Un giudizio sull’avventura PDF

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E infine venne il giorno del giudizio. “Stiamo scrivendo la storia”, “a noi la battaglia, a Dio la vittoria”, “Il Popolo della Famiglia o è un’opera di Dio, o è un’opera nostra. Se nostra è destinata a fallire, se è opera di Dio no”. Dopo l’investitura quasi messianica attribuita alla formazione a cui hanno dato vita, o a cui hanno aderito, cos’è rimasto il 5 marzo dell’entusiastica fiducia riposta nel PDF?

Zero deputati, cioè 220.000 mila voti che, stante il sistema elettorale vigente (non certo una sorpresa ignota ai dirigenti del PDF) sono stati elettoralmente irrilevanti. Ora che si dice, siccome non è stato eletto nessuno dei 1000 candidati del PDF, Deus non vult?

O non sarebbe stato più corretto avere il senso delle proporzioni e non mescolare i fanti con i Santi? Quando a inizio 2016 appresi della notizia della fondazione del PDF, ebbi un moto di sgomento. Compresi subito che era stato inflitto un vulnus ad un bene preziosissimo, l’unità d’intenti del popolo che aveva dato vita ai due oceanici Family day.

Compresi che si trattava di un enorme favore fatto al Cesare laicista, divide et impera. Cercai di salvare il salvabile dell’unità incrinata. Auspicai che fosse dato al PDF il tempo necessario per crescere, alle persone che vi si erano impegnate d’imparare un know how, speravo che lo strappo fosse ricucibile e già allora confidavo nella disponibilità a contribuire a qualcosa di più grande del partitino identitario.

Ma oggi solo un cieco può non vedere a cosa esso si è ridotto. L’accusa, talora sottintesa, talora esplicita, era riassumibile in una parola: tradimento. Ma come, hanno obiettato, noi abbiamo fondato un partito che fa della dottrina sociale della Chiesa il suo programma elettorale, che porta in politica ciò che ogni partecipante e simpatizzante del Family day ha auspicato, e voi non ci votate, preferendo a noi formazioni politiche che non hanno la nostra purezza valoriale e programmatica?

Nella formulazione colta ciò si è tradotto in un’accusa di collaborazione al male, nella versione da comizio descamisado, d’immoralità tout court. Vediamo di smontare questo sfoggio d’ignoranza etica. Se in un sottomarino in avaria poggiato sul fondale a -200 metri sono intrappolati 100 marinai e per salvarli dovete scegliere se fornire carburante ad un battello che può raggiungere la profondità, ma capace di accogliere solo 50 marinai intrappolati, o ad un altro mezzo che secondo le vostre informazioni può accogliere tutti i marinai, ma le specifiche indicano non essere testato oltre i 70 metri di profondità, quale decisione prendereste?

Le informazioni potrebbero essere sbagliate, dunque puntando sul secondo mezzo potreste salvare tutti gli uomini, oppure le vostre informazioni sono corrette e dunque affidandovi comunque al secondo battello rinuncereste a salvare 50 uomini. Ecco allora le specifiche del PDF: nelle più recenti elezioni amministrative tra i capoluogo di provincia ha superato il 3% dei suffragi solo a Verona, roccaforte storica del movimento pro-life, in 4 capoluogo la percentuale di suffragi è stata tra lo 0,27% e l’1,25%, negli altri 17 capoluogo non è stato neppure presente.

Il suo leader a Roma ha raccolto appena 7.791 voti, lo 0,6%. Nessun sondaggio prima del voto ha mai accreditato il PDF sopra l’1,1% (spesso non era rilevato, quando vi era una stima era tra lo 0,3 e lo 0,8%). “Io non voto leggendo i sondaggi”, ha scritto qualcuno, disposto ad andare in mare senza consultare le previsioni meteo.

L’oggetto morale del voto non è dare una pagella ai programmi, ma eleggere parlamentari che facciano leggi e contribuire a stabilire il governo del Paese. Al di là delle intenzioni dell’elettore, il voto dato ad una lista che con tutta probabilità non supera il quorum costituisce un danno alle liste valorialmente più vicine e un favore a quelle più lontane, dunque neppure un voto inutile (cosa già di per sé un non bene), ma un voto privo del bene dovuto (privatio boni), dunque un male.

È stato obiettato che si sarebbe potuto rafforzare il battello più capiente, se tutto il Comitato di Gandolfini avesse dato l’appoggio al PDF, allora il 3% sarebbe potuto essere superato. In realtà anche l’elezione di una pattuglia di deputati del PDF non avrebbe garantito affatto la loro determinanza per formare un governo.

Sarebbe dovuto accadere la concomitanza remota di un centrodestra mancante giusto dei voti del PDF per diventare maggioranza. Ma fornire voti al PDF, che ha deciso di rifiutare l’alleanza col centrodestra, avrebbe fatto perdere collegi uninominali in bilico (sono già emersi i primi 4 casi).

Per usare l’immagine del sommergibile, è come se modificando il mezzo più capiente per farlo arrivare a 200 metri, nel frattempo avessimo la certezza che lo scafo in avaria scivoli altri 50 metri più in basso, rendendo inutili i nostri sforzi. L’etica deve rispettare l’epistemologia degli ambiti su cui si esprime; sono le leggi della biologia quando il giudizio è bioetico, sono le leggi elettorali quando la morale esprime giudizi sul voto.

