Consigli per fidanzati e sposi

di Roberto Marchesini

E VISSERO FELICI E CONTENTI
Il matrimonio non è finalizzato alla propria soddisfazione personale, ma è altrettanto sbagliato ritenere che debba obbligare a rinunciare ad ogni tipo di gratificazione.

Il Centro Culturale “Amici del Timone” di Staggia Senese ha organizzato per venerdì 3 marzo ore 21.00 un incontro dal titolo “E vissero felici e contenti: consigli per fidanzati e sposi”. Ospite speciale (per la terza volta a Staggia) Roberto Marchesini, psicologo, che opera come consulente, formatore e terapeuta familiare ed è anche collaboratore di varie testate (“Il Timone”, “La Bussola Quotidiana”, “Studi Cattolici”), nonché autore di numerosi saggi sul problema del “gender”.
Il titolo dell’incontro è in realtà anche quello dell’ultimo libro di Marchesini nel quale ha raccolto i suggerimenti che in vari anni ha elargito alle coppie che si sono rivolte a lui, consigli concreti esposti in maniera seria, ma simpatica.
Si va dal superare il problema dei suoceri, che non fanno parte della coppia (sono presenti anche le giustificazioni bibliche) al giusto spazio da lasciare al coniuge, all’evitare i piccoli attriti quotidiani da cui possono sorgere problemi più gravi. Perché se è vero che il matrimonio non è finalizzato alla propria soddisfazione personale, è altrettanto sbagliato ritenere che debba obbligare a rinunciare ad ogni tipo di gratificazione.
C’era davvero bisogno di un’altra conferenza sul tema del matrimonio dopo ben tre incontri con Costanza Miriano a Staggia? Assolutamente sì, perché la conferenza di Roberto Marchesini avrà tre particolarità, che la rendono imperdibile.
La prima è di inscriversi in un percorso di riscoperta del valore della persona prima ancora che della coppia. Poiché il matrimonio è fatto da due soggetti, ovvero da due soggettività. Ed anche se è vero che l’insieme dei due diviene “un’unica carne”, è altrettanto vero che l’individualità non viene mai meno.
Dunque, lo sguardo di Marchesini si rivolge alla consistenza della persona, alla sua autocoscienza, al suo “io”, poiché è dalla soggettività che dipende la cura del legame. Poiché il lamento, la commiserazione, la disperazione che i fidanzati e le fidanzate, i mariti o le mogli vivono di fronte ai limiti altrui, sono il segnale di una concezione di sé inadeguata. Non è poi così vero che è impossibile cambiare. È invece vero che bisogna armarsi di buona volontà e lavorare innanzitutto su se stessi, prima che sugli altri: se uno dei coniugi ha atteggiamenti o comportamenti irritanti o indisponenti in misura tale da mettere a rischio il matrimonio, l’altro può contribuire a cambiare. Non certo chiedendo o pretendendo che il coniuge cambi. Non si può cambiare gli altri: è una pretesa, che genera solo rabbia e frustrazione. Ma possiamo tentare di cambiare noi stessi (cosa tutt’altro che facile), dando così indirettamente all’altro la possibilità di cambiare.
La seconda unicità di Marchesini è la continuità con la psicologia tradizionale della Chiesa. Come ha potuto approfondire in vari suoi libri, Roberto Marchesini coniuga senza fratture il lascito della psicologia cristiana, recuperato sia dal Magistero Pontificio sia dalla filosofia tomista, con la pratica psicoterapeutica. Per questo motivo Marchesini attinge sia alle fonti psicologiche, sia al Vangelo, alla Summa Teologica, ai discorsi dei Pontefici. Tutto serve per leggere il dato di realtà, ossia che in un clima culturale caratterizzato da egoismo ed edonismo, il matrimonio diventa esclusivamente un mezzo di soddisfazione personale, di gratificazione emotiva. Dunque il “nuovo” matrimonio, più che fondato sull’amore, è fondato sull’innamoramento. Ma l’innamoramento è solo una fase transitoria, esclusivamente emotiva, che deve lasciare il posto all’amore, duraturo e che coinvolge anche la ragione e la volontà.
Bisogna allora imparare ad amare. Secondo san Tommaso d’Aquino amare significa voler bene a qualcuno, non volere che qualcuno ci voglia bene; amare vuol dire volere il bene di un altro, non il proprio. Amare, anzi, significa volere più il bene dell’altro che il proprio. In altre parole, significa sacrificare se stessi per il bene dell’altro. Ci si sposa per dare, perdersi. Se ci si sposa per ricevere, inevitabilmente il matrimonio diventerà una “partita doppia”: dare-avere. Altrettanto inevitabilmente verrà il giorno in cui ci si accorgerà di non ricevere quanto si dà, o di non ricevere quanto ci saremmo aspettati nel giorno del nostro matrimonio. In quel momento, il matrimonio basato sulla gratificazione dei propri (legittimi, va pur detto) bisogni affettivi sarà finito.
Il terzo aspetto è la sinteticità. Marchesini è un maestro nella sintesi, un esempio di chiarezza. Nella conferenza a Staggia ha dato nuovi spunti di riflessione ai fidanzati e giovani sposi senza annoiare. La verità non è complicata, perché, di per sé, è lo specchio della natura e niente di ciò che è naturale è complicato. L’amore naturale tra un uomo e una donna è cosa semplice, non richiede chissà quali paraboliche analisi speculative dietro le quali spesso ci si difende.
In conclusione, la conferenza di Marchesini è stata utile per il ragazzino innamorato così come l’adulto “abituato” da anni di matrimonio. Ognuno ha trovato semplici e facili idee che dischiudono una verità chiara ed inconfondibile, valida per qualsiasi tempo e qualsiasi luogo dell’umano, ma che forse oggi siamo chiamati a riscoprire, rivivere e, quindi, testimoniare.
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