Comunicato di padre Cavalcoli

In merito al mio articolo sul cambiamento nelPadre Nostro, recentemente pubblicato su questo sito, devo chiedere venia ai Lettori per aver erroneamente comunicato che la CEI, nella nuova formula, ha scelto la particella «nella».  Invece, come ormai sappiamo, ha scelto la particella «alla», che è cosa diversa.

Infatti, «non abbandonarci alla tentazione» assomiglia di più alla vecchia formula «non indurci in tentazione», anche se nel contempo sostituisce il verbo «abbandonare», che esprime – come avevo detto – un concetto diverso da «indurre», benché essi possano collegarsi reciprocamente, come avevo spiegato.

Credo altresì che, benché dovremo accettare il termine «alla» come versione ufficiale della CEI, nessuno ci proibisce di pensare che essa si combini bene con «nella». Infatti, «abbandonare alla» insinua l’idea di una tentazione non ancora avvenuta, con la supplica sottintesa di essere aiutati, sostenuti o liberati nel caso  che essa si presenti. Ma è evidente che imploriamo l’aiuto divino anche per il caso che la tentazione sia già in atto. Il che è espresso dalla particella «nella».

Se mi è permessa una piccola osservazione alla particella «alla», è che mi pare che il verbo abbandonare, in italiano, non regge il dativo, ma l’accusativo. Non si abbandona a qualcosa ma si abbandona qualcosa. E benchè indubbiamente nella fattispecie in esame ci sia il complemento oggetto «noi», tuttavia l’aggiunta del dativo «alla tentazione» non mi pare cosa consona al modo comune di esprimersi in italiano, ma mi sembra una piccola forzatura.

 Tuttavia riconosco che possono esistere espressioni simili, come diciamo, per esempio, «abbandonare al caso o alla sorte o al nemico ».  Invece l’«indurre in» è espressione del tutto usuale, a prescindere dal significato concettuale, che qui adesso non considero. Ma non voglio insistere più di tanto.

Accogliamo con fiducia e intelligenza la decisione  della Chiesa, infallibile interprete delle parole del Signore. Con questo cambiamento essa non ha assolutamente voluto dirci – come qualcuno scioccamente ha pensato – che la formula precedente è «sbagliata». Al contrario, essa resta sempre valida e sacra, benchè in sottordine alla nuova.

Sarebbe pazzo quell’archeologo che, avendo scoperto una statua antica più preziosa di quella che già possedeva, buttasse via questa per tenere quella. Così stiamo attenti anche noi a che, sedotti da uno stolto modernismo, non facciamo  una pazzia del genere, ben più dannosa, in quanto coinvolgente la Parola di Dio, che è principio della nostra eterna salvezza, gettando via, in nome di un falso progresso, il buono che già possediamo, solo perchè abbiamo trovato il meglio che non possedevamo.

Il progresso nella conoscenza della Parola di Dio, infatti, non é come il computer nuovo che sostituiamo al vecchio, ma è la scoperta dell’aspetto per noinuovo di una Parola divina, che non passa ed è in se stessada sempre la stessa.

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