L’universo nel fiocco di neve

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di Michelangelo Socci

Si chiama “Event Horizon Telescope” ed è il più grande telescopio mai creato.

Più precisamente, l’“EHT” è un sistema di radiotelescopi interconnessi tra loro e collocati lungo tutto il globo.
Questo dispiegamento di forze ha il fine di fotografare il buco nero “Sagittarius A*”, situato al centro della nostra galassia.
Se l’esperimento dovesse andare a buon fine, sarebbe la prima volta, nella storia dell’umanità, in cui potremmo vedere la foto di un autentico buco nero.
Un traguardo impensabile fino a pochi decenni fa, che allarga notevolmente i confini dello scibile umano.

D’altronde, negli ultimi anni, la scienza ha fatto passi da gigante. Per rendersene conto, basti pensare agli incredibili progressi avuti nello studio delle onde gravitazionali.

Insomma, l’uomo, che guardando il cielo stellato si è sempre sentito minuscolo, appare oggi ancor più insignificante.

Paragonandoci alle immensità che riusciamo ad osservare e studiare come mai prima d’ora, vengono alla mente le parole del filosofo e matematico Blaise Pascal, che scriveva: “vedo quegli spaventosi spazi dell’universo che mi racchiudono, mi trovo confinato in un angolo di questa vasta distesa, senza sapere perché sono posto in questo luogo (…). Vedo da ogni parte solo infinità che mi racchiudono come un atomo e come un’ombra che dura solo un istante senza ritorno.”
“Chi mi ci ha messo?” continuava Pascal, “per ordine e per opera di chi mi è stato destinato questo luogo e questo tempo?”

A questo, ai perché dell’uomo, la scienza non può rispondere.
È lei stessa, infatti, che da sempre, per ogni piccola risposta, spalanca interrogativi ancora più ampi sulla realtà che ci circonda.

Nel suo bellissimo libro intitolato: “Gli scienziati davanti al Mistero del Cosmo e dell’Uomo” (Dominus Production Edizioni), Francesco Agnoli ha raccolto interviste fatte ad alcuni scienziati, matematici e filosofi italiani quotidianamente alle prese con i misteri irrisolti aperti dagli studi scientifici.

Ma da dove prende le mosse, questa disciplina che studia le meraviglie dell’universo?
“Alle sue origini” spiega Agnoli, “il pensiero scientifico affonda le sue radici in un’idea: che l’universo sia intellegibile perché creato.”
A confermarlo è anche uno degli intervistati: Piero Benvenuti, consigliere dell’Agenzia Spaziale Italiana e responsabile scientifico di alcuni progetti fra i quali l’Iue (International Ultraviolet Explorer) e “Hubble Space Telescope”.
Nello sviluppo delle scienze occidentali, Benvenuti rileva l’importanza del “riconoscimento greco di un ordine cosmico, e la consapevolezza ebraico-cristiana di un Creatore del tutto”.

In effetti, lo studio scientifico del mondo e dello spazio, rivela un ordine misterioso che regola tutto, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo.

L’ha affermato anche Stephen Hawking: “l’intera storia della scienza è una graduale presa di coscienza del fatto che gli eventi non accadono in modo arbitrario, ma che riflettono un certo ordine sottostante”.

In questo senso stupisce la storia, riportata da Agnoli, del fotografo americano Wilson Alwyn Bentley.
Bentley passò ben quarant’anni a fotografare fiocchi di neve.
Dopo 5000 foto, si accorse che tutti, seppur diversi l’uno dall’altro nella forma, erano composti da una figura geometrica a 6 punte esatte. Non una di più, né una di meno.

Molti importanti uomini di scienza, non hanno esitato ad attribuire questo equilibrio che governa la realtà a Dio, scardinando così l’idea per cui scienza e fede sarebbero inconciliabili.

D’altro canto, i più grandi scienziati della storia, da Galileo Galilei ad Isaac Newton, fino a Giovanni Keplero e Georges Edouard Lemaître (il sacerdote fisico che per primo teorizzò il Big Bang), hanno sostenuto l’idea che il mondo è stato dotato da Dio di una struttura matematica.

Anche un matematico dei nostri giorni come Enrico Bombieri è di questa opinione.

Si tratta dell’unico italiano ad aver vinto la medaglia Fields, che per un matematico è l’equivalente del premio Nobel.
Nell’intervista di Agnoli, lo stesso Bombieri asserisce che: “la matematica è un modello della verità, sia pure assai ristretto da chiare regole di consistenza, che ci dice che una Verità assoluta (con la V maiuscola) deve esistere anche se non possiamo comprenderla.”

“Per me” conclude, “è sufficiente il Metastasio, quando dice: ‘ovunque il guardo giro, immenso Dio ti vedo’. Guardare l’universo, nel nostro piccolo, nel grande al limite dell’incomprensibile, e anche nell’astratto della matematica, mi basta per giustificare Dio.”

http://www.dominusproduction.com/editoria/item/gli-scienziati-davanti-al-mistero-del-cosmoe-dell-uomo-jpg.html

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