I sexy robot e l’affettività umana

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L’ultima frontiera dei robot, sono i cosiddetti “sexy robot: automi che, nelle intenzioni di chi li progetta, soprattutto nel mondo anglosassone, dovrebbero fare le veci di mogli e fidanzate, “utili a chi è solo o non è in grado di stabilire una relazione“.

In soldoni, si tratta di robot che “migliorerebbero” le “sexy doll”, concepite per “fare sesso”, senza la presenza di una persona in carne e ossa. Ma è possibile davvero sostituire una persona con un robot? Ed è davvero umano il “sesso senza amore“, per usare l’espressione di un cantautore come Antonello Venditti?

Alla prima domanda si è già risposto (nel testo precedente, ndr): i robot non hanno nulla a che vedere con le persone. Sono, per usare un’espressione che racchiude tutto ciò che si è detto, “senz’anima“.

E’ dunque già chiara la risposta alla seconda domanda: il sesso senza amore è di per sè possibile, ma non è umano, nel senso che non corrisponde al vero desiderio dell’uomo, ma solo ad sua volontaria auto-amputazione della natura umana. Infatti l’uomo può anche “fingere” di essere solo un fascio di istinti e di pulsioni cieche; può comportarsi come se fosse solo un corpo disanimato, come una macchina. Ma senza che questo gli permetta di essere felice, di vivere la grandezza della vera relazione tra persone.

Il primo concetto da mettere a fuoco è questo: il corpo è epifania, manifestazione, della persona. Non esiste da solo, di per se stesso. E’ sempre connesso all’anima. In quest’ottica guardare ad una persona come se essa coincidesse con il suo corpo e soltanto con esso significherebbe reificare una persona, ridurre un soggetto ad oggetto.

Esempi di reificazione sono la pornografia, lo stupro, il ricorso alla prostituzione ecc. In tutti questi casi un soggetto concupisce, in un altro soggetto, solo il suo corpo (o addirittura solo una parte di esso), e lo riduce così ad un oggetto di piacere individuale.

Con una conseguenza per lui forse inaspettata, ma logica: che lo stesso piacere che ne ricava, è, non solo effimero, ma anche “avvelenato”. Perchè? Perchè il vero desiderio dell’uomo, se egli è anima e corpo, è amare con entrambi, amare consapevolemente, amare con tutto se stesso, amare nel rispetto della propria e dell’altrui libertà (senza essere schiavo, lui, dell’istinto, l’altra persona della sua forza bruta), e ciò – in caso di “sesso senza amore“-, non avviene.

C’è amore, dunque, quando un tutto, l’uomo come anima e corpo, abbraccia, di un altro tutto, il tutto e non la parte. E lo si chiama amore, e non solo piacere, perchè soddisfa non solo l’istinto corporeo, ma un desiderio più profondo. Perchè realizza un’ aspirazione più grande, vivendo la relazione non come possesso, ma come dono; non come mera gratificazione egoistica, ma come incontro; non con egoismo, ma con altruismo; non con la concupiscenza di chi usa gli altri come fossero intercambiabili, ma con la responsabilità di chi comprende l’unicità di ogni singola persona (“amo te, solo te, proprio te come persona, e cioè non solo in un dato momento, ma fedelmente“).

Vissuta bene la sessualità non è chiusura su di sè, ma apertura; non è pura genitalità, ma affettività; non esita nella violenza, ma rimane nell’amore. Così la natura sponsale del corpo (evidente negli organi genitali), convive armoniosamente con la natura relazionale, sponsale, dell’anima umana.

Nell’atto coniugale, cioè che congiunge, due persone si accolgono e si donano reciprocamente, integralmente, perchè si sono già accolte e riconosciute prima dell’atto corporeo stesso, nella loro mente e nel loro cuore.

I visi si guardano, si parlano e si baciano (il viso è l’ “immagine della soggettività” dell’altro, identifica la sua identità di persona razionale e libera); le braccia spalancate abbracciano: è l’accoglienza del cuore; gli organi genitali si uniscono, generando la vita.

Così l’unione dei due corpi suggella e realizza l’unione spirituale degli sposi, permettendo a sua volta di generare un figlio (perchè l’amore è davvero “creatore”).

Articolo pubblicato su Pro Vita

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