Salvini alleato o nemico dei cattolici?

div-7di Antonio Fiori

È possibile, alla luce del cattolicesimo più autentico, esprimere stima per Matteo Salvini?

La politica è l’arte del possibile, mentre la religione (cristiana) è il regno della perfezione.

Dio è naturalmente perfetto e nella sua Rivelazione comunica delle dottrine perfette anzi perfettissime agli uomini: cosa c’è in effetti di più perfetto dei 10 Comandamenti o dei 7 Sacramenti o dei 4 Vangeli? Assolutamente nulla.

Gli uomini tuttavia, chiamati a occuparsi del bene comune della polis (politica) o del bene comune della religione (Chiesa) sono imperfetti e perfettibili, e solo raramente raggiungono quella perfezione che suol chiamarsi santità.

La santità poi può esprimersi sia nel monastero, nella parrocchia e nella cattedrale, che anche nell’agricoltura, nella famiglia, nella società civile e nella politica. Santi politici esistono e vanno costantemente richiamati, proprio per il valore esemplare che debbono avere in un’età contemporanea piuttosto decadente dal punto di vista etico e religioso.

La vita di un san Luigi IX, re di Francia (1214-1270), pur lontana di secoli, può rappresentare senza dubbio un esempio eterno di virtù cristiana in politica e nel servizio alla comunità. Giovanni Paolo II dichiarò san Tommaso Moro (1478-1535) come patrono dei politici e degli uomini di governo. E il fatto che tale attribuzione fu fatta nel XX secolo ci insegna che, al di là del tempo che passa, ci sono delle virtù che non passano affatto e la santità dà luogo a dei modelli che durano secoli e millenni.

Ma molte volte nella storia ci furono degli uomini che, pur non raggiungendo la perfezione delle virtù, ebbero un ruolo importante e senza dubbio positivo, sia per la società civile che per la stessa comunità ecclesiale.

Come può spiegarsi ciò? Non è difficile. L’uomo, oltre alla fede e alla grazia, possiede una natura e una ragione, le quali anche senza la superiore illuminazione divina – in sé stessa importantissima – possono cogliere molte verità e certezze, ed avere una volontà retta, almeno tendenzialmente.

Così, l’imperatore Costantino (272-337) non fu un santo, e commise molti errori e peccati di cui la storia ci dà inequivoca testimonianza. Tuttavia, sia con la convocazione del Concilio di Nicea (325) che con l’Editto di Milano (313) e la previa battaglia di Ponte Milvio (312), diede un nuovo corso, imparagonabilmente migliore, alla storia cristiana d’Italia e d’Europa.

La fine ufficiale delle persecuzioni anticristiane, che produssero milioni di morti innocenti, fu uno di quegli atti che resteranno negli annali della storia della Chiesa fino alla fine del mondo. Ma Costantino, come mostrano molti storici, iniziò ad aprirsi alla fede religiosa e ad offrire terreni importanti per la costruzione della principali basiliche dell’Urbe, la ben note basiliche costantiniane.

Anche nelle leggi, si notò un cambiamento nel senso dell’addolcimento dei costumi e dell’apertura alla mansuetudine insegnata dall’unico Signore, destinato a rimpiazzare definitivamente il pantheon pagano: Gesù di Nazareth. La stessa cosa potrebbe dirsi di figure come Clodoveo, Carlo Magno, Carlo V e altri re e sovrani di epoca moderna e contemporanea.

E Salvini? La pseudo-scomunica del settimanale Famiglia Cristiana, un tempo diffusissimo e raccomandabile, è assurta al livello di simbolo. Ma simbolo di che? Simbolo della confusione abissale in cui si muovono certi ambienti cattolici, e del conformismo isterico che da decenni attanaglia ampi settori della cristianità.

Certo, Salvini non pare un santo. Ma non lo sono neppure Laura Boldrini, Emma Bonino o Giorgio Napolitano, lodati, adulati e messi in prima pagina dal settimanale dei religiosi paolini, fondato da quel grand’uomo che fu don Alberione. Ma allora?

Ebbene, quando si confonde la religione con la politica, e la politica con l’ideologia (nel caso specifico progressista) e l’ideologia con il moralismo, ecco che può accadere che si faccia l’abissale errore di condannare preventivamente un uomo politico perché poco rispondente alle proprie inclinazioni e simpatie. Tutto qui, e non è davvero poco!

Salvini vuole difendere la famiglia tradizionale e proprio per questo ha fatto nominare un ministro cattolico come Lorenzo Fontana al Ministero per la famiglia, il quale a partire da questo criticatissimo governo, si chiama Ministero per la famiglia e le disabilità. L’accento sui disabili non pare affatto spiacevole per noi cattolici, ma alcuni ‘modernisti’ fanno finta, bontà loro, di non accorgersi di certi passaggi storici.

Matteo Salvini, ben diverso da Umberto Bossi, assieme ai suoi alleati di governo, vuole controllare e gestire l’immigrazione, dando la preferenza ai cittadini italiani (nativi) rispetto agli stranieri che si trovano in Italia. Ma anche i presidenti del Burundi o dell’Armenia danno lavoro e diritti di cittadinanza, prima ai connazionali poi, se possibile, a stranieri, profughi o immigrati.

La presenza di milioni di stranieri in Italia ha dato, sta dando e darà molto probabilmente grandi problemi agli italiani: dal punto di vista della coesione sociale, della cultura, della lingua, del lavoro, della casa, della scuola, della religione e della sicurezza. Che fare? Respingerli in blocco?

Il partito di Salvini, con giustizia e senza buonismo (che è l’antitesi della virtù della bontà), vuole anzitutto risolvere i problemi più impellenti dei cittadini italiani: casa, disoccupazione e adeguate sicurezze sociali. Nella misura del possibile il suo governo desidera altresì integrare gli stranieri presenti (come la Chiesa dice di doversi fare), almeno quelli che meritano di essere qui e che lo hanno dimostrato lavorando, pagando le tasse, rispettando la società che li accoglie, senza delinquere o disprezzare l’italianità.

Tutto questo ha a che fare col razzismo e la triste xenofobia? Assolutamente no. C’entra però molto con l’idea di nazione (come direbbe Federico Chabod) e di omogeneità culturale della stessa. Presidiare i confini, così come si chiude la porta di casa, controllare chi entra e chi esce, arrestare i criminali (italiani o stranieri che siano), impedire ai clandestini di fingersi profughi per lucrare diritti a cui non hanno diritto, fa parte della buona politica e come tale va ben al di là della destra e della sinistra (sul punto si veda Stelio Fergola, L’inganno antirazzista. Come il progressismo uccide identità e popoli, Passaggio al Bosco, 2018).

Il mondo cattolico da troppi decenni pare prigioniero di una ideologia malcelata, che alcuni chiamano l’ideologia del dialogo (cf. Roberto Rossi, Gli equivoci del dialogo interreligioso, Casa Editrice Leonardo da Vinci, 2018). In pratica in nome della comune umanità (ed è vero che siamo tutti ugualmente persone) e in nome del fatto che tutte le religioni e le culture hanno qualcosa in comune (il che è ovvio), ecco che si fa una lotta accanita ad ogni frontiera, ad ogni confine etico, dottrinale, politico, etnico o religioso. E si è pronti a sposare ogni compromesso in nome della pace e del buonismo.

Ma senza valori forti e fondamenta solide, la casa della civiltà crolla. E noi vediamo già ampi segni di tracolli futuri. Che Dio quindi, bontà e saggezza per antonomasia, ispiri i nostri politici affinché guidino la società verso il bene, la dignità e la verità.

Fonte: La Luce di Maria 

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