DA ADOTTATA A MADRE

 

Questa non è la recensione a un libro. Non è nemmeno la lettura informata delle problematiche legate

all’adozione, e nemmeno uno scritto per sensibilizzare al tema. Non è rivolto a genitori, o a figli adottivi, o ad operatori del settore. È la breve storia dell’incontro tra me e una professoressa di un mio figlio. Non conoscevo la sua storia. Mai avrei potuto immaginarla. Ma, avevo indirettamente notato che Giusi seguiva i suoi ragazzi con particolare cura, come quando pronunciava correttamente il nome in lingua straniera di uno dei suoi ragazzi.  Tutto qui.

E cosa c’era dietro la sua vita di docente che potesse riguardarmi? Non l’avrei mai potuto scoprire se non che, lo scorso anno, al Banco libri della Festa della nostra scuola, la trovai. Avrebbe firmato le copie del suo libro Amata da sempre. Storia di una figlia adottiva.

Contribuii con entusiasmo alla vendita, ma, soprattutto, con emozione. Tra una interruzione e l’altra, dovuta a veloci colloqui per le dediche, mi accennò, qualcosa della sua vita.

Giusi non fu abbandonata da una madre insensibile o irresponsabile, come pensiamo che accada a tanti bambini nati in condizioni sociali difficili. Fu affidata, da una Madre in pena per lei per il suo futuro, a chi avrebbe potuto occuparsene con amore. Quella Mamma, per questa decisione, soffrì tanto, da subito e per tutta la vita. Giusi le mancava infinitamente.

 

Una luce oltre la siepe

Questa piccola testimonianza è per te e per me; per imparare a vivere meglio ogni incontro con chi non conosciamo. Leggendo il libro, si vede quanto fu amata Giusi dalle Suore, dai Genitori adottivi italiani. Ma, anche quanto fu amata da sconosciuti, come quell’impiegato comunale di un paesino della Colombia, che si adoperò tanto per realizzare il suo sogno di ritrovare la famiglia di origine. Oggi, da suo marito Alberto, che, grazie alla Provvidenza –non guarda caso, ma grazie alla Provvidenza- io conoscevo da tanti anni, senza saperlo. Questo è il miracolo di aver superato da poco i sessant’anni: cominciare a riannodare le fila della vita, apparentemente lontane e, invece, così intrecciate. Ho così riabbracciato Alberto e ho imparato a conoscere Giusi. Attraverso Giusi, l’Associazione Famiglie per l’Accoglienza ora, per me, non è solo un nome, ma una persona.

 

A Bogotá

 

Giusi non lo sa, ma se quella sera del 26 Ottobre 2017, non avesse dovuto presentare il suo libro all’assemblea dell’Associazione, il Prof. Filippetti non sarebbe venuto a Bergamo, -anche lui Genitore adottivo-, e non avrebbe incontrato quindici delle scolaresche del mio Istituto Comprensivo.

 

Dal sito  www.filippetti.eu (qui)

 Il Prof. Filippetti, padre di due giovanotti, quando ci parla della bellezza dell’arte, sembra adottare tutti come suoi figli nel Figlio. Anzi, ho inserito nel libretto di Giusi, come speciale segnalibro, la cartolina pubblicitaria di una prossima mostra su Giotto che il Professore terrà a Tavernola Bergamasca (qui).

 

Nel cuore dell’adozione

Ma, la storia adottiva di Giusi non termina qui. Dopo aver conquistato con fatica quella serenità, possibile solo dopo una vera rielaborazione del proprio vissuto, in un contesto di amore e accettazione vera, con Alberto sempre al suo fianco, Giusi ha voluto adottare due bambini colombiani.

Potremmo dire: la storia si ripete. Direi di no. Preferisco dire … e la storia si sviluppa!

 

Alla fine …

Dolore più dolore non fa automaticamente altro dolore, ma può fare più Amore, più Bellezza, Gioia, Vita.

Quando in Primavera, prima del Banco libri della Festa della nostra scuola, cercai Giusi per dirle che ci saremmo nuovamente incontrati lì, dove anche io avrei presentato un libretto, ma sulle persone separate, divorziate, risposate, fu un nuovo abbraccio tra dimensioni speciali della famiglia, che si riassumono in una semplicissima espressione: generare e vivere Amore in un incontro tra molte vite, molte persone diverse. Così sarà il Paradiso.

Anche Gesù, in fondo, non fu adottato?

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