S’avanza il partito dei vescovi, ma sembra il Pd

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di Riccardo Cascioli.

Da settimane si fanno sempre più insistenti le voci di un tentativo di unire diverse associazioni cattoliche impegnate nel sociale per costituire una nuova formazione politica. Il cardinale Bassetti parla di partire con un forum di associazioni. Di sicuro c’è il programma: più Europa, più immigrati. Un film già visto e destinato al fallimento. Ma negli esempi proposti da Bassetti – Sturzo, De Gasperi, La Pira – si svelano le contraddizioni dei vescovi.

Dopo il dissolvimento della Democrazia Cristiana, la voglia di un partito cattolico non si è mai spenta, ma ha sempre dovuto fare i conti con l’impossibilità di un progetto del genere. Eppure negli ultimi giorni, la voglia è diventata frenesia e si dà ormai per certo che i vescovi italiani e la Segreteria di Stato stiano lavorando sottotraccia per incoraggiare alcuni laici a prendere decisamente l’iniziativa. Ne hanno parlato i principali giornali; lo ha invocato il vescovo emerito di Prato, Gastone Simoni, che sostiene l’associazione “Insieme”; è la prospettiva del convegno tenutosi sabato 8 dicembre a Roma, cui hanno partecipato, oltre a “Insieme”, la Comunità di Sant’Egidio, l’Istituto don Luigi Sturzo e alcuni intellettuali, la maggior parte dei quali trova spazio sul quotidiano dei vescovi Avvenire; è ciò che lasciano intendere le parole del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che ieri proprio ad Avvenire ha rilasciato un’intervista.

D’improvviso dunque, le gerarchie ecclesiastiche si buttano alle spalle la promessa di non fare i vescovi-pilota – cosa peraltro a cui nessuno ha mai creduto perché sempre smentita dai fatti -, ma anche le parole di papa Francesco che nel 2015 diceva che «i cattolici devono fare politica, ma un partito non serve».

Come mai questo repentino cambiamento? È chiaro che un progetto del genere è concepito come un tentativo di fermare l’ascesa della Lega, cui pure una parte del mondo cattolico guarda con simpatia e che ha eletto al Senato nelle sue fila Simone Pillon, tra gli organizzatori dei Family Day. Insomma, un’altra operazione di vertice che si candida a bissare la tragica esperienza del Convegno di Todi (ottobre 2011), quando fu sancita la presa di distanza dal governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi e si posero le basi per lo sciagurato sostegno a Mario Monti. Allora a far problema era la questione morale – soprattutto morale privata – di Berlusconi, oggi la chiusura verso gli immigrati e le critiche all’Europa di Matteo Salvini.

Infatti, da tutti i discorsi di queste settimane si capisce che il programma che i vescovi intendono è in sintesi “più Europa, più immigrati”; in generale ricalca il programma del Pd renziano, depurato dai suoi estremi libertari. Vale a dire che, semmai un partito prenda davvero forma, Matteo Renzi ne sarebbe il leader ideale, oppure in alternativa potrebbe essere una aggregazione d’appoggio al partito che Renzi deciderà di guidare, sia esso il Pd o una nuova formazione.

In effetti il cardinale Bassetti non parla apertamente di un partito, ma in prima battuta di un forum che metta assieme tutte le associazioni e iniziative di cattolici che già si muovono in tutta Italia sul fronte della solidarietà sociale. Lo ha spiegato nell’intervista ad Avvenire, ma l’aveva già detto in un’altra intervista al Quotidiano Nazionale lo scorso giugno.

Aldilà dei contenuti di questo impegno politico – contenuti critici su cui avremo modo di tornarci – è interessante soffermarsi su un aspetto delle affermazioni del cardinale Bassetti. Citando la necessità per i cattolici di gettarsi nella politica, Bassetti pone tre personaggi come modelli da seguire per i cattolici in politica: don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira.

Allora, le possibilità sono due: o il presidente dei vescovi italiani non conosce bene i personaggi in questione oppure ci dice che a qualificare la presenza dei cattolici in politica è la tensione alla santità (visto che tutti e tre sono avviati verso la causa di beatificazione) e non il programma politico. La Pira è infatti agli antipodi degli altri due nella concezione dell’impegno politico, nella visione internazionale, nel ruolo del partito, nell’approccio all’economia. Se i primi due sono fondatori di un partito, La Pira non ha mai voluto neanche prendere la tessera della Dc: è sempre stato eletto come indipendente perché «la mia unica tessera è il battesimo». La Pira era inoltre al fianco di Amintore Fanfani, quando questi chiuse l’era De Gasperi e voltò pagina conquistando la segreteria Dc nel 1954. Sempre nel 1954 fece storia lo scontro pubblico tra Sturzo e La Pira sull’intervento dello Stato nell’economia: assolutamente liberale il primo, sostenitore dell’intervento pubblico per rimettere in sesto le aziende il secondo. E si potrebbe continuare per molto ancora.

Questo vuol dire che la tensione alla santità e la fedeltà alla Chiesa si sposano in politica anche con posizioni diverse su argomenti che sono opinabili. O meglio, si possono sostenere proposte politiche anche contrapposte per raggiungere il fine del bene della persona e della società. Tornando allo scontro del 1954 sia Sturzo che La Pira avevano come obiettivo il bene della popolazione e dei lavoratori; solo che l’allora sindaco di Firenze, alle prese con una forte disoccupazione e la chiusura di alcune grosse industrie, chiedeva un intervento statale per salvare le fabbriche e il lavoro; il fondatore del Partito Popolare credeva invece che un intervento dello Stato alla lunga avrebbe penalizzato l’impresa privata, l’unica che poteva creare posti di lavoro veri, e la libertà di tutti.

Dunque, i modelli portati ad esempio dal cardinale Bassetti – e chissà se se ne rende conto – contraddicono l’attuale tendenza delle gerarchie ecclesiastiche che invece pretendono la totale uniformità su materie opinabili mentre non hanno molto da dire se si va in ordine sparso su temi una volta definiti princìpi non negoziabili. Non è un caso, ad esempio, che al centro delle manovre per un nuovo partito ci sia la Comunità di Sant’Egidio, che ha sempre fatto della battaglia contro la pena di morte una bandiera ma non si ricorda abbia mai alzato la voce contro l’aborto, la fecondazione artificiale, il divorzio, le unioni gay, e così via.

Così ad esempio si pretende che sull’immigrazione, anche in barba alla Dottrina sociale della Chiesa, si pratichi un’accoglienza senza controlli e senza fare distinzioni, e guai a chi pone una obiezione. Anzi, chi non è d’accordo non provi neanche a fare il presepio, come in questi giorni tanti preti e vescovi hanno imparato a ripetere. Puro isterismo ideologico.

Con queste premesse, pare chiaro che il progetto di un nuovo partito – che sarebbe dei vescovi più che dei cattolici – è destinato a un sicuro flop. Ma se proprio ci tengono tanto a fare i vescovi-pilota che almeno imparino a guidare.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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