Quella voglia degli italiani di cambiare davvero il Paese. E di non essere ancora una volta traditi

salvini_dimaio

di Marcello Foa.

Il messaggio è forte e chiaro: gli italiani non sono disposti a farsi ingannare dalle lusinghe e soprattutto dalla propaganda dall’establishment. Hanno voglia di una vera svolta e sono sempre più attenti alla coerenza dei leader. Non è un caso che il gradimento di Di Maio sia sceso di 6 punti, mentre quello di Salvini continui a salire, fino a superare, per la prima volta, quello del capo del Movimento 5 Stelle. Gli elettori non gradiscono la disinvoltura con cui quest’ultimo si propone sia alla Lega sia al Pd e non amano chi antepone evidenti, incontrollabili ambizioni personali al perseguimento di un disegno più ampio e nell’interesse del Paese

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Qualcosa sta cambiando in Italia e in bene. Mentre fino ad alcuni mesi fa ogni volta che avevo l’opportunità di partecipare a incontri pubblici, percepivo soprattutto rabbia e in certi casi addirittura rassegnazione, ora sento voglia di reagire, di combattere, di sperare. Non che i problemi di fondo siano stati risolti: la lievissima crescita economica ha semplicemente mitigato i problemi, arrestandone la caduta. La disoccupazione resta su livelli inaccettabili, l’imposizione fiscale è proibitiva e recessiva, le preoccupazioni per le pensioni e la tenuta del sistema sociale immutate. L’altro giorno un amico commercialista mi ha detto: nemmeno al Nord si creano più vere aziende. Forse esagerava ma l’Italia di oggi non è certo amica degli imprenditori.

Eppure quelli che non si arrendono sono sempre più numerosi. E sempre più persone vogliono capire il mondo in cui viviamo. Ne ho avuto un riscontro straordinario durante le presentazioni del mio saggio “Gli stregoni della Notizia. Atto secondo” (Guerini editore). A Milano sono arrivate 300 persone, ieri a Roma, con Vladimiro Giacché e Alberto Bagnai, almeno 350 a un incontro organizzato dagli splendidi ragazzi de l’Intellettuale Dissidente  e da Asimmetrie (qui il resoconto di Maria Scopece su Formiche.net). Un successo di pubblico di queste proporzioni ovviamente fa bene all’ego di chi scrive e sentitamente ringrazio.

Ma non è questo il punto. Nello sguardo delle persone che incontro vedo brillare la fiducia e la voglia di impegnarsi in prima persona. Molto probabilmente è la conseguenza del risultato delle elezioni politiche, in cui per la prima volta i partiti alternativi a quelli tradizional –  Il Movimento 5 Stelle, la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia – hanno superato abbondantemente, sommati, il 50% dei consensi. Il messaggio è forte e chiaro: gli italiani non sono disposti a farsi ingannare dalle lusinghe e soprattutto dalla propaganda dall’establishment. Hanno voglia di una vera svolta e sono sempre più attenti alla coerenza dei leader.

Non è un caso che il gradimento di Di Maio sia sceso di 6 punti, mentre quello di Salvini continui a salire, fino a superare, per la prima volta, quello del capo del Movimento 5 Stelle. Gli elettori non gradiscono la disinvoltura con cui quest’ultimo si propone sia alla Lega sia al Pd e non amano chi antepone evidenti, incontrollabili ambizioni personali al perseguimento di un disegno più ampio e nell’interesse del Paese.

Non vogliono essere traditi un’altra volta e in questa fase storica sono attenti soprattutto alla coerenza. Salvini, chiaramente, lo ha capito. Chissà se Luigi Di Maio saprà ascoltare ancora la voce degli italiani, quella voce che giunge limpida e vibrante a chi ha l’umiltà di udirla nelle piazze e negli uditori.

PS I risultati delle elezioni in Molise, giunti nel frattempo, confermano la mia analisi: gli elettori vogliono chiarezza e puniscono chi abbandona la Via. Come, appunto, è capitato a Di Maio, che si è visto sfuggire una vittoria sicura (il governatorato), e che arretra nettamente nel voto di lista.  

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