Sull’inconsistenza politica dei cattolici

costruire

di Silvio Brachetta.

Prima di presentarsi alle elezioni, un partito politico dovrebbe capire che non ha nessuna possibilità, nemmeno remota, di vincere o di riuscire ad ottenere qualcosa, senza un fondamento culturale che lo sostiene.
Non è prudente ignorare la storia. Da Mario Fani al Partito Popolare italiano è passato più di mezzo secolo. Dalla fondazione, cioè, dell’Azione Cattolica (1867) alla fondazione di un partito cattolico ispirato alla dottrina sociale della Chiesa (1919) è passato un fiume di tempo, per la formazione effettiva dell’elettorato cattolico.

Cinquant’anni per ottenere cosa? Per ottenere – alle elezioni del 16 novembre 1919 – un risultato del 20,5% dei voti e di 19 deputati eletti in parlamento nelle fila del Ppi. Un buon inizio, nel bene e nel male, dell’avventura democratico-cristiana in Italia. Per ottenere, però, quel 20,5% ci sono voluti cinquant’anni. Non cinque mesi o cinque anni.
E furono cinquant’anni di formazione, di cultura, di Opera dei congressi, di Comitati cattolici, di nascita della dottrina sociale come disciplina con nome e cognome, di formazione dei sindacati, dei Toniolo, degli Acquaderni, dei Salviati, dei Grosoli.

E oggi? Non ha forse stravinto il Movimento 5 Stelle? Non ha vinto forse un partito senza fondamenta, senza formazione? Errore gravissimo. Il Movimento 5 Stelle ha invece fondamenta solidissime, perché rispecchia esattamente la realtà culturale italiana, costruita dopo cinquant’anni (che combinazione!) dal 1968. Una realtà fatta di ateismo, ribellione, faciloneria. È dunque confermata la regola: niente cultura sotto i piedi, niente storia tormentata alle spalle, niente risultato elettorale.

I cattolici continuano ad illudersi di poter ottenere qualcosa, senza fare i conti con la realtà. Pensano che basti esporre con entusiasmo la propria idea sacrosanta su vita e famiglia per ottenere un risultato, anche piccolo. No, proprio no. Faranno bene, al contrario, a ricominciare un cammino decennale di riformazione di qualcosa che è andato distrutto.

Fonte: Vita Nuova Trieste

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