Come può nascere una nuova crisi

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di Luca Lippi.

La Deutsche Bank è una banca decotta, salvata più volte con i soldi degli istituti europei. E’ la stessa che nel 2011 aveva cominciato a vendere i titoli di stato Italiani. Nonostante tutto è riuscita, col favore dell’ingerenza del governo tedesco, a imporre a tutte le altre banche – comprese quelle italiane, che hanno molti investimenti in titoli di stato del proprio Paese – di deprezzarli in bilancio e di ripianare le perdite potenziali non appena questi titoli perdono di valore in Borsa anche se non li vendono. Devono coprire le perdite e mettere le mani nella tasca come se avessero perso realmente soldi (di fatto raddoppiando la perdita), mentre la Deutsche Bank non deve fare nulla. Questa è una asimmetria piuttosto evidente per essere ignorata

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I gilet gialli, il governo italiano messo in ginocchio sui ceci per i conti in disordine lasciati dai precedenti esecutivi sono poca cosa al confronto dell’ennesimo caso Deutsche Bank. Il gioco della finanza nei destini dei popoli emerge dallo spread francese che non si muove e da quello italiano, in altalena. Tuttavia, la Finanza medesima manipola a vista l’inutile, mentre nell’ombra commette “errori” gravi.

L’attore principale di questa storia, non a lieto fine per tutta la Ue, è la prima banca tedesca. Con una perdita di oltre il 40% dall’inizio dell’anno, l’occhiuto istituto finanziario teutonico mette in imbarazzo anche il suo governo. La conversione da banca commerciale a banca d’investimento, l’ha trasformata, come osservato dal suo stesso economista capo, David Folkerts-Landau, in un vero e proprio hedge found speculativo di tipo anglosassone. Un’operazione che l’ha intossicata irreversibilmente. A tutti i costi bisognava ottenere un rendimento del 25% sul capitale, ha spiegato Landau, “accettando di correre grossi rischi finanziari ed etici”.

Il quartier generale della Db è stato perquisito per un presunto caso di riciclaggio, riguardante 351 milioni di dollari americani di 900 clienti fatti transitare per le Isole Vergini. Se così fosse si tratterebbe di un scandalo in piena regola. E tutto quello che crea un problema in Europainevitabilmente arriva anche da noi. Ciò rischia di offrire la stura a qualche effetto normativo che inevitabilmente penalizzerebbe più le banche italiane, francesi o spagnole che quelle tedesche.

La Deutsche Bank è una banca decotta, salvata più volte con i soldi degli istituti europei. E’ la stessa che nel 2011 aveva cominciato a vendere i titoli di stato Italiani. Nonostante tutto è riuscita, col favore dell’ingerenza del governo tedesco, a imporre a tutte le altre banche – comprese quelle italiane, che hanno molti investimenti in titoli di stato del proprio Paese – di deprezzarli in bilancio e di ripianare le perdite potenziali non appena questi titoli perdono di valore in Borsa anche se non li vendono. Devono coprire le perdite e mettere le mani nella tasca come se avessero perso realmente soldi (di fatto raddoppiando la perdita), mentre la Deutsche Bank non deve fare nulla. Questa è una asimmetria piuttosto evidente per essere ignorata, ma purtroppo si sorvola sulla questione come per troppe altre situazioni vergognose come quella di ignorare la questione del presunto riciclaggio che rischia di innescare una nuova crisi finanziaria globale.

I media talvolta coprono queste asimmetrie, parlando del nulla assoluto ed elevandolo a problema principale. Il rischio che questa strategia provochi il malcontento è elevatissimo (vedi i gilet gialli). C’è troppa differenza tra i tedeschi e tutti gli altri partner europei. Bisognerebbe discuterne non come è stato fatto fino ad ora dal governo a guida Salvini\Di Maio, soprattutto avendo le carte in regola. Andare a Bruxelles e puntare i piedi si può, sottolineare la correttezza nel rispetto delle regole contro la sostanziale ignoranza delle stesse da parte della Germania.

A questo punto è necessario capire se siamo in regola con la Ue oppure chiediamo flessibilità e sforamenti in cambio di complicità. È importante capire se questo è accaduto prima e se c’è il rischio che accada anche con il governo attuale. Il Rapporto annuale della Deutsche Bank del 2017 ha fornito due dati che misurano la potenza del pericolo. Tra il 2016 e il 2017 il settore dei derivati ha accumulato perdite per 124,1 miliardi di euro, mentre il valore nozionale (capitale su cui sono calcolati gli interessi) totale dei derivati è salito da 42,9 a 48,3 trilioni di euro. Di questi quasi il 90% sarebbero derivati over the counter, quelli negoziati fuori dei mercati regolamentati. E’ una mina pronta a esplodere in qualunque momento, ma se poi il problema deve essere il deficit troppo elevato del governo giallo\verde allora va bene tutto e il contrario di tutto. Per Valdis Dombrovskis sono più pericolosi 7/8 miliardi di spesa per il sociale in Italia dei 48,3 trilioni di derivati della Deutsche Bank, con buona pace dei commentatori specializzati in “pagliuzze” per nascondere “travi”.

Fonte: Interris

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