Bisogna fare il 5 stelle cattolico”, mi fu detto da qualcuno su cui non intendo infierire. Se questo era l’obiettivo i voti presi dal PDF non fanno nemmeno una punta delle 5 stelle grilline. “Bisogna fare il partito radicale cattolico”, fu il ripiegamento successivo, talmente insipiente sotto il profilo politico da non considerare il fatto che i radicali non hanno mai omesso di mettere a frutto i loro pochissimi voti tramite patti elettorali che garantissero loro posti e rappresentanza nelle istituzioni. (Ed infatti la Bonino entra in parlamento, Amato no).

Ora siamo alla narrazione del PDF come la Lega nascente. Solo che la Lega non partiva da due manifestazioni oceaniche, ma dai barretti delle valli padane, non aveva emergenze etiche da affrontare e soprattutto non vi è garanzia che vada come per la Lega; Forza Nuova è stata fondata 21 anni fa e oggi continua a prendere lo zero virgola. Quand’è che ho perso la speranza? Devo dire che un primo moto di scetticismo l’ho avuto quando, dopo le pubbliche rassicurazioni sulla solidità dell’iniziativa editoriale della Croce, a metà gennaio 2015, e dopo che a marzo Mario Adinolfi aveva dichiarato che le vendite erano addirittura in crescita, il 18 maggio giunse la notizia che dalla mattina seguente il quotidiano non sarebbe stato più in edicola.

La nostra voce sarà più forte … abbiamo deciso di investire sul web”, fu la dichiarazione del direttore. L’episodio mi fece pensare che era prudente vagliare l’attendibilità di certi proclami. Il ripetersi di episodi incresciosi mi rese chiaro il tentativo di OPA contro il Comitato e compresi che per raggiungerlo non si avrebbe avuto riguardo per i rapporti personali. Il segnale politicamente inequivocabile mi giunse dalla decisione di non allearsi col centrodestra.

Lo interpretai come l’atto che faceva del PDF, al di là delle intenzioni soggettive, ciò che qualcuno sulla rete ha definito la “lista civetta del PD”. Non so quale sarà il cammino futuro di questo partito, non so come il mancato sovvertimento dei sondaggi in cui molti sostenitori confidavano influirà sul loro morale. Avranno tempo e modo per riflettere su ciò che è stato detto loro e su quello che si è avverato. Non so se la doccia gelida dei risultati spingerà il gruppo dirigente del partito ad un bagno di realtà, umiltà e autocritica, o se, come sembrerebbe dalle dichiarazioni a caldo del presidente del PDF, vorrà proseguire la narrazione che avere superato il partito petaloso e avere provato a ridurre il movimento pro-Family a molto meno dell’1% è stato comunque un successo.

Non so se Adinolfi, avendo preso più dello 0,3% emigrerà comunque, o se lavorerà alla futura affermazione del PDF che il suo segretario di partito ha collocato nei secoli, come per le cattedrali (e i dati di questa tornata sembrerebbero dargli ragione). Non so. Quello di cui sono convinto è che non basta volere fare il bene, ma bisogna anche sforzarsi di farlo bene. Massimo Gandolfini non ha escluso che in presenza delle condizioni necessarie, i pro-life e pro-family possano esprimersi attraverso la costruzione di un soggetto partitico; dunque il PDF poteva essere anche una buona idea, ma è stata realizzata nel peggiore dei modi.

La scommessa dichiarata è stata quella di raccogliere “centinaia di migliaia di voti” e sedersi al tavolo delle trattative con una pattuglia di deputati determinanti per la formazione del governo. Scommessa persa. Sarebbero serviti pazienza, dialogo, inclusività, umiltà, doti che purtroppo sono latitate. Nel frattempo il Comitato di Gandolfini, che ha scelto il lavoro umile e nascosto di collaborare col centrodestra, unica area con rappresentanza disponibile ad accogliere le istanze del Family day, porta in parlamento decine e decine di candidati che hanno accolto il manifesto programmatico pro-life e pro-family.

Non fanno le dirette fb, non si fanno chiamare con nomi altisonanti, non irridono, né accusano, ma formano una consistente rappresentanza parlamentare con cui il Comitato ha lavorato e continuerà a lavorare per sostenere politicamente i principi non negoziabili. Il 31 agosto 2017 Adinolfi annunciava di essere al 4,7% nel Lombardo-Veneto e “attorno al 3% al Nazionale”. A poche settimane dal voto scriveva che “al PDF manca solo lo 0,9%”, appropriandosi di tutti gli elettori potenziali e trasformandoli in elettori effettivi.

Alla fine è un desolante 0,66% alla Camera, (fu lo 0,37% la lista pazza contro l’aborto di Ferrara nel 2008 costruita in soli tre mesi, non in due anni). Al poker si può bluffare e abbandonare il tavolo con la vincita, ma le urne rispondono sempre “vedo”.

Una riduzione di questo articolo è apparsa su La verità

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