«Nella Chiesa il sentimentalismo offusca la ragione»

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di Aurelio Porfiri.

«C’è una forte tendenza a esaltare i sentimenti, svalutare la ragione e quindi infantilizzare la fede cattolica. E il linguaggio ecclesiale oggi in voga è più degno della psicoterapia che non del Vangelo». Parla Samuel Gregg, dell’Acton Institute.

«Anche nella Chiesa cattolica il sentimentalismo ha scalzato la ragione». A sostenerlo è il professore Samuel Gregg, direttore della ricerca presso l’Acton Institute e uno dei relatori al convegno che si è tenuto nei giorni scorsi all’Angelicum di Roma su “Libertà, virtù e buona società: il contributo dei domenicani”. Gregg, australiano di nascita e statunitense di adozione, si occupa prevalentememte di economia politica, filosofia morale e diritto naturale, temi su cui ha scritto undici libri, tra cui il recente “Becoming Europe”, sul futuro dell’Unione Europea.

Professor Gree, lei Recentemente ha scritto per The Catholic World Report un interessante articolo sul sentimentalismo oggi dominante nella Chiesa. Può spiegarci di che si tratta?
Voglio dire che sono diffuse nella Chiesa tendenze a esaltare i sentimenti, svalutare la ragione e successivamente infantilizzare la fede cristiana. Lo vediamo nell’uso diffuso del linguaggio nella predicazione e nell’insegnamento di ogni giorno che è più tipico di una psicoterapia che non rispettoso delle parole usate da Cristo e dai suoi Apostoli. Parole come “peccato” svaniscono e vengono sostituite da “dolori”, “rimpianti” o “tristi errori”. È sentimentalismo anche l’accusare continuo di posizioni “offensive” e “giudicanti” coloro che semplicemente offrono difese ragionate di etica medica o sessuale cattolica. La verità, a quanto pare, non dovrebbe essere professata, neanche dolcemente, se può ferire i sentimenti di qualcuno. Se fosse vero questo, Gesù avrebbe dovuto astenersi dal dire alla donna samaritana i fatti sulla sua storia coniugale. È frutto del sentimentalismo anche l’accecamento sulla verità – detta da Cristo stesso – che c’è un luogo chiamato Inferno per coloro che muoiono impenitenti. L’argomento viene evitato, eppure l’Inferno non è un argomento da prendere alla leggera. Eppure si ponga questa domanda: quando è stata l’ultima volta che a messa ha sentito parlare della possibilità che qualcuno di noi possa finire per essere eternamente separato da Dio?

Non di recente…
…Soprattutto, il sentimentalismo si rivela in certe presentazioni di Gesù Cristo, il cui rigido insegnamento ha scioccato i suoi stessi seguaci e che ha rifiutato qualsiasi concessione al peccato. Eppure oggi, nella predicazione che va di moda, ogni volta che Gesù parla di amore viene presentato quasi come fosse un simpatico rabbino liberale. Questo innocuo Gesù non ci sfida mai a trasformare le nostre vite abbracciando la completezza della verità. Invece ricicla frasi fatte come “ognuno ha la sua verità”, “fa tutto ciò che pensi è meglio”, “sii fedele a te stesso”, “abbraccia la tua storia”, “chi sono io per giudicare,” e così via.

Queste espressioni suonano molto familiari.
Il sentimentalismo è quindi un problema serio e porta le persone a dire cose veramente ridicole come “2 volte 2 è uguale a 5”.

Con tutt’altro spirito è stata invece scritta da Giovanni Paolo II l’enciclica Veritatis Splendor, di cui quest’anno celebriamo il 25esimo anniversario. Qual è l’importanza di questo documento?
Penso che Veritatis Splendor sia stata l’enciclica più importante scritta dal tempo della Humanae Vitae, perché ha identificato e spiegato alcuni errori importanti che caratterizzano la teologia morale cattolica; uno di questi era “l’opzione fondamentale” – l’idea che finché hai fatto una scelta fondamentale per Cristo, nulla potrebbe separarti da Lui: questa idea, promossa dal teologo morale tedesco Bernard Haring, contraddiceva l’insegnamento della Chiesa su quei peccati – noi li chiamiamo peccati mortali – che interrompono il nostro rapporto con Cristo finché non li confessiamo. Il secondo errore era il consequenzialismo – l’idea che la moralità di un atto è determinata dall’equilibrio fra effetti buoni e cattivi potenziali derivanti dallo stesso. Questa teoria, associata al teologo morale tedesco Josef Fuchs, contraddiceva l’insegnamento della Chiesa secondo cui alcuni atti sono per loro stessa natura intrinsecamente malvagi e mai da scegliere. Questi due errori erano molto diffusi nella Chiesa, e Veritatis Splendor mostra come essi hanno contraddetto sia la fede cattolica che la ragione stessa. Ma c’è anche un altro aspetto che vale la pena sottolineare.

Prego.
L’altra importanza di Veritatis Splendor è nel modo in cui ha spiegato come la vera libertà sia inseparabile dall’unica capacità umana per la ragione, il libero arbitrio e la conseguente capacità di conoscere e scegliere i beni fondamentali che sono al cuore del prosperare umano. se scegliamo questi beni ed evitiamo il male, ci formiamo nella direzione del vero, del buono e del bello: non siamo più schiavi delle nostre passioni, ma diventiamo totalmente liberi e più vivi.

Fonte: La nuova Bussola Quotidiana

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