Governo, vita, famiglia e nuovi scenari: intervista a G. Amato

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L’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita e co-fondatore del Popolo dalla Famiglia, ha pubblicato ieri un lungo articolo sulla Verità, nel quale tracciava un bilancio della situazione socio-politica attuale, alla luce del Governo nato dalle elezioni del 4 marzo, e annunciava le sue dimissioni dal Popolo della Famiglia.

ProVita lo ha contattato telefonicamente per chiedergli un approfondimento.
Avvocato Amato, nel suo articolo si espone affermando che Lorenzo Fontana, Marco Bussetti e Giancarlo Giorgetti, componenti importanti dell’attuale Governo, sono un «baluardo in difesa dei principi non negoziabili». Vita e famiglia sono dunque protette?

In questo momento credo proprio di sì. Ricordo anche che il Ministro Fontana, che segue i Giuristi per la Vita fin dal 2012, ha introdotto diverse mie conferenze in questi anni e siamo anche censurati insieme, a Milano: è un baluardo inossidabile.

Stessa cosa per Bussetti: un tecnico molto bravo, che ha saputo gestire bene la realtà complessa milanese, e che terrà il gender fuori da tutti gli ordini e gradi della scuola italiana.
La situazione politica italiana dal 4 marzo in poi è di certo mutata. Qual è il suo giudizio sulla genesi e sulle prospettive che interessano il nuovo Governo?

La situazione è mutata perché è venuto meno quello che tutti si aspettavano, compreso il sottoscritto: la riedizione del Nazzareno Bis (Pd + FI). Tutta la stampa, anche internazionale, dava per scontato questo scenario. Questo non si è realizzato e i due partiti protagonisti sono ridotti all’irrilevanza politica.

Di contro, si è visto il successo a sud del M5S e la Lega che non solo è avanzata rispetto a Forza Italia, ma che ha anche cambiato impronta rispetto alla linea bossiana e, ora, per quanto riguarda i principi non negoziabili è vicina al popolo del Family Day.

Quindi c’è stato uno tsunami. Personalmente non mi esalta per il M5S, ma è di certo un Governo di tregua dal punto di vista valoriale. Un altro dato importante è che l’agenda dei valori antropologici rischia di essere fuori tema… il dibattito sarà su altri fronti: sicurezza, immigrazione, Europa, Russia… questi saranno i temi caldi.
È dunque la fine della divisione tra “destra” e “sinistra”?

Questi due schemi novecenteschi sono completamente spariti. Lo scontro sarà su altri temi, come dicevo, e qui chi ha una prospettiva di visione cristiana dovrà interrogarsi su come intervenire.

Credo che andremo sempre più verso il bi-partitismo, secondo me anche il bipolarismo è finito.
Arriviamo ora al Popolo della Famiglia, dal quale ha annunciato le sue dimissioni. Senza entrare nel merito del partito, come intende proseguire la sua lotta per la Verità?

Il Popolo della Famiglia ha avuto il merito di certificare che un partito valoriale in questo momento non rispecchia il bisogno del Paese. Penso che ora sia necessario scegliere un’altra via, come quella messa in atto da Comunione e Liberazione negli anni Settanta: non ci si impegna direttamente, ma comunque si incide a livello sociale, culturale e politico. La rete costruita in questi anni può essere all’altezza di questa operazione. E va anche visto come inserirla in un rapporto di ricucitura con il Family Day: va ricomposta la frattura della piazza del Circo Massimo, che è una realtà che può davvero incidere.

La mia idea è di non arrendersi: bisogna ripensare un modo diverso di essere presenza politica ed essere incidenti. Su questo siamo aperti al contributo di tutti, ma ritengo prioritario rientrare nell’alveo del Family Day, che forse – alla luce della nuova situazione di Governo – dovrà anche ripensarsi e, ripartendo dal Circo Massimo, strutturare un’azione adatta a questo tempo.

Teresa Moro

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