Dawn Stefanowicz: fuori dal buio

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E’ stata bambina negli anni Sessanta. Oggi è una donna adulta che non esita a parlare, nonostante susciti ogni volta aspre polemiche. Il suo nome è Dawn Stefanowicz e il libro in cui narra la sua storia è uscito negli Usa, nel 2007, con il titolo Out from Under. In Italia è stato pubblicato sette anni dopo, nel 2014, con titolo: Fuori dal buio. La mia vita con un padre gay.

Dawn racconta la sua vita con un padre perennemente a caccia di avventure sessuali e di giovani fidanzati, con una moglie, fragile e passiva, e con tre figli costretti a vivere in queste condizioni. Il padre, racconta Dawn nel suo libro, spesso portava a casa gli amici e si intratteneva con loro in salotto, incurante dei figli che sentivano tutto – e talvolta vedevano – dal piano di sopra, pieni di vergogna. O si faceva accompagnare da lei, ragazzina confusa e disprezzata, nelle sue missioni di conquista nei locali notturni più equivoci della Florida e della California. Dopo anni di questa vita, la moglie lo lasciò, lui si ammalò di Aids e nel 1991 morì.

Racconta Dawn: “Sono cresciuta in una famiglia omosessuale durante gli anni ’60 e ’70 a Toronto, in contatto con molte persone appartenenti alla sottocultura GLBT (Gay, Lesbiche, Bisessuali, Transessuali), ed esposta a pratiche sessuali esplicite. Sono stata ad alto rischio di esposizione a malattie sessualmente trasmissibili a seguito di molestie sessuali, di comportamenti sessuali ad alto rischio di mio padre, e dei suoi numerosi compagni. Anche quando mio padre si ritrovava in quella che viene definita una relazione monogama, continuava ad andare in giro in cerca di sesso anonimo. Purtroppo quando mio padre era bambino è stato abusato sessualmente e fisicamente da uomini più grandi. A causa di ciò ha vissuto con la depressione, problemi di controllo, esplosioni di rabbia, tendenze suicide e compulsioni sessuali. Ha cercato di soddisfare i suoi legittimi bisogni di affetto e attenzioni paterne con relazioni transitorie e promiscue. Lui e i suoi compagni sono stati esposti a varie malattie sessualmente trasmissibili, in occasione dei loro viaggi in tutto il Nord America. Alcuni ex partners di mio padre hanno abbreviato la loro vita a causa di suicidi, infezioni da HIV o Aids. Anche mio padre, purtroppo, è morto di Aids nel 1991.Le molteplici esperienze personali, professionali e sociali con mio padre non mi hanno insegnato il rispetto per la moralità, l’autorità, il matrimonio e l’amore paterno. Non mi era permesso parlare di mio padre, dei suoi coinquilini uomini, del suo stile di vita e degli incontri in quella sottocultura, la paura delle intimidazioni e minacce di mio padre mi avevano zittita. Finché ho vissuto in quella casa ho dovuto seguire le sue regole. Sì, ho amato mio padre. Tuttavia mi sono sentita abbandonata, trascurata, e non rispettata nei miei bisogni quando mio padre, spesso, se ne andava all’improvviso, per diversi giorni, per stare con i suoi partners. I suoi compagni non sono mai stati veramente interessati a me. Ero indignata per l’incidenza, tra persone dello stesso sesso, di abusi domestici, avances sessuali verso minori e la perdita di partner sessuali, come se le persone fossero solo prodotti da usare.Dall’età di 12 anni, per sopperire alla mancanza d’amore di mio padre, ho iniziato a cercare conforto dai ragazzi. Sin da giovane età sono stata esposta a linguaggio sessualmente esplicito, stili di vita edonistici, varie sottoculture GLBT e luoghi di vacanza gay. Sono stata esposta all’intera gamma di manifestazioni sessuali esistenti, incluso il sesso negli stabilimenti balneari, travestitismo, sodomia, pornografia, nudismo gay, lesbismo, bisessualità, reclutamento di minorenni, voyeurismo, esibizionismo e sadomasochismo. Alcool e droga hanno spesso contribuito ad abbassare le inibizioni nelle relazioni di mio padre. Quando avevo otto anni a mio padre piaceva vestirmi unisex, darmi un aspetto di genere neutro e di una famosa icona del travestitismo. Non ho mai visto il valore delle differenze biologiche complementari del maschile e femminile, né ho mai pensato al matrimonio. Oltre due decenni di esposizione diretta a queste stressanti esperienze mi hanno provocato insicurezza, depressione, pensieri suicidi, paura, ansia, bassa autostima, insonnia e confusione sessuale. La mia coscienza e innocenza sono state gravemente danneggiate. Sono dovuta arrivare fino ai 20 e 30 anni, dopo aver fatto scelte di vita importanti, per riuscire a capire quanto crescere in quest’ambiente mi abbia segnata. La mia guarigione ha incluso l’affrontare la realtà, l’accettare le conseguenze a lungo termine, e offrire il perdono. Riuscite ad immaginare cosa voglia dire essere costretti a tollerare relazioni instabili e diverse pratiche sessuali sin da tenera età e come questo possa aver influenzato il mio sviluppo? La mia identità di genere, il benessere psicologico e le relazioni con i coetanei sono state compromesse. Purtroppo, finché mio padre, i suoi partner sessuali e mia madre non sono morti, non sono stata libera di parlare pubblicamente delle mie esperienze”.
Solo da adulta, a sua volta sposata e madre, aiutata da psichiatri competenti, Dawn è riuscita ad accettare il suo passato fatto di inganni, umiliazioni, privazioni affettive e spesso vera e propria violenza. Oggi ha trasformato la sua infanzia da incubo in una battaglia “per un obiettivo più alto”, come scrive nella premessa al libro: “Quello di mostrare a tutti quanto le strutture parentali e familiari possano incidere negativamente sullo sviluppo dei bambini”. Il vissuto di Dawn, scrive lo psichiatra Gerard van den Aardweg nella Prefazione, è purtroppo sempre più diffuso: “ io stesso ho, purtroppo, avuto modo di riscontrarlo in tanti anni di attività professionale e questo mi porta a mettere in guardia da una nuova, inaudita forma di abuso sui minori, legalizzata e promossa dagli Stati che hanno abbracciato un’ideologia del tutto falsa, per la quale ogni tipo di vissuto e ogni forma di convivenza vengono considerati leciti ed equivalenti”.
Aggiunge Van den Aardweg: “Il grande sforzo internazionale di imporre l’ideologia gay nel mondo diffonde più d’una grossa menzogna per confondere l’opinione pubblica. Una di esse è che la genitorialità gay sia innocua e che, anzi, possa produrre figli più felici ed emotivamente stabili di quanto non facciano la genitorialità tradizionale e la coppia eterosessuale di padre e madre. Si sostiene che ciò sia comprovato da ricerche scientifiche. La verità è ben diversa. Le conclusioni di tutti gli studi meno soggetti a pregiudizi evidenziano negli adolescenti cresciuti da genitori gay problemi emotivi e deformazioni sessuali ben più gravi della media”.

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