recente proprio alcuni deputati vicini a Macron avrebbero voluto allargarne le maglie per impedire ai siti pro life di esprimere dubbi sulle conseguenze dell’aborto e manifestare il rimpianto di molte donne che hanno abortito. Sono cose note e la prossima Marcia per la vita che si terrà a Parigi il 20 gennaio, parlerà del rischio di abolire di fatto l’obiezione di coscienza negli ospedali pubblici: altro che libertà di espressione!!

Macron si dice poi vicino, bontà sua, a chi vorrebbe una società più giusta e un paese più prospero, forse alludendo ai Gilet gialli. Ma condanna fermamente “ogni forma di violenza”. Bene. Ma la violenza in Francia non nasce con i Gilet gialli ma con l’immigrazione impazzita degli ultimi decenni, con il terrorismo di matrice islamica e con il lassismo giudiziario che regolarmente diminuisce le pene previste dal Codice per i reati più odiosi come stupro o spaccio. Tutte cose che per esempio ha descritto in sapienti pagine Laurent Obertone (cf. La France interdite, 2018).

Emblematica della sua inettitudine è la frase: “Se tutti aggrediscono tutti, la società si distrugge”. Sacrosanto. Ma è la destra di Marine Le Pen o di Nicolas Dupont-Aignan che parla da una vita di fermezza nei riguardi dei violenti e del clima di illegalità che si respira. E chi denuncia la violenza è spesso stigmatizzato dai media amici del presidente come Le Mondeo Libé.

Conclusivamente Macron che si crede Luigi XIV pone delle domande, piuttosto retoriche, ai francesi su cosa fare per migliorare la società, la politica e l’economia. Tutto, anche ciò che preso in sé potrebbe avere un senso, pare fumoso e scritto per compiacere dei cittadini che fra pochi mesi saranno anche elettori…

Le sue fissazioni, e quelle dei gruppi che lo sostengono, restano però sempre le stesse: l’ecologia e la “transizione ecologica”, l’immigrazione no limits, la laicità definita “valore primordiale” e “sinonimo di libertà” quando invece, storicamente parlando, è stata uno dei fattori di caos e di contrapposizione più acuta tra cattolici e laici prima, e adesso tra islamici e non.

Aggiunge, con vero paternalismo, che tutti hanno il diritto di contribuire al bene comune della nazione. Solo che il primo partito in termini di voti, il Rassemblement national di Marine Le Pen è quello che ha meno deputati in parlamento, per una legge truffa che da anni mutila la voce dell’opposizione.

Come dimostra con finezza un filosofo francese i diritti dell’uomo di oggi, a base di volontarismo assoluto e relativismo etico, hanno ormai ben poco a che vedere con la Dichiarazione dei diritti del 1948, e questa involuzione politica è alla radice dei tantissimi mali che deturpano la nostra quotidianità (cf. Grégor Puppinck, Les droits de l’homme dénaturé, Cerf, 2018).

Il voto per una missiva del genere lo daranno a maggio gli elettori e speriamo che sia sonoro e risolutivo.

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