Siamo sale della terra, non farina…. a proposito dei cattolici in politica

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“Sul piano della militanza politica concreta, occorre notare che il carattere contingente di alcune scelte in materia sociale, il fatto che spesso siano moralmente possibili diverse strategie per realizzare o garantire uno stesso valore sostanziale di fondo, la possibilità di interpretare in maniera diversa alcuni principi basilari della teoria politica, nonché la complessità tecnica di buona parte dei problemi politici, spiegano il fatto che generalmente vi possa essere una pluralità di partiti all’interno dei quali i cattolici possono scegliere di militare per esercitare — particolarmente attraverso la rappresentanza parlamentare — il loro diritto-dovere nella costruzione della vita civile del loro Paese”

Così si esprimeva l’allora Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, Card. Joseph Ratzinger a proposito dell’atteggiamento dei cattolici in politica.

Ebbene si, siamo il sale della terra, non la farina. Il dato di fatto da cui dobbiamo partire è che siamo una nutrita minoranza nel Paese e, proprio come il sale, noi cattolici siamo chiamati a dare sapore al grande “impasto” che è diventata la nostra società liquida post moderna, dove tutto è uguale a niente e il niente assume la categoria di sostanza nelle istanze più profonde della nostra vita, tra cui la politica.

Il dilemma dei cattolici nella vita pubblica sorge con la fine della Democrazia Cristiana, luogo naturale della formazione politica dei quadri di ispirazione cattolica ma già qualcosa scricchiolava in quella grande famiglia, se è bastato tirar su un’inchiesta per porre fine all’esperienza più rilevante del cattolicesimo politico del XX secolo.

Historia magistra est ma occorre avere l’umiltà di rileggerla e analizzarla per riconoscerlo.

Ho seguito con interesse il nascere dell’esperienza del Pdf, soprattutto per la stima che mi lega a Gianfranco Amato, di cui riconosco una vivacissima intelligenza e capacità oratoria; ma c’è qualcosa di limitante in questa esperienza che la rende non immorale ma non attinente alla realtà che ci troviamo di fronte.

Siamo sale, non farina: è un dato di fatto. Non possiamo pensare di amalgamare tutti con l’acqua che fa da collante, la società è profondamente cambiata e abbiamo bisogno di ripartire annunciando e servendo la Verità, cominciando da chi ha l’orecchio sensibile a questo canto fino a chi è stonato e fatica a trovare la nota giusta.

Il partito cattolico di massa non sfonda perché non siamo una massa e Adinolfi lo sa bene perché sa bene, da fine cultore politico, quali fossero i limiti della DC che hanno portato alla sua rovina: pensare di essere eterni perché forti ma noi siamo forti solo se tendiamo all’Eternità, e questo vuol dire capire che prima della attività politica occorre una cultura politica, perché noi cattolici sosteniamo il Bene della persona e della Società e questo è un dato reale, non un’opinione più o meno valida.

È corretto allora contaminare gli altri partiti con questo sale? I partiti forse no ma le persone ascoltano la Verità perché cercarla è iscritto nei loro cuori e incidere nella società vuol dire poter cambiare una mentalità, dare eternità al cuore dell’uomo più che cambiare lo statuto di un partito.

Che futuro ci prospetta lo scenario post elettorale? Un dato positivo su tutti: il prossimo Parlamento avrà molti (e giovani) rappresentanti che hanno accolto le richieste del Comitato Difendiamo i nostri figli e questo è un punto notevole nel cammino di educazione alla cultura cattolica, di cui la politica è uno strumento e non lo scopo. Sono felicissimo che sia entrato in Parlamento Simone Pillon che conosco personalmente e sono certo che saprà salare abbondantemente il Senato.

E già questo è l’inizio, e nell’inizio c’è già tutto, come insegnano i Padri.

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