L’esistenza dell’anima razionale: il pensiero

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L’uomo, oltre a vivere, pensa ed ama, mentre tutte le altre realtà che conosciamo non possono farlo, tantomeno può pensare ed amare la materia. Analizziamo brevemente l’origine del pensiero, la sua straordinaria forza, il suo oggetto/desiderio supremo.
Quanto all’origine, il pensiero appartiene, nel cosmo conosciuto, solo alla natura dell’uomo. Scrive Blaise Pascal, filosofo, fisico e matematico, nei suoi Pensieri: “Da tutti i corpi insieme non sapremmo spremere un piccolo pensiero: è impossibile, di un altro ordine”. Il che significa, come Pascal spiega altrove, che tutto l’universo materiale non sa produrre un solo pensiero, nè un solo atto d’amore.

Un altro filosofo e matematico, Leonardo Eulero, detto il princeps mathematicorum, affermerà nelle sue Lettere ad una principessa tedesca, il 29 novembre 1760: “nulla vi potrebbe essere di più urtante del dire che la materia è capace di pensare. Pensare, giudicare, ragionare, sentire, riflettere e volere sono qualità incompatibili con la natura dei corpi, e gli esseri che ne sono in possesso devono essere dotati di una natura del tutto differente. Tali esseri sono le anime e gli spiriti, fra i quali quello che possiede tutte queste qualità nel più alto grado di perfezione è Dio”.

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Quanto alla forza del pensiero, essa è di chiara evidenza: è la ragione, che rende l’uomo “il re del creato”, che gli permette di elevarsi al di sopra della natura, di esercitare la sua attività conoscitiva – che è essenzialmente razionale, e non unicamente sensibile, corporea; che supera il tempo e lo spazio, scoprendo verità universali; che comprende, in parte, le leggi invisibili, immateriali, che regolano la materia, e, oltre a comprenderle, può dominarle, esercitando una signoria non fisica, ma mentale, sulla natura.
Così “ciò che soprattutto colpisce è il fatto che l’uomo, dal punto di vista biologico, non avrebbe assolutamente alcun diritto di imporsi a tutto il mondo animale, di dominarlo, come effettivamente fa. È anzi un animale mal riuscito. Vista cattiva, olfatto quasi trascurabile, udito scadente, queste sono senz’altro le sue caratteristiche. Gli mancano quasi completamente armi naturali, per esempio artigli. La sua forza è insignificante. Non può né correre né nuotare velocemente; inoltre è nudo e muore molto più facilmente della maggior parte degli altri animali, di freddo e di caldo, ecc. Biologicamente considerato, non avrebbe diritto all’esistenza; dovrebbe essere scomparso già da lungo tempo come altre specie di animali mal riusciti. Eppure, è accaduta tutt’altra cosa: l’uomo è il padrone della natura… Ha cambiato la faccia del pianeta; anzi, basta guardare la superficie della Terra da un aeroplano o dalla cima di un monte per vedere come egli abbia sconvolto e mutato tutto. Ora comincia a rivolgersi al mondo esterno, al di fuori della Terra… Come fu possibile tutto questo? Conosciamo la risposta: per mezzo della ragione. L’uomo, benché così debole, possiede un’arma terribile: l’intelligenza”.

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Infine l’oggetto, il desiderio sommo del pensiero: è incredibile come questa facoltà straordinaria dell’uomo non si accontenti della sua forza, non si plachi per nessuna conquista. Il pensiero umano – svincolato dallo spazio (non ha altezza, larghezza, nè profondità) e, sebbene solo in parte, dal tempo (la freccia del tempo, infatti, ha una sola direzione, perchè il corpo può solo invecchiare, ma il pensiero può vagare, avanti e indietro)- va sempre più in là, oltrepassa sempre gli ostacoli, e dopo ogni vetta, ne cerca un’altra, più elevata, più impervia. I pensieri, le verità, come i beni “di questo mondo”, infatti, non lo soddisfano, non lo saziano, ma lasciano sempre in lui una certa inquietudine, un senso di sproporzione.
Il filosofo danese Søren Kierkegaard, in Briciole filosofiche, scrive: “il supremo paradosso del pensiero: voler scoprire qualcosa che esso non può pensare“. Il che significa che il nostro pensiero si auto-trascende, aspira a qualcosa di immenso: la Verità tutta intera. Questa tensione ad infinitum, che assomiglia al progredire ad infinitum dei numeri, per Kierkegaard come per gli altri autori citati, è nel contempo il segno della nostra parentela con l’Infinito, con il Pensiero assoluto, cui aspiriamo, ed il marchio del nostro limite di creature. Il pensiero umano è dunque, in quest’ottica, esigenza di Comprensione, e comprensione dell’impossibilità di questa esigenza di soddisfarsi da sè…

Brano tratto dalla nuova edizione di Dieci brevi lezioni di filosofia:

https://www.ibs.it/dieci-brevi-lezioni-di-filosofia-libro-francesco-agnoli/e/9788898647538?lgw_code=1122-B9788898647538&gclid=EAIaIQobChMI5srVs_iV4AIVrr3tCh0rwgydEAQYAiABEgI1IvD_BwE

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