Ora la Francia rischia di esplodere. La piazza invoca il generale de Villiers

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di Lorenzo Vita.

L’annuncio della moratoria sul prezzo dei carburanti è solo una soluzione temporanea (e irrisoria) rispetto a quanto sta avvenendo in Francia: una vera e propria ribellione contro Emmanuel Macron, che si sta allargando a macchia d’olio in tutti i settori della popolazione. La protesta sul caro-carburanti è stata solo l’inizio. Adesso è chiaro che si è trasformata in una larga manifestazione di dissenso e malcontento contro un sistema di potere e di governo

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La Francia rischia di esplodere. E le immagini di questo fine settimana sono eloquenti. Parigi è diventata il teatro di una guerriglia urbana senza precedenti. La polizia costretta a lanciare i lacrimogeni, barricate nel centro della città date alle fiamme, atti di puro vandalismo in diversi quartieri della metropoli. Centinaia di fermi, arresti e feriti, anche fra gli agenti di polizia. E il resto del Paese è tornato ad assistere ai blocchi stradali che hanno causato anche un morto: il terzo dall’inizio delle proteste dei gilet gialli.

Ma la protesta non si ferma qui. E l’annuncio della moratoria sul prezzo dei carburanti è solo una soluzione temporanea (e irrisoria) rispetto sa quanto sta avvenendo in Francia: una vera e propria ribellione contro Emmanuel Macron, che si sta allargando a macchia d’olio in tutti i settori della popolazione. La protesta sul caro-carburanti è stata solo l’inizio. Adesso è chiaro che si è trasformata in una larga manifestazione di dissenso e malcontento contro un sistema di potere e di governo.

Oggi, nella regione di Parigi, si sono sollevati 188 istituti superiori e si sono registrati nuovi incidenti che hanno coinvolto politica e studenti. A Seine-Saint-Denis, le agitazioni coinvolgono più di venti scuole, mentre in diversi licei sono stati appiccati incendi fuori dalle scuole. Polizia e vigili del fuoco sono dovuti intervenire per sedare non solo il fuoco ma anche le proteste. Ieri, Digione e Lione sono state teatri di scontri tra studenti e le forze dell’ordine. A Tolosa sono decine i licei occupati. E per venerdì è prevista una nuova grande mobilitazione nazionale, questa volta degli studenti.

Mentre Parigi brucia e le città si rivoltano, il resto del Paese inizia a essere colpito dai primi effetti dei blocchi delle arterie stradali e delle proteste dei gilet gialli. Perché se la capitale francese è diventata il teatro degli scontri di piazza, nel resto del Paese, culla della protesta della Francia profonda, la rivolta ha caratteri diversi.

In Bretagna, ad esempio, le stazioni di servizio hanno iniziato i primi razionamenti di carburante. La prefettura di Finistère ha anche imposto delle restrizioni per evitare che le pompe di benzina siano prese d’assalto, obbligando a un tetto massimo di rifornimento. I gilet gialli continuano a bloccare i grandi depositi di carburante di Lorient e Brest. E come spiegano i media francesi, il deposito Total di Vern-sur-Seiche, a pochi chilometri da Rennes, attualmente è l’unico deposito che rifornisce tutta la Bretagna.

Nel resto della Francia, la situazione non è migliore. Le arterie stradali sono tutte interessate da blocchi stradali o da presenza di manifestanti. E c’è chi parla anche di razionamento delle scorte alimentari e di carburante in vista della grande mobilitazione di questo fine settimana.

La protesta inizia a estendersi e prendere vigore nelle campagne. A Limoges, studenti, agricoltori e gilet gialli si sono uniti in un’unica grande manifestazione per chiedere le dimissioni di Macron. I trattori hanno bloccato le sedi di alcune istituzioni in diverse città della provincia. E si registrano circa duemila persone che sono scese in strada per protestare

Una situazione non diversa anche in altre parti della Francia rurale, dove gli agricoltori sono scesi in strada per protestare contro l’aumento delle imposte sui carburanti, che colpiscono direttamente la categoria, ma anche contro le politiche per il settore primario volute da Macron.

E le fiamme della protesta hanno raggiunto anche i dipartimenti d’Oltremare. A Réunion, i gilet gialli continuano il blocco del Grand Port. Una mossa disperata: quello è l’unico punto d’accesso per l’isola ed è vitale per la sua economia. Ma qui, forse anche più che in Francia, la crisi non sembra avere fine. E i cittadini sono costretti a protestare in maniera drastica.

La tensione è altissima. L’Eliseo per ora ha negato il ripristino dello stato d’emergenza come nel periodo della minaccia del terrorismo islamico. Ma la polizia si sente sempre più incapace di gestire la situazione. E sono molti a invocare l’intervento dell’esercito a sostegno delle forze dell’ordine. Soprattutto perché le proteste riguardano tutto il territorio francese e non solo alcune grandi città.

Ma chi invoca i militari non sono solo le forze dell’ordine, anche gli stessi manifestanti. E questo è un dato particolarmente interessante. Christophe Chalençon, uno dei portavoce dei gilet gialli della Vaucluse, ha dichiarato ai microfoni di Europe 1 che il generale de Villiers “ha servito la Francia di sinistra o di destra. Oggi a capo del governo ci vuole un uomo di polso”. Un segnale molto importante sulle idee di alcuni segmenti del movimento. Il generale, capo delle forze armate, diede le dimissioni dal suo incarico dopo che furono annunciato i tagli alla Difesa. “Non mi lascerò fottere così”, dichiarò pubblicamente il generale. E adesso la piazza invoca il suo nome.

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