Strasburgo, una riflessione: il terrorismo non è buddista, confuciano o cristiano

islam

di Agostino Nobile.

L’ultimo attentato terroristico avvenuto in un mercatino di Natale di Strasburgo, pur sconvolgente, per i governi europei sembra l’ennesimo incidente di percorso. Per i media e i politici progressisti tutti i terroristi hanno un passato costellato di piccoli crimini. Mai una volta li hanno definiti come autentici fedeli della dottrina islamica.

Già l’idea di scrivere queste parole mi fa sentire uno sconsiderato temerario.  Oltre alle notizie ufficiali, a parer nostro poco credibili, le teorie diffuse fino ad oggi vanno dal complotto ordito da Macron per mettere in secondo piano le manifestazioni dei cosiddetti gilet gialli, al complotto israeliano che vuole punire un’Europa che parteggia apertamente per gli islamisti. Lasciando da parte tutte le congetture che ne sono nate, a noi interessa capire se la violenza islamista ordita contro l’Occidente, l’Africa, l’Asia e i paesi musulmani governati da laici, sia o meno coerente con la dottrina islamica.

Non stiamo a trascrivere i versetti che inneggiano al jihad – lo abbiamo fatto fino alla noia – ma chiunque apra il Corano o gli Hadith, può farsene un’idea. Il Corano fu organizzato e messo in forma scritta alcune decine di anni dopo la morte del Profeta, tra la fine del VII e gli inizi del VIII secolo. Considerato testo dettato da Allah, attraverso l’Arcangelo Gabriele, deve essere accolto letteralmente. Tant’è che i pochi musulmani che hanno cercato di applicare una lettura interpretativa sono stati perseguitati, se non morti per cause innaturali.

La Bibbia, proprio perché tramandata e scritta in un arco temporale di secoli da uomini ispirati e mistici, tribali o meno, viene interpretata. Se non comprendiamo questa irrinunciabile differenza i cristiani saranno sempre e facilmente confusi.

I musulmani affermano, oggettivamente, che nell’AT sono presenti passi violenti come nel Corano. Ma se in alcuni paesi come l’Arabia Saudita e Iran tutt’oggi viene applicata la sharia, e milioni di fedeli di altre nazioni musulmane vogliono imporla nei propri paesi, in Israele vige la democrazia. Tra l’altro, come sappiamo, i passi sotto accusa riportati prevalentemente nel Deuteronomio e ripresi in parte dal Corano, sono stati aboliti dai Vangeli.

Fatta questa stringatissima sintesi, veniamo al jihad (letteralmente sforzo) così tanto evocato dai terroristi islamisti che durante le carneficine gridano Allahu Akbar. Il jihad maggiore è lo sforzo interiore, il jihad minore è inteso come difesa militare. L’islam divide il mondo in dar al-islam, terra dell’islam, e dar al-harb, terra degli infedeli e della guerra. La dottrina coranica contempla lo schiavismo e la dhimmitudine, un sistema giuridico e religioso che discrimina i non musulmani. Fedeli alla scrittura, a partire da Maometto, gli islamisti hanno sempre attuato le prescrizioni coraniche. Durante mille e quattrocento anni l’islam ha perseguitato i popoli europei, africani e asiatici. Cristiani, indù e buddisti sono caduti in stato di dhimmi per secoli.

Per comprendere che non stiamo parlando di fatti marginali, ricordiamo che il Pakistan, dopo una lunga guerra che ha fatto milioni di morti, non si è separato dall’India per motivi economici, ma perché a maggioranza musulmana. Nonostante questa evidenza storica i musulmani odierni dicono che gli attacchi terroristici sono la conseguenza dei bombardamenti occidentali sui paesi Mediorientali. I progressisti nostrani, evidentemente digiuni di Storia, o più probabilmente in malafede, abboccano ripetendo la stessa tiritera. Nessuno di loro, musulmani e progressisti, ha mai spiegato perché l’islam ha massacrato e schiavizzato milioni di persone, conquistando, come abbiamo detto, paesi europei, africani e asiatici. Dobbiamo pensare che gli Stati Uniti d’America sono stati fondati nel VII secolo e da allora bombardano le terre musulmane? I buddisti, che gli hanno fatto? E gli africani schiavizzati a milioni quando vivevano ancora nelle capanne?

I cattolici considerano l’immoralità dilagante in Occidente la causa prima dell’invasione islamica. Evidentemente ci siamo persi qualcosa. Probabilmente, all’insaputa degli storici bizantini, nella Costantinopoli del 1453 le donne giravano in minigonna, i giovani sballavano in discoteca e la pornografia navigava su internet.

Dobbiamo considerare tutti i musulmani pericolosi? Ovviamente, no. Ma dobbiamo essere almeno consapevoli di un dato di fatto che ci ricorda la Storia e periodicamente il terrorismo. Migliaia di musulmani di tutto il mondo non si sono arruolati, fino a dare le loro vite, nelle file dell’Isis per raggranellare poche centinaia di dollari. Se un cristiano in momenti di crisi esistenziale va dallo psicologo o si rifugia nella preghiera, un musulmano giovane e forte segue la dottrina che lo salva dall’inferno. In paradiso l’aspettano settantadue vergini (houri) con dei seni “cresciuti”, “gonfi” o “a forma di pera” (dal Corano tradotto da Hilali-Khan, Abdul Daryabadi, Umm Muhammad, Ahmed Ali, Ali Ünal, George Sale, Muhammad Sarwar, e Tahir-ul-Qadr).

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