In Friuli il Pdf di Adinolfi/Amato sposa la linea Gandolfini

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Sine caste, tamen caute, recita il noto motto gesuita; un consiglio che sembra possa tornare utile alla dirigenza del Popolo della Famiglia. A scanso di equivoci tengo a precisare che non intendo fare alcun riferimento alla vita personale di alcuno (chi sono io per giudicare?).

Mi riferisco ad una castità intesa nella sua accezione estesa, etimologicamente riferita al dare ordine e limitata all’ambito comunicativo; di essa stento a rinvenire traccia quando mi capitano sotto gli occhi alcuni post dei vertici del PdF. L’ultimo di questi non sfigurerebbe in un’ideale galleria di “lungimiranze” politiche dove il capolavoro inarrivabile è considerato la dichiarazione del buon Piero Fassino: “Se Grillo vuol fare politica fondi un partito, si presenti alle elezioni e vediamo quanti voti prende”.

La vicenda Casellati

Mario Adinolfi, presidente e uomo forte del PdF, scrive: “Troppo facile dire adesso che avevamo ragione. Ma avevamo ragione”. Ora in questi due anni di vita a capo del PdF il suo presidente ne ha dette talmente tante che statisticamente sarebbe assai improbabile che in qualcosa non ci avesse imbroccato, in fin dei conti, come si dice,

anche l’orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno.

Dopo avere richiamato il profilo contrario al Family Day di Anna Maria Bernini (votata in prima battuta dalla Lega alla presidenza del Senato e così di fatto bruciandone la possibile nomina) svolto dal segretario Amato, per capire su cosa il cofondatore del Partito Democratico e ora leader del PdF sarebbe stato facile profeta, si deve scorrere il testo ed arrivare al punto in cui scrive: “Giorno 1 della legislatura: il centrodestra non esiste più, la Lega rompe con Berlusconi e fa l’alleanza con il M5S, in più l’alleanza la si fa sulla più laicista delle senatrici berlusconiane”.

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Ecco, ora che dopo il giorno uno è arrivato il giorno due e il centrodestra si è ricompattato lasciando al loro posto il laico Romani e la laicista Bernini ed eleggendo Maria Elisabetta Casellati, sostenitrice dell’astensione al tempo del referendum sulla legge 40, contraria all’aborto, alle unioni civili e alle propaggini di compravendita di bambini, chissà se Adinolfi vorrà cedere qualcosa del proprio ego concedendo che portare una figura come quella della Casellati a sedere alla presidenza di palazzo madama in un’assemblea in cui i pro-Family sono comunque una minoranza, è stato un capolavoro politico di Salvini, riconosciuto unanimemente dai commentatori, e di quella più generale strategia di contaminazione di un mondo in larga parte indifferente quando non apertamente ostile, ai principi etici.

Spes ultima dea, ma la ragione e il giudizio di “inesistente aureola della Casellati” porterebbe a disperare. Sì, perché la cifra distintiva della politica sin qui seguita dai vertici del PdF è il double standard: ciò che è un male per gli altri diventa santo quando lo fanno loro.

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Il PDF in Friuli va con Meloni

A Gandolfini, che col comitato del Family Day aveva deciso di appoggiare il centrodestra candidandovi propri membri, è stato dato del “venduto”, ma ora che il PdF del Friuli, il partito che per l’Adinolfi del giorno dopo le amministrative 2017 era “il quarto polo”, rinuncia a presentarsi col proprio simbolo e candida alle regionali del Friuli due suoi esponenti in Fratelli d’Italia, forse i vertici nazionali spacceranno l’operazione come strategica infiltrazione nelle linee nemiche.

Ma FdI non è quel partito che sui profili social i sostenitori PdF stigmatizzavano per le assenze di molti e della stessa Meloni al momento delle votazioni cruciali? Avevi voglia di spiegare che, fatte le dichiarazioni di voto ed espressa la linea contraria del partito, l’esito era scontato e la presenza ininfluente, tale era la supremazia dei voti della sinistra.

No, loro insistevano imperterriti, accusando FdI di assumere sui temi etici una posizione meramente strumentale. Il 19 giugno Adinolfi aveva dettato la linea e FdI era un partito “che propone che le nostre figlie possano fare le prostitute con la Partita Iva e che ha votato a favore del divorzio breve”. Solo rompendo l’alleanza col centrodestra il PdF sarebbe stato “disposto ad ascoltare le sue ragioni, ma fuori da dimensioni coalizionali asfittiche”.

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Dunque botte al partito della Meloni. Ma ora dal Friuli giunge il contrordine, evidentemente c’è contaminazione e contaminazione, quella di Gandolfini e del Comitato fa schifo, quella di Adinolfi e Amato è santificante e più efficace di Salagadula Magicabula Bibidi bobidi bù.

Un contrordine che diventa ancora più eclatante se l’analisi si estende ai nomi. La candidatura del pro-Family della Lega Massimiliano Fedriga alla carica di governatore del Friuli è stata decisa in un vertice dei partiti del centrodestra il 21 marzo. Tuttavia la buona notizia della candidatura tra le file di FdI di due suoi esponenti quali indipendenti era annunciata dal PdF circolo di Trieste il 16 marzo, lo stesso giorno in cui il quotidiano “Il Piccolo” dava la notizia che il candidato unico del centrodestra sarebbe stato il forzista Renzo Tondo che le cronache ricordano autore di un accordo di ferro con Beppino Englaro che consentì l’esecuzione della sentenza del tribunale di Milano determinando la morte della povera ragazza.

Simone Pillon è stato martoriato dal PdF per essersi candidato in un partito che annoverava la Buongiorno, figura che contribuiva a rendere la Lega invotabile. Ma la raccolta firme, le candidature e la campagna a sostegno di un partito in una coalizione che candidava governatore Tondo sono state forse stigmatizzate dai dirigenti del partito degli ottimati etici in quei 5 giorni, prima che il forzista fosse sostituito dal leghista? Il PdF friulano è stato commissariato e le candidature in Fratelli d’Italia ritirate? Niente di tutto questo.

All’indomani delle elezioni ho espresso alcune critiche politiche alle quali Mario Adinolfi ha risposto con la sua proverbiale raffinatezza non andando oltre il dileggio della mia persona. Visti i precedenti, spero che questa volta non mi risponda alla maniera del marchese del Grillo: “Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un c…”. Se però malauguratamente così dovesse essere, non ci si potrebbe stupire se un giorno, a fronte di tale superiorità etica, uno dei suoi 1818 elettori romani lo invocasse come “Er Più”.

alleanzeGià in passato il Pdf si era alleato con FdI e con altri partiti, compreso il PSI

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