Una opposizione pagana alla Commemorazione dei fedeli defunti

Ormai da alcuni anni sta prendendo piede anche in Italia, in occasione della tradizionale commemorazione liturgica dei Defunti del 2 novembre, una contrapposta cosiddetta «festa di Halloween», che ha tutto il sapore di una beffa sacrilega della pia ricorrenza cristiana.

Questo ritorno di spavaldo paganesimo si spiega con la diminuzione in Italia, come del resto in molti altri paesi un tempo cristiani, del caratteristico atteggiamento di pietà e di rispetto verso i Defunti, a cominciare dai genitori, familiari, parerti ed amici, fino agli antenati di un lontano passato.

Il fenomeno sconcio incontra successo crescente soprattutto nei giovani e ragazzi, persino nei bambini, attirati dalle manifestazioni colorite, bizzarre, buffonesche, spesso brutte, deformi, macabre  e spaventose, tese in vari modi,esplicitiimpliciti, a suscitare orrore o disgusto per le anime dell’al di là o a vederle come tetri o crudeli o ridicoli fantasmi, da quali fuggire o difendersi o a vederle come pura invenzione della fantasia per spaventare o far divertire i bambini.

Queste manifestazioni non hanno alcuna plausibile giustificazione e sono per il cattolico semplicemente da evitare come forma di pratica originariamente e quindi nascostamente magico-supertiziosa apotropaica, traccia di una concezione materialista dell’al di là. Esse non si possono paragonare, come potrebbe sembrare, alle maschere carnevalesche, che di per sè sono del tutto innocenti e solo scherzose.

Esse vorrebbero volgere in ridicolo quel che a tutta prima può spaventare, per dar prova esse stessi e agli altri di forza di carattere. Ma siccome ciò che è deriso e sbeffeggiato sono le anime dei Defunti, soggetti spirituali e personali immortali creati ad immagine di Dio, fossero anche all’inferno, in realtà si dà prova di somma insipienza ed empietà, per cui male fanno quei genitori o adulti, che assecondano divertiti queste sciocche e diseducative esperienze nei loro figli o bambini.

Si tratta di un’evidente presa in giro della concezione cristiana della morte e dell’oltretomba, del destino eterno dell’uomo, della credenza nell’immortalità delle anime e quindi della sopravvivenza nell’al di là delle anime dei defunti.

Bisogna dire che in quest’opera devastatrice e degradante non piccola è la responsabilità di certi pastori e teologi, i quali, nella predicazione e negli scritti, con somma negligenza e tracotanza, per un miserabile successo terreno, non insegnano più o insegnano male le verità di fede concernenti l’escatologia, come il senso cristiano della morte, il sacrificio, l’orrore per il peccato, lo sforzo ascetico, la pietà religiosa, il distacco dal mondo, l’anelito alla santità, il modo di prepararsi alla morte, l’immortalità e salvezza dell’anima e la vita eterna, il giudizio particolare e quello universale, la parusia di Cristo, la fine del mondo e la resurrezione dei morti, il paradiso, l’inferno e il purgatorio, ma un cristianesimo tutto terreno, gaudente, gigione, bamboccione e secolaresco, fatto di accoglienza scriteriata ed indiscriminata degli immigrati, di cura ossessiva dell’ambiente, di faziose polemiche politiche, di celati loschi interessi economici, di sfacciato edonismo sessuale, di supino collettivismo sociale, di astuto arrivismo ecclesiastico, di progressismo modernista, di soggettivismo morale, di ecumenismo sincretista, di pacifismo opportunista, il tutto nella luce dell’egoismo dell’uomo che si sostituisce a Dio.

Il teologo che ha maggiore influsso in questo andazzo ereticale è certamente Karl Rahner [1], che promette a tutti la salvezza, senza peraltro averne un concetto ortodosso, giacchè per Rahner questa salvezza non è una condizione di beatitudine celeste dell’anima separata dal corpo dopo la morte, dopo una vita spesa nell’obbedienza alla legge morale universale ed immutabile, ma è l’esperienza atematica «trascendentale» del Mistero assoluto non dopo la morte, nella morte e grazie alla morte, perché secondo lui nella morte muore tutto l’uomo, anima e corpo, ma nel contempo l’attimo della morte è il momento supremo della libertà dell’uomo, anima e corpo, il quale diventa ineffabilmente uno col Mistero assoluto, che è il compimento ultimo e definitivo della trascendenza dell’uomo come spirito e storia, dopo una vita spesa non ad obbedire a una legge morale universale ed immutabile, che non esiste, ma a decidere liberamente del proprio essere, «plasmando» la propria natura.

Il fatto che manifestazioni oscene e blasfeme si stanno diffondendo in Italia, culla del cristianesimo, vuol dire che siamo giunti al limite di guardia. Quando il cristianesimo non è più oggetto di venerazione, ma di derisione, vuol dire che sono in pericolo la civiltà e la convivenza umana.

Il fenomeno halloween è un forte appello al Papa, ai vescovi e ai teologi a tornare ad occuparsi della loro missione essenziale di annunciatori del Vangelosenza rispetti umani enella sua integralitàe medici delle anime, mettendo da parte interessi e affari mondani che non sono di loro competenza e dove il mondo sa già da sé che cosa deve fare. Temano Dio e non il mondo.

Eresie che toccano temi come il senso della vita e della morte, il fine ultimo dell’uomo, la salvezza eterna, la legge morale, la dignità dell’anima e l’escatologia, mettono in forse le basi stesse del cristianesimo e della Chiesa. Si scuotano i pastori dal torpore, dall’opportunismo, dall’ambizione e dal doppio gioco, respingano il pastoralismo faccendiere e le sirene del modernismo, badino alla vera riforma conciliare e, se non vogliono essere «calpestati dagli uomini» (Mt 5,13), riprendano in mano la loro missione di luce del mondo e di sale della terra.

[1]Cf il mio libro Karl Rahner. Il Concilio tradito, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2009, pp.134-144.

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