Gli Usa via da Siria e Afghanistan

trump

Conoscendo la foga guerrafondaia di Clinton, speravo davvero che Trump avrebbe mantenuto le promesse elettorali (“Basta esportazione della democrazia!”), ma ho sempre dubitato che sarebbe riuscito a farlo. Il deep state aveva in agenda scontri con Iran, Corea del Nord, Siria, Russia…
H. Clinton aveva fatto capire che quella sarebbe stata la sua linea.
Nulla è definitivo, oggi, e nulla è certo, con Trump.

Però i fatti sono fatti: al di là di tante dichiarazioni, per ora gli Usa di Trump non hanno fatto guerre, ma siglato paci (inaudito, se solo si pensa ai disastri del premio Nobel per la Pace Obama); l’Isis è ormai sconfitto; la Corea del Nord sembra avviarsi verso la pace con la Corea del sud, e Trump, contro i generali, spegne il più possibile i constrasti con la Russia e ritira finalmente le truppe da Siria e Afghanistan (dopo 17 anni!).

Di più: il generale Mattis – veterano della I guerra del Golfo, durissimo con la Russia, contrario alle trattative ragionevoli di Obama con l’Iran ecc.- dà le dimissioni, e il Corrierone piange, ricordando che lui sì che era un militare serio: “Nella visione di Mattis la Russia resta il pericolo numero uno per gli Stati Uniti. Mosca va contrastata ovunque” (Giuseppe Sarcina, sul Corriere). Dal canto suo anche Repubblica, con Fubini, sembra piuttosto arrabbiata con il presidente isolazionista che ha rotto con “uno dei poteri forti più legati alla proiezione imperiale degli Stati Uniti” (l’analisi di Fubini, tutta con Mattis e i generali “di destra” americani, avrà anche delle ragioni, ma che Repubblica stia apertamente con la “proiezione imperiale” degli Usa la dice lunga sul perchè appoggiasse a spada tratta la Clinton).
Ora, ribadisco, nulla è certo, Trump è imprevedibile (ed è la sua “pazzia” a permettergli di fare ciò che altri non oserebbero mai) e i suoi avversari interni ancora di più, ma per ora mi sembra non si possa che gioire…
Aggiungo che i timori di Repubblica e Corriere, l’assenza del gendarme Usa nel mondo, mi sembrano superficiali: gli Usa possono fare molto di più per la pace, come nel caso delle Coree, quando collaborano e usano in modo intelligente la loro forza, piuttosto che come hanno fatto negli ultimi 30 anni, epoca in cui sono diventati invisi a metà del mondo con i loro interventi prepotenti e affrettati.

 

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