Due coniugi e la loro testimonianza sull’Humanae vitae

Pubblichiamo la testimonianza presentata dai coniugi aretini Davide Zanelli e Marina Bicchiega (associazione Casa Betlemme) al congresso internazionale “Humanae vitae: la fecondità di una lettera venuta dal futuro” organizzato dalla Confederazione Italiana dei Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità e dall’European Institute for Family Life Education in collaborazione con il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia (Pontificia Università Lateranense) a Brescia presso il Centro Pastorale Paolo VI nei giorni 14 – 17 giugno 2018. Nel sito della Confederazione (https://www.confederazionemetodinaturali.it/materiale-convegno-brescia/s517fc7ca) è consultabile il testo integrale corredato delle note bibliografiche, insieme agli interventi degli altri relatori provenienti dal mondo scientifico, teologico e pastorale.

MARINA BICCHIEGA

Buongiorno a tutti. E’ un onore dare la nostra piccola testimonianza in questo grande congresso. Spiegheremo perché l’Humanae vitae ci ha cambiato la vita e come stiamo donando la nostra vita a questa enciclica. Ci siamo divisi l’intervento in due parti e inizio io.

Venticinque anni fa ero una giovane biologa. Fidanzata con Davide, conobbi Flora Gualdani. Lei mi introdusse subito nel mondo dei metodi naturali facendomi passare negli anni dalla biologia alla teologia attraverso la bioetica. Grazie a lei maturai la scelta di diventare insegnante del metodo Billings. Dopo di che, le tesi dei miei studi teologici le ho dedicate ad analizzare l’attuazione dell’Humanae vitae.

Vorrei qui raccontare alcune cose importanti che ho imparato insegnando per vent’anni i metodi naturali al fianco di questa ostetrica speciale e osservando il suo stile. Seguendo le raccomandazioni di san Giovanni Paolo II e del cardinale Caffarra, Flora insiste su un punto fondamentale: «bisogna evitare di ridurre l’insegnamento ad una tecnica, che a lungo termine non potrebbe competere con altre tecniche molto più comode e meno esigenti». Ciò che dobbiamo riuscire a trasmettere, sottolinea lei, «è il cuore e l’anima di questo stile di vita. Se con il tecnicismo gli togliamo l’anima, i metodi naturali potranno anche diventare sicuri al 100% ma la gente non sarà interessata e ci saranno sempre meno richieste». L’insegnante ha davanti a sé non soltanto una cartella di registrazione ma una persona, con tutta la sua storia e la sua vita. Sei chiamata ad insegnare a quella donna a camminare con le proprie gambe nel sentiero della sua fertilità, ad accompagnarla ad una consapevolezza che la renderà libera, sicura e autonoma. Ma insieme ai segnali della fertilità hai la responsabilità di insegnarle i significati più profondi. Quando la aiuti a riconoscersi creatura davanti al Creatore, tu accompagni quella persona fino alla soglia del mistero. E quindi la consulenza sugli ormoni, con i suoi follow up, diventa anche un cammino di fede, non soltanto per l’utente ma anche per te insegnante. E se quella persona non ha la fede – dice Flora – gli devi prestare la tua. Perché ti rendi conto che non puoi avere il controllo totale, e arrivi ad un punto in cui, nonostante tutta la scienza, ti devi fidare. Non esiste infatti nessun metodo sicuro al 100%, a dimostrazione che il Signore della vita è soltanto Dio, è Lui che alla fine decide. La coppia raggiunge così il punto di contatto tra i desideri del loro cuore e i piani di Dio, tra l’amore umano e quello divino: e quel limite si chiama mistero. E’ un punto di congiunzione tra scienza e fede, un’esperienza che come consulente è formidabile ma a volte ti fa tremare perché è molto incarnata oltre che delicata.

