Costantino: un imperatore “miracolato” cambia la storia dell’infanzia.

Tra i tanti episodi miracolosi della storia, quelli che lo storico non riesce a spiegare (il caso di Giovanna d’Arco è uno dei più eclatanti), c’è quello dell’imperatore Romano Costantino (nella foto l’arco di Costantino).

Un uomo su cui si è scritto tanto, su cui, soprattutto, si sono raccontate enormi menzogne al fine di infangarne la memoria. Alcuni lo hanno infatti presentato come un furbo, un uomo senza scrupoli, pronto a convertirsi al cristianesimo per interesse, per allearsi con la Chiesa, a loro dire sempre più potente. In realtà Costantino rappresenta il “paganesimo in cammino“, essendo, in origine, un adoratore non di molte divinità, né di dei inferi, e neppure di oscure e misteriche divinità orientali, ma del Sol Invictus, il deus summus, un dio supero, uno, che porta con sé l’idea di luce, di energia, di trascendenza, di spirito. Questo culto del Sol Invictus era divenuto sempre più importante nell’impero, già dal II secolo, e poi soprattutto coi Severi: una preparazione, insomma, all’idea monoteista, che pian piano si sarebbe affermata.

Nella guerra del 312 contro Massenzio, ancora legato al politesimo pagano, al punto di sventrare delle donne incinte per interrogare gli dei, Costantino invoca il Dio Sole, ed ha la celebre visione in cui nel sole compare la croce monogrammatica di Cristo e la celebre frase : “In hoc signo vinces”. Costantino non diventa, per questo, immediatamente un “buon cristiano”: sappiamo però che decide di far uso di quel simbolo, pur essendo il suo esercito composto in gran parte di pagani. E vince contro Massenzio, le cui forze sono, secondo gli storici, dalle due alle quattro volte superiori. Subito dopo la vittoria Costantino, che pure conosce appena il Dio dei cristiani, dimostra chiaramente di ritenerlo il Dio più forte, quello che gli ha permesso di trionfare: per questo è “il primo Augusto che al momento del suo ingresso a Roma evitò accuratamente di ascendere al Campidoglio: nell’ottica e nella prospettiva dei Romani non solo avrebbe così mancato di rendere grazie a Giove Ottimo Massimo per una sua vittoria, ma non aveva neppure compiuto quelli che nell’età dei Severi lo storico Erodiano chiamava ‘riti prescritti per le entrate imperiali’: quei riti necessari e doverosi che ogni Augusto si affrettava a compiere al momento del suo ingresso. Dopo il 12 ottobre 312 e poi durante i suoi soggiorni successivi Costantino si tenne anche lontano dagli altri templi cittadini di cui ricorrevano le feste, chiarendo ai Romani il suo definitivo abbandono del loro sistema politeistico” (Augusto Fraschetti, La Conversione, Laterza).

Dopo la battaglia contro Massenzio compaiono in breve anche le prime monete con la croce. Ma ciò che più dimostra la conversione di Costantino al cristianesimo non sono questi avvenimenti sbalorditivi, bensì la sua attenzione, incredibile per i tempi, ai fanciulli. Il Dio dei cristiani, infatti, si era fatto bambino, e aveva esaltato l’età dell’infanzia, sino a dire, tra lo scandalo degli apostoli stessi: “se non diventerete come bambini non entrerete mai”. Eppure il mondo antico non ha alcuna attenzione per i fanciulli: a Sparta possono essere gettati nella voragine del Taigeto, a Tebe abbandonati sul Citerone, a Roma chi muore prima di aver cambiato i denti da latte non ha diritto al funerale, e la famiglia non prende il lutto. Di più: quasi dovunque è previsto l’infanticidio, o per i bambini deformi, o per quelli semplicemente segnati da qualche minimo difetto, che diviene “prodigium malum”, segno di cattiva predestinazione. Presso i Romani, ma anche presso i Germani, il neonato è sottoposto all’arbitrio del padre. Se lo solleva da terra, lo ammette nella famiglia, altrimenti il bimbo viene esposto, abbandonato: muore di fame, oppure viene fatto schiavo, oppure ancora evirato per farne un cantore.

Con Costantino, invece, che ha iniziato a credere nel Dio fattosi bambino, e che ciononostante mantiene ancora tante feroci usanze pagane, le cose iniziano a cambiare: nel 315 emana una legge affinché il fisco soccorra i fanciulli abbandonati o di genitori poveri; nel 318 condanna alla pena del parricidio gli infanticidi. Negli stessi anni, limita il ius vendendi ai neonati, favorisce la legittimazione dei figli naturali, obbliga lo Stato ad assumersi la tutela degli orfani e delle vedove; inoltre abolisce la crocifissione, equipara l’uccisione di uno schiavo all’assassinio, vieta le pratiche magiche atte a danneggiare la vita di una persona, e impedisce i sanguinosi giochi gladiatorii…

Tutto in nome di quel Dio che lo aveva fatto trionfare in battaglia, Dio degli eserciti, ma anche Dio-Bambino

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