Hanno censurato pure Gandhi e Cristoforo Colombo

Cristoforo Colombo fu uomo di grandissima tenacia ed energia morale, navigatore sperimentatissimo e conoscitore profondo del mare e dell’arte nautica. Su ciò il consenso è ormai unanime, come unanime è il giudizio sull’incommensurabile valore della sua prima impresa, la traversata dell’Oceano”.

Così scriveva la laica ed autorevole enciclopedia Utet nel 1968, ed era un giudizio allora davvero bipartisan, che univa destra e sinistra, ricchi e poveri, credenti e non. Dev’essere accaduto qualcosa di abnorme, in questo lunghissimo mezzo secolo se, per l’ennesima volta, il navigatore italiano diviene oggetto di censura e di pubblica ripulsa, da parte di ambienti dotti ed accademici d’Occidente.

Infatti, dopo che la città di Los Angeles fece rimuovere a novembre scorso una statua del navigatore, ora si tratta di un’università cattolica dell’Indiana, che ha appena deciso di ricoprire,pudicamente, 12 belle tavole, che celebrano le imprese di Colombo.

Il 20 gennaio 2019, attraverso una missiva pubblica, John Jenkins, rettore della Notre Dame University, ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto alla censura e che starebbero nel rispetto delle popolazioni autoctone d’America, in qualche modo “colonizzate” ed umiliate dal grande genovese.

I più estremisti, tra gli studenti e perfino tra i docenti, avrebbero auspicato la distruzione delle telein questione, ma esse resteranno intatte (almeno fino alla prossima campagna di odio e di negazionismo). Anche perché gli States, con una storia assai meno antica e ricca dell’Europa,tengono molto, almeno in teoria, a ciò che non è recentissimo. E i quadri in questione, visibili sul web, furono realizzati alla fine dell’Ottocento dal pittore bolognese Luigi Gregori.

Nel 2017 a Charlottenville era stata tolta tra proteste e risse la statua dell’eroico generale (sudista) Lee, ma non è solo l’America ad essere presa da questa furia iconoclasta e historiofobica. La cosa paradossale è che vengono rimossi oggi personaggi più che celebrati fino a ierii.

Perfino il Mahatma Gandhi (1869-1948), emblema mondiale del pacifismo e della lotta per l’indipendenza, è ora nel tritacarne dei media occidentali progressisti con l’accusa, somma e inespiabile, di “razzismo”. E così il 12 dicembre scorso, la più importante università del Ghana, ha visto la rimozione, richiesta congiuntamente da studenti e docenti, di una grande statua del più celebre indiano del Novecento.

Per quanto ci consta effettivamente Gandhi, che come tutti non poteva non essere figlio del proprio tempo, ha anche, nella sua vasta opera letteraria (fatta di molti volumi), dei passaggi che materialmente mettono i popoli dell’Asia un gradino più in alto rispetto ai popoli africani. E altresì noto che il Mahatma si sia espresso in favore di Mussolini e di altri regimi autoritari.

In una lettera del 1931 Gandhi così scrisse del Duce: “La sua attenzione per i poveri, la sua opposizione alla superurbanizzazione, il suo sforzo per attuare una coordinazione tra il capitale e il lavoro, mi sembrano richiedere un’attenzione speciale. […] Il mio dubbio fondamentale riguarda il fatto che queste riforme sono attuate mediante la costrizione. Ma accade anche nelle istituzioni democratiche. Ciò che mi colpisce è che, dietro l’implacabilità di Mussolini, c’è il disegno di servire il proprio popolo. Anche dietro i suoi discorsi enfatici c’è un nocciolo di sincerità e di amore appassionato per il suo popolo”.

Gandhi ha anche sostenuto l’importanza della differenza sessuale tra uomo e donna, e ha criticato l’omosessualità. Hitler era notoriamente vegetariano, ma cosa c’entra questo coi vegetariani o i vegani attuali? Sarebbe lecito squalificarli per la scomoda appartenenza al loro movimento? Tanti poeti, scrittori, filosofi e pensatori del passato, antico o recente, hanno detto e scritto cose che oggi non sarebbero accettate da nessuno, specie dai militanti (settari) del politicamente corretto.Ma la loro grandezza resta, se non si vuol essere manichei come i progressisti e gli adoratori del nulla.

C’è qualcosa di folle in tutte queste rimozioni indebite, e la mentalità marxista del tabula rasa e della fabbricazione dell’uomo nuovo (senza storia dunque) è sempre all’opera. Come mai però, mentre la sinistra mondiale cerca ogni pretesto per decostruire il passato dei popoli, discutibili personaggi come Lenin, Mao e Stalin ancora godono di vie strade piazze e targhe?

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