Quando intraprendono questo cammino che passa dalla castità coniugale (cioè l’astinenza periodica), le coppie vivono quindi una maturazione della loro relazione ottenendo anche una “conversione dello sguardo”. Nell’ottica della fede, infatti, l’arrivo di una gravidanza non lo consideri un errore o il “fallimento di un metodo” ma una volontà del Creatore. E la reazione davanti a quel bambino, conclude Flora, deve essere questa: «benvenuto, non ti aspettavo!». A Casa Betlemme i fatti ci confermano quanto sia vincente quest’impostazione. Continuano ad arrivare utenti dal passaparola tra le coppie. E oggi siamo giunti alla quinta generazione di mogli che hanno maturato qui la scelta di diventare insegnanti dei metodi naturali.

Quando una donna, magari con altri figli da accudire, si trova di fronte ad una gravidanza “inspiegabile” in base alle regole di un metodo, e torna da te non soltanto per continuare ad usarlo ma addirittura ti dice che vuole diventare insegnante dei metodi naturali, allora vuol dire che ha compreso il valore e il significato autentico dell’Humanae vitae. E vi assicuro che per un’insegnante è la soddisfazione più grande.

DAVIDE ZANELLI

Come ha detto mia moglie, l’impatto con l’Humanae vitae ci ha segnato l’esistenza. Abbiamo sperimentato anche noi quella che Sgreccia definisce la «straordinaria forza educativa dei metodi naturali». Io conobbi l’enciclica quasi trent’anni fa, per caso, alla scuola di Casa Betlemme. Era il 18 dicembre 1991. Mi trovai a frequentare una lezione di Flora Gualdani. Seduto in quel salone, venni travolto da quell’incontro come da un tir, che cambiò per sempre la rotta del mio cammino. La competenza scientifica di quell’ostetrica si coniugava con la profondità della fede, nella sua passione c’era la credibilità di una straordinaria vita vissuta, una morale incarnata che diventa balsamo per i cuori. Ero un ragazzo e in quell’impatto venni colpito e affondato. Sono passati tanti anni, ma di quelle parole infuocate io ricordo tre sensazioni precise: era una cosa bella, era una cosa vera, ed era la risposta che stavo cercando. Era esattamente l’annuncio che il mio cuore aspettava da tanto tempo. Lo riconobbi subito: era lo splendore della verità nel tema della sessualità. E nessuno me l’aveva mai fatto vedere. Sapevo che quell’ostetrica mi aveva fatto nascere, come centinaia di altri bambini della mia città. Ma quella sera fu come se lei mi avesse fatto nascere un’altra volta, perché mi spalancò un orizzonte che non conoscevo, cioè mi spiegò la sapienza della Chiesa in materia di amore umano. In quella lezione di Flora ho vissuto ciò che diceva Tertulliano, descrivendo un compito tipicamente ostetrico: «uscendo dal grembo oscuro dell’ignoranza, trasalimmo alla luce della verità» (Apologetico).

L’incontro con l’Humanae vitae tramite Flora, oltre ad affascinarmi completamente, mi mise profondamente in discussione. Mi aprì come fa l’apriscatole con una lattina. E comportò qualche taglio doloroso. Ma da quella potatura ho incontrato la mia sposa e da lì la mia vita è fiorita. Capita che molti prendano le distanze dalla Chiesa non condividendo gli insegnamenti dell’Humanae vitae, e si allontanano infastiditi da questa enciclica scottante. A me invece è successo esattamente il contrario: è proprio quello il capitolo dove sono stato sedotto, e da lì ho cominciato ad apprezzare la saggezza del Magistero, che mi ha instradato in direzione di Gesù e di Maria. Direbbe il profeta Geremia: «Tu mi hai sedotto, Signore, con l’Humanae vitae. E io mi sono lasciato sedurre» (Ger 20,7). In definitiva, io devo alla scuola di Casa Betlemme e all’Humanae vitae la mia famiglia e la mia fede, cioè praticamente tutto quello che ho. La gioia del nostro matrimonio è frutto di questa enciclica. Noi due non siamo persone speciali ma semplicemente fortunate ad aver incontrato nel nostro cammino un luogo speciale di formazione e di evangelizzazione. Perché, come spiegava il cardinale Caffarra, anche su questo tema, «il miracolo dell’evangelizzazione, è l’uomo che ritrova se stesso, incontrando Cristo» (C. Caffarra, I metodi naturali come strumento di evangelizzazione: dove si collocano?, Incontro con l’associazione Metodo Billings dell’Emilia Romagna, 18 gennaio 1998, www.caffarra.it).

La Bibbia ci suggerisce che quando nella tua vita incontri una persona saggia, ti conviene frequentarla e ascoltarla (Sir 6, 36). E questo abbiamo fatto io e Marina, avvicinandoci sempre di più a Flora, camminandole accanto e vivendo un periodo con lei: una specie di noviziato con il desiderio di farci oblati nella sua opera. Cioè dedicare, insieme ad altre coppie di sposi, tutta la nostra esistenza alla missione di Casa Betlemme per diffondere le cose preziose che abbiamo imparato a questa scuola di vita. Siamo un movimento culturale che, nell’attuazione pastorale dell’enciclica, porta avanti ciò che Paolo VI definiva «una nuova e notevolissima forma» di «apostolato tra i focolari» (Humanae vitae n. 26). E’ un apostolato moderno, laico e itinerante dove usiamo lo stile della nostra fondatrice, fatto di totale gratuità, sacrificio personale e letizia francescana. E’ un apostolato specifico su tre materie: alfabetizzazione bioetica, teologia del corpo e procreazione responsabile. Portiamo tra la gente un messaggio di armonia tra scienza e fede, che aiuta la creatura a riconciliarsi con il Creatore, la persona con la sua corporeità, la fede con la morale.

Per far comprendere l’Humanae vitae, aiutiamo le persone a superare pregiudizi e disinformazione. L’immaginario collettivo, in una narrazione caricaturale e deformata, continua infatti a rivolgere sei obiezioni tipiche a quest’enciclica: l’inaffidabilità scientifica dei metodi naturali, la loro impraticabilità-improponibilità a livello globale, il mancato recepimento dell’enciclica (cioè il fallimento e la sua reformabilità), l’assimilazione dei metodi naturali ad una contraccezione ecologica, il legame dell’enciclica ad una vecchia morale sessuofobica, e infine il suo essere impregnata di biologismo.

Anche l’accusa di biologismo si smonta attingendo alla miniera di insegnamenti che ci ha lasciato san Giovanni Paolo II sull’argomento. Lui spiega che, di fronte al meraviglioso disegno della fertilità, non abbiamo a che fare con impersonali leggi biologiche ma siamo davanti alla maestà del Creatore. Per capirlo occorre però recuperare uno “sguardo contemplativo” (Evangelium vitae n. 83). Senza quello sguardo, l’uomo tecnologico perde per strada la metafisica della natura e non sa più cogliere il Logos del nostro corpo, non sa più leggere le “istruzioni per l’uso” scritte da Dio nella Creazione. Seguendo questa pista indicata da san Giovanni Paolo II, ci ho costruito sopra un esperimento di nuova evangelizzazione. E’ un recital acustico per voce e chitarra, intitolato “Dal cielo alla terra”, con cui ho distillato in poesia e canzone tutto ciò che ho imparato in vent’anni di matrimonio cristiano a Casa Betlemme cioè alla scuola dell’Humanae vitae. Ho risposto così ad una sollecitazione del sinodo dei vescovi quando nel 2015 ci invitavano a usare linguaggi nuovi per parlare di certi argomenti (Instrumentum laboris n. 78). L’esperimento funziona e sta producendo frutti splendidi. Abbiamo già fatto ventidue repliche in giro per l’Italia. E’ un omaggio a san Giovanni Paolo II attraverso una catechesi in forma spettacolare e multimediale dove la potenza formidabile del linguaggio artistico aiuta le persone a ritrovare uno sguardo creaturale cioè l’etica dello stupore davanti alla bellezza della natura umana. Accompagnata con il registro estetico nella via pulchritudinis, alla fine della serata la gente capisce che i metodi naturali non sono l’argomento farisaico di fanatici moralisti ma la punta di diamante incastonata in un qualcosa di grandioso che Wojtyla definiva “antropologia adeguata”. Cioè una riflessione che crede nell’educabilità dell’uomo, redento da Cristo. Che vede l’amore umano come abbraccio tridimensionale di un uomo e una donna: carne, spirito e intelletto. Donazione totale ad immagine di quell’amore sacrificale che Gesù vive per la Chiesa, sua Sposa. Aiutiamo così le persone a capire che l’amore umano è fragile ma è fatto per ricevere la Grazia, e che «non è chiamato al comfort ma alla grandezza» (Benedetto XVI).

In questo recital, per divulgare il cuore dell’Humanae vitae, utilizzo l’immagine del sentiero e dell’autostrada: la fecondità, disegnata con la sua ciclicità, è “il sentiero” tracciato da Dio (Mic 4,2) dove è prevista anche la fatica delle salite – cioè i giorni dell’astinenza – mentre la contraccezione è un viadotto, “un’autostrada” che l’uomo ha voluto costruirci sopra, non fidandosi del disegno di Dio (Sal 105). Camminando in questo “sentiero” scopriamo perché il Creatore ci dice «le vostre vie non sono le mie vie» (Is 55,8). E si capisce perché Dio ha voluto metterci anche la salita, quando il mondo invece ci propone discese e scorciatoie. La chiave di tutto sta nel comprendere la logica della “salita”, perché l’amore è sempre un’ascesa. La pedagogia di Dio, cioè, attraverso questa piccola disciplina, vuole maturare il nostro amore, vuole proteggerlo ed elevarlo. Esattamente come nel linguaggio musicale, le pause e i silenzi non sono un errore ma parte integrante dell’armonia: «c’è un tempo per abbracciare ed un tempo per astenersi dagli abbracci» (Qoèlet 3,5). Nel recital, dopo un decalogo coniugale intitolato “i diritti di ogni sposa”, propongo una specie di moderno Cantico delle creature in cui ad un certo punto parlo così della fecondità umana e dei metodi naturali:

[…] Laudato sii, mio Signore, per sorella fertilitate:

così potente cosa, tanto bella et preziosa.

Laudato sii per lo modo in cui Tu l’hai disegnata la porta della vita:

così delicata, sapiente et meravigliosa.

L’hai fatta che si apre e si chiude come un occhio,

come i tempi di una rosa.

L’hai pensata come un sentiero e i suoi segnali, che si alza e si abbassa da sola:

a lasciarci passare, per gustare il piacere senza peccare.

Come un campo di grano l’hai fatta, con un tocco di velluto:

con la stessa identica mano che tutto lo Creato ha intessuto.

Come sono grandi le tue opere, Signore, e quanto profondi i tuoi pensieri! (Sal 92, 6; Sal 139, 17)
Dagli scienziati ti lasci decifrare,

dai poeti e dagli innamorati ti lasci contemplare.

Ogni virgola è al suo posto. Ma lo stolto non vede e non capisce. (Sal 92, 7; 1Cor, 21)

L’uomo moderno, che non sopporta la salita,

per la sua strada larga ha perduto il Tuo timore,

ma essenzialmente ha perduto lo stupore.

Sentendosi evoluto, quante volte il più bello l’ha sciupato:

la creatura che s’ingegna di correggere il Creatore!

E anche a questo preziosissimo particolare gli muove guerra:

per spianare il Tuo sentiero s’è inventato un arsenale.

Ma poca libertà ne ricevette, e al fin per farsi male.

Laudato sii, mio Signore, per questo Tuo sentiero.

Dove ogni sposo impara “l’amore bello” e più vero.

Perch’è l’unica via per l’abbraccio totale e il rispetto intero

a l’opera de lo Creatore e al prossimo tuo che ti dorme accanto:

come un braccio verticale et uno orizzontale,

ci hai nascosto – dentro lo sentiero – il segno d’una croce!

E’ come un segreto e un incanto, ma è lo Tuo stampo, mio Signore.

Ed è un pò di castitate che ci chiedi d’esercitare,

ch’è lo modo per maturare l’amore in virtute et conoscenza.

Mentre lo mondo s’affanna e corre veloce,

lo tuo sentiero va più lento, bon Signore.

E ci parla chiaro anche quando tace:

a indicarci la via della perfetta letizia e della pace.

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