È inutile ascoltare la Botteri

Christine Blasey Ford

  (Christine Blasey Ford)

di Alessandra Nucci

Alla fine diventa chiaro a tutto il mondo, favorevoli e contrari, che il principio per cui la nomina del giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema è diventata una battaglia all’ultimo sangue è il rischio che, cambiando la maggioranza di 5-4 fra i giudici a favore della sinistra, venga rovesciata la sentenza che nel 1973 legalizzò l’aborto.

La giurisprudenza americana ammette il diritto di abortire un bambino durante tutti i nove mesi della gravidanza, non per effetto di una legge del Congresso ma della sentenza Roe vs Wade. Per questo ogni nomina di ogni giudice della Corte Suprema, quando alla Casa Bianca c’è un repubblicano, scatena una battaglia feroce. Si era già visto con il giudice Clarence Thomas, accusato da una donna di averle fatto delle avances mentre era sua dipendente. Ma mai in passato si era arrivati a presentare delle accuse così vaghe, lontane nel tempo e prive di riscontro come nel caso di Kavanaugh.

Nessuno dei testimoni da lei citati ha confermato le accuse della professoressa di psicologia Christine Blasey Ford, e anzi tutti, compresa la sua «amica di vecchia data», hanno esplicitamente escluso di aver mai conosciuto o partecipato a quello da lei raccontato. Dopo di che, anche le sue altre affermazioni sono crollate una dopo l’altra.

Come postumi del trauma subito 36 anni fa aveva citato la paura di salire su un aereo e la claustrofobia che l’aveva costretta a installare una seconda porta di casa. Peccato che la Ford risulti essere una «frequent flyer», avente cioè lo status di una persona che sale sull’aereo tanto spesso da meritarsi dei voli omaggio e peccato anche che si sia fatto avanti il suo fidanzato degli anni 1992-1998 a smentire sia la paura di volare sia la claustrofobia e la seconda porta di casa.

Come prova della veridicità delle sue accuse Christine Ford aveva portato il risultato di un esame della verità con il poligrafo. Peccato che il nome di Brett Kavanaugh in questo test non sia stato nemmeno citato.

A quali domande aveva risposto? A due in tutto, fatte a domicilio dal medico legale che le chiedeva solo di confermare che era vero o no quanto da lei stessa scribacchiato lì per lì (il foglio originale è visibile in internet) su un foglio di quaderno, dove il nome di Kavanaugh non c’è. L’ex-fidanzato ha smentito anche la familiarità che la Ford ha negato di avere con l’esame di poligrafo, avendo ella addirittura addestrato un’amica su come fare per superare il test con successo.

Difficile sapere come tutto questo viene riferito negli altri Paesi, ma alla tv in Italia non ne è stato detto niente. Niente delle testimonianze che hanno contraddetto la Ford, niente del ritardo di settimane con cui la senatrice democratica Diane Feinstein ha tirato fuori la lettera contenente le sue accuse, niente della pubblicazione su Wikipedia degli indirizzi di casa dei senatori repubblicani, effettuata da qualcuno il cui Ip riconduce alle sale del Congresso, niente del fatto che mentre i senatori democratici in commissione continuavano a invocare una indagine dell’Fbi, in realtà la vita di Kavanaugh era già stata passata al setaccio sei volte dall’Fbi, ad ogni nomina a posizioni federali da lui ricoperte durante la sua carriera.

Da Giovanna Botteri alla Rai gli italiani hanno saputo solo che l’accusatrice aveva avuto coraggio ed era provata, e che le donne stavano manifestando ovunque nel Paese.

Le immagini prese da vicino non si potevano tradurre in numeri, ma la dimensione della protesta l’ha attestata la rivista Time secondo cui «mentre le precedenti proteste avevano incluso al massimo qualche centinaio di attiviste dello zoccolo duro, alla manifestazione di giovedì c’erano almeno mille persone».

Mille persone in un Paese di 300 milioni di persone non sono propriamente una dimensione impressionante. Si comprende come mai i politologhi comincino a vedere la vicenda Kavanaugh come una Waterloo del Partito democratico, risollevando le prospettive dei repubblicani rispetto alle prossime elezioni midterm.

Fonte: Italia Oggi

Print Friendly
Be Sociable, Share!
    News dalla rete
    • Se il peccato non è un dato oggettivo, salta la Dottrina sociale

      stanislas-lalanne Dottrina Sociale di Stefano Fontana. Il vescovo francese Stanislas Lalanne ha affermato: “Non posso dire che la pedofilia sia peccato”. Se l’uomo non è più in grado di sapere quando una sua azione è peccato allora vuol dire che anche i peccati sociali ci rimangono oscuri e, con essi, le “strutture di peccato” di cui parlava Giovanni Paolo II nella Sollicitudo rei socialis (1987). Non so quanti vescovi la pensino come monsignor Lalanne. Mi sento di dire solo che un simile modo di vedere le cose è come una pietra tombale sulla Dottrina sociale della Chiesa Leggi il seguito… 

    • Lo spread esiste, il popolo no

      popolo-spread di Marcello Veneziani. Il Corriere della sera, in un editoriale di Angelo Panebianco, è arrivato a sostenere che lo spread è reale, mentre il popolo è un’astrazione, non esiste, se non nella propaganda sovranista. Panebianco rispondeva a una semplificazione demagogica, ma la conclusione a cui portava era questa: il popolo è un’invenzione dei populisti, lo spread, invece, è vero e vivo nel regno della finanza, quindi esiste quasi in natura… Ecco come capovolgere la realtà che ci dice esattamente l’inverso: Leggi il seguito… 

    • Contro l’ideologia che erge a modello un sistema di reati

      mimmo-lucano-sindaco-riace di Centro Studi Livatino. I fatti avrebbero dovuto consigliare prudenza nel commentare la vicenda Riace; soprattutto avrebbero dovuto evitare impropri accostamenti col tema della resistenza alla legge ingiusta. Spiace invece constatare che, oltre a commentatori poco attenti ai fatti, anche magistrati (Magistratura democratica) abbiano strumentalizzato la vicenda per attaccare i Giudici di Locri e la politica dell’Esecutivo in tema di immigrazione Leggi il seguito… 

    • Utero in affitto, si difende il reato, si censura la verità

      manifesto-censurato-contro-utero-affitto di Marco Guerra. La Raggi annuncia la rimozione dei manifesti contro l’utero in affitto di Generazione Famiglia e Pro Vita. In Italia si è liberi di reclamizzare la maternità surrogata, che è reato, mentre viene punita la difesa della verità e del diritto dei bambini a mamma e papà.  Leggi il seguito… 

    Eventi

    Ancora nessun